“Lissa, l’ultima vittoria della Serenissima” – un libro di Ettore Beggiato

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Grazie alla cortesia dell’Autore, siamo in grado di offrire ai nostri lettori la possibilità di scaricare gratuitamente il libro di Ettore Beggiato: “Lissa, l’ultima vittoria della Serenissima”.

La prefazione è stata scritta da Eva Klotz, mentre la postfazione è di Lorenzo Del Boca.

Siamo certi con questa iniziativa di andare incontro al desiderio di molti appassionati di Storia e di Veneto, che potranno approfondire gli aspetti della battaglia navale svoltasi il 20 luglio 1866.

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Buona lettura!

 

“Musiche, strumenti e canti del mondo popolare bergamasco” – Valter Biella – 27.10.2019

Nell’ambito dell’evento “Il Folklore Insubre” organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Giussano (MB), il Centro Studi Dialogo è stato lieto di presentare la conferenza “Musiche, strumenti e canti del mondo popolare bergamasco” con Valter Biella, liutaio, ricercatore e musicista bergamasco.
Introduzione di Marcel Picamei, musicista e componente dei gruppi “Rosc A Des Cord” e “Kikesuna”.
L’evento si è tenuto a Villa Sartirana, Via Carroccio 2, Giussano, il 27 ottobre 2019 alle ore 17.00

#Veneto – Dal Brasile trofeo “Merito Talian 2019” a Ettore Beggiato

merito talian 2019

Importante riconoscimento per Ettore Beggiato, già assessore regionale ai rapporti con i Veneti nel mondo e cittadino onorario di Serafina Correa, da parte delle Associazioni dei diffusori del talian (veneto-brasilian) riunitesi a Nova Erechim nello stato di Santa Catarina che gli hanno consegnato il trofeo “Merito Talian 2019” come “ricognossimento del rilevante contributo ne la fondassion, promossion e divulgassion del Talian”.

L’associazione è il punto di riferimento di numerosi operatori dell’informazione, in particolare giornalisti radiofonici, che trasmettono quotidianamente in talian dalle emittenti situate soprattutto nei tre stati meridionali del Brasile, Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paranà, ma anche negli stati di San Paolo e di Spirito Santo.  

Sono passati cinque anni dal riconoscimento ufficiale da parte del governo federale brasiliano del talian come “Patrimonio Culturale Immateriale del Brasile”;  prima lingua minoritaria brasiliana che ha ricevuto tale riconoscimento; il talian viene correntemente parlato da milioni di brasiliani.

Il tutto era nato a Serafina Correa (Rio Grande do Sul) quando nel 1988 el talian venne dichiarato lingua ufficiale durante la festa del paese che dura per una settimana; da allora Serafina Correa è diventata la capitale del talian e, soprattutto per opera di Paulo Massolini, medico chirurgo di lontane origini vicentine, si è arrivati al fondamentale riconoscimento del governo federale di Brasilia.

Ma come si può definire “el talian” ?  Gli studiosi definiscono el talian  (o veneto-brasiliano), l’ultima lingua neo-latina conosciuta, singolare koinè su base veneto-centrale nella quale si innestano termini brasiliani; una lingua “viva”, usata quotidianamente sul lavoro o all’università, per scrivere canzoni e poesie, in  teatro, alla radio o alla TV.  Ecco come la descrive Darcy Loss Luzzatto autore di un vocabolario “Brasiliano – Talian” di oltre ottocento pagine:

“I nostri vecii, co i ze rivadi, oriundi de i pi difarenti posti del Nord d’Italia, i se ga portadi adrio no solche la fameia e i pochi trapei che i gaveva de suo, ma anca la soa parlada, le soe abitudini, la soa fede, la so maniera de essar…. Qua, metesti tuti insieme, par farse capir un co l’altro, par forsa ghe ga tocà mescolar su i soi dialeti d’origine e, cossita, pianpian ghe ze nassesto sta nova lengua, pi veneta che altro, parchè i veneti i zera la magioranza, el talian o Veneto brasilian.”

Nel vocabolario troviamo, per esempio,  un termine praticamente intraducibile in italiano, ma che i veneti conoscono benissimo “freschin”: in brasiliano diventa “odor desagradavel” e per spiegarlo meglio l’amico Darcy aggiunge un ” Che bira zela questa? La sa de freschin!” che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni…..

E’ straordinario come i discendenti di quei veneti che partirono nel lontanissimo 1875 (in seguito alle disastrose condizioni nelle quali il Veneto si era venuto a trovare  dopo l’annessione  all’Italia) abbiano conservato un simile patrimonio d lingua, cultura, civiltà; ed è ancora più incredibile se pensiamo che, durante la seconda guerra mondiale il “talian” venne proibito dall’allora dittatore Getullio Vargas.

Il Brasile entrò in guerra a fianco degli alleati e proibì sia l’uso del talian che del tedesco; diversi emigranti finirono in carcere e la loro non fu una sfida politica ma l’impossibilità di parlare un’altra lingua che non fosse il “talian”; ma nonostante questo la lingua dei veneti del Brasile ne è uscita più forte e più viva che mai.

Un altro pericolo per la lingua dei veneti “de là de l’oceano” è costituito da quei docenti che partono dall’Italia con l’obiettivo di portare la lingua italiana “grammaticale” come viene da loro chiamata.

Ecco quanto denunciava  Padre Rovilio Costa, scomparso qualche anno fa, vero e proprio patriarca della cultura taliana in Brasile, in  un messaggio chiaro e senza fronzoli, diretto a chi arriva dall’Italia e dal Veneto:  “Prima de tuto, che i italiani, sia veneti o de altre region, i vegna in Brasil rispetando la nostra cultura taliana, la nostra lengua che la ze el talian, no par imporre el so modo de veder e de far”.

Lascio la conclusione a  Darcy Loss Luzzatto, a una sua poesia che dovrebbe essere diffusa nel nostro Veneto, dove scandalosamente c’è gente che si vergogna di parlare la lingua veneta, soprattutto nelle nostre scuole:

“Com’e bela ‘a nostra lengua, com’è melodiosa. E poetica.  Basta parlada con   

 orgolio  e alegria, mai con paura o co la boca streta e vergognosa.

 E si con onor, con tanto tanto amor e simpatia”.  

Marco Dal Bon

PIOVANO PIETRE…PIOVANO SCARPE…PIOVANO… – di Gianni Sartori

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E’ passato solo un mese dalla brutale uccisione di Havrin Khalaf, co-presidente del partito Futuro della Siria, e già sembra che lei sia stata dimenticata. L’indignazione per questo delitto  riempì le cronache solo per qualche giorno, poi è stata fatalmente oscurata da ulteriori brutalità commesse dalle truppe turco-jihadiste.
Ma chi non potrà dimenticarla è sua madre a cui era pervenuta un’ultima telefonata. Subendo l’estrema violenza di dover ascoltare e comprendere quanto stava accadendo sull’autostrada M4, nei pressi del villaggio di Tirwazi. Qui, tra Suluk e Tall Tamer, il 12 ottobre Havrin era stata catturata dai lanzichenecchi di Ankara e quindi violentata e lapidata.
L’8 novembre la mamma della trentacinquenne assassinata era in prima fila per protestare contro le pattuglie turco-russe che percorrono, rastrellano la regione di Derik e di Girke Lege, nel cantone di Qamishlo. Portava nelle mani alcune pietre e una scarpa della figlia torturata e assassinata.
Ovviamente ha scagliato sia le pietre che la scarpa (in Medio oriente un gesto universalmente inteso come espressione di massimo disprezzo per chi lo subisce; ricordate quelle lanciate contro Bush…?) contro i blindati.
“Sembrava quasi – ha commentato una compagna curda presente – una versione tragica della favola di Cenerentola…”.
Manifestazioni analoghe si sono svolte in altre località del Rojava e a Derik un giovane curdo, Serxwebun Ali, è morto dopo essere stato investito da un blindato delle pattuglie congiunte.
O almeno questo era emerso in un primo momento. E’ invece possibile – come sostengono altre fonti – che i soldati della pattuglia mista abbiano sparato intenzionalmente sulla folla. E stando alle medesime fonti il cadavere di un altro manifestante ucciso dai soldati sarebbe stato portato all’obitorio di Derik.
In precedenza una decina di persone che protestavano contro i pattugliamenti erano rimaste seriamente ferite per il lancio di lacrimogeni non a parabola ma direttamente sulla folla.
Gianni Sartori