#ANNIVERSARI – 23 agosto 1989 – The BALTIC WAY

 

La Via Baltica o Baltic Way (in estone Balti kett, in lettone Baltijas ceļš, in lituano Baltijos kelias), un evento popolare di protesta, tenutosi il 23 agosto 1989 nelle allora Repubbliche Socialiste Sovietiche di Estonia, Lettonia e Lituania, quando approssimativamente due milioni di persone, tenendosi pacificamente per mano, formarono una catena umana lunga circa 600 km passando attraverso Tallinn, Riga e Vilnius, le capitali delle Repubbliche Baltiche.

La manifestazione fu organizzata per attirare l’opinione pubblica mondiale sulle condizioni economiche e politiche delle tre repubbliche baltiche sotto l’occupazione sovietica, in concomitanza col cinquantesimo anno dal Patto Molotov-Ribbentrop. Nel 1989 questi Stati erano l’unico caso, in Europa, ad avere ancora un’occupazione straniera sovietica dalla fine della Seconda guerra mondiale. Questi stati, non di etnia russa ma annessi forzatamente all’Urss nel 1940, erano da sempre desiderosi di ritornare indipendenti.

23/8/1797, nel Montenegro lo struggente addio al Leone di San Marco – di Ettore Beggiato

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Il 12 maggio 1797 cadeva (o meglio, tramontava…) la Serenissima Repubblica Veneta;  nel nome di San Marco ci fu una resistenza notevole all’avanzata dei  giacobini francesi e italiani: dal ponte di Rialto alle Pasque Veronesi, da Salò all’Altopiano dei Sette Comuni, dalla bresciana Valle Sabbia all’Istria.

In altri territori del Serenissimo Commonwealth, invece, la bandiera di San Marco continuò a sventolare per settimane e settimane; nella fedelissima Dalmazia fino a  tutto agosto,  per oltre cento giorni ci furono  “enclaves” dove la Serenissima continuò  a esistere.

Emblematico e commovente il caso di Perasto, nelle Bocche di Cattaro, nella parte meridionale della Dalmazia,  che attualmente fa parte della Repubblica del Montenegro;  solo il 23 agosto 1797 il capitano Giuseppe Viscovich ammainò le insegne del “Serenissimo Veneto Gonfalon” con uno struggente addio che riprongo e che dedico a tutti coloro che  continuano ad ignorare l’attaccamento dei popoli, delle genti, delle terre che si riconoscevano nella bandiera di San Marco:         

 “In sto amaro momento, che lacera el nostr cor, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, al Gonfalon de la Serenissima Republica, ne sia de conforto, o cittadini, che la nostra condotta passata e de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso par nu.

Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tutta l’Europa, che Perasto ha degnamente sostenudo fin a l’ultimo l’onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto atto solenne, e deponendolo bagnà del nostro universal amarissimo pianto. Sfoghemose, cittadini, sfoghemose pur, e in sti nostri ultimi sentimenti coi quali sigilemo la nostra gloriosa carriera corsa sotto al Serenissimo Veneto Governo, rivolgemose verso sta Insegna che lo rappresenta, e su de ela sfoghemo el nostro dolor.

Par trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stae sempre par Ti, o San Marco; e fedelissimi sempre se avemo reputà Ti con nu, nu con Ti; e sempre con Ti sul mar nu semo stai illustri e vittoriosi. Nissun con Ti ne ha visto scampar, nissun con Ti ne ha visto vinti e spaurosi! E se i tempi presenti, infelicissimi par imprevidenza, par dissension, par arbitri illegali, par vizi offendenti la natura e el gius de le genti, non Te avesse tolto da l’Italia, par Ti in perpetuo sarave le nostre sostanze, el nostro sangue, la vita nostra e, piuttosto che vederTe vinto e desonorà dai toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio sotto de Ti! Ma za che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l’onoratissima to tomba, e el più puro e el più grande to elogio le nostre lagreme!”  

E l’autorevolissimo Giuseppe Praga, nella sua “Storia di Dalmazia” sottolinea così il commovente addio:

” Parole che potevano essere trovate soltanto per rendere l’estremo saluto a un genitore, dal quale si erano avute anima e vita”

Ettore Beggiato

#IRELAND – ONORI MILITARI A UN MILITANTE REPUBBLICANO – di Gianni Sartori

Purtroppo per lui portava lo stesso nome del protagonista di Robocop.
Una coincidenza che i malevoli non mancavano di sottolineare. Ma le analogie finivano lì.
Alex Murphy, sessantenne, ex militante dell’IRA, è morto il 15 agosto nella sua casa di Falls Road a Belfast. Venne imprigionato in quanto responsabile dell’uccisione di due soldati inglesi (ma in realtà erano già agonizzanti e senza speranza per il linciaggio subito dagli incazzati abitanti di West Belfast) il 19 marzo 1988.
Un riepilogo. Qualche giorno prima (3 marzo 1988) le Sas (teste di cuoio britanniche) avevano abbattuto tre militanti – disarmati – dell’IRA a Gibilterra: Mairéad Farrel, Danny McCann e Séan Savage.
Quando le bare erano tornate a Belfast, nel cimitero cattolico di Milltown, i funerali venivano attaccati con spari e granate da un miliziano lealista, Michael Stone*. Tre persone erano rimaste uccise e 64 ferite. Le armi – me lo dichiarò Gerry Adams in un’intervista del maggio 1994 – sarebbero state fornite dagli Inglesi, così come le informazioni su quali esponenti repubblicani avrebbero presenziato ai funerali. L’episodio venne ripreso dalle televisioni di tutto il mondo e in quella occasione i media avevano avuto parole di apprezzamento per il coraggio dei giovani che lo avevano inseguito e catturato vivo in quanto agirono disarmati. Ma due giorni dopo, al funerale di una delle tre vittime, un’auto si introdusse – si disse per caso, non intenzionalmente – nel corteo. A bordo c’erano due uomini armati, sotto-ufficiali inglesi in borghese.
Circondati dalla folla che temeva un altro attacco settario, i due militari spararono alcuni colpi di pistola. Vennero aggrediti, disarmati, tolti di peso dall’auto e praticamente linciati. Presi in consegna da alcuni esponenti dell’Ira, furono – pare – interrogati e poi uccisi.
E la gente di West Belfat, la stessa che due giorni prima era stata apprezzata, venne descritta dai media come barbara, assassina, selvaggia. Senza che nessuno facesse lo sforzo di comprendere la situazione psicologica di persone che erano state aggredite a colpi di granate durante un funerale, di una comunità oppressa e assediata che veniva sistematicamente infiltrata e provocata.
Ritenuto uno dei responsabili, Alec Murphy era stato condannato all’ergastolo con un altro repubblicano, Hugh Maguire. In virtù degli accordi del Venerdì Santo, venne liberato nel 1998.
Nei primi anni settanta – ancora sedicenne – era già stato incarcerato e rinchiuso a Long Kesh, in seguito teatro dello sciopero della fame del 1981.
Ai suoi funerali ha presenziato una folla numerosa, ma non sono mancate accese polemiche per il video diffuso successivamente. Vi si vedono infatti alcuni militanti repubblicani incappucciati rendergli gli onori militari sparando colpi in aria davanti al feretro. Per la polizia si tratterebbe di un “atto criminale” e il giorno successivo l’abitazione di Murphy è stata perquisita. Per il momento nessun arresto comunque.
*nota 1. Diventato un simbolo per la comunità lealista, filobritannica (anche perché una delle sue tre vittime risulterà poi essere un militante dell’Ira), Michael Stone, arrestato dalla Ruc (Royal Ulster Constabulary), venne condannato all’ergastolo. Rilasciato nel 2000 per effetto degli Accordi di Belfast, aveva preso posizione in favore del processo di pace. Questa scelta fu la causa – all’inizio del 2002 – del suo esilio volontario dall’Isola. Aveva infatti subito sia minacce che aggressioni fisiche da parte dei suo ex commilitoni dell’UFF, all’epoca ancora contrari agli “Accordi del Venerdì Santo” e fautori di una ripresa del conflitto. Ma poi, presumibilmente, deve averci ripensato. Infatti nel 2006 venne nuovamente arrestato per un progetto di attaccare lo Stormont e – presumibilmente – assassinare Gerry Adams e Martin McGuinness, esponenti del Sinn Fein. Nel gennaio 2019 Stone (64 anni) ha incaricato il suo avvocato di presentare richiesta di appello alla Corte Suprema in quanto i giudici avevano stabilito che non avrebbe potuto accedere alla libertà vigilata prima del 2024.
Chi è veramente Michael Stone? Un “mercenario del crimine” di professione (come è stato definito) – manipolato e strumentalizzato – o un residuato bellico, rottame scomodo e impresentabile della guerra sporca?
Gianni Sartori