LE NUOVE BRIGATE INTERNAZIONALI – di Alberto Schiatti

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«Sono andati incontro alla morte per delle persone che non conoscevano e le cui facce non avevano visto. Sono morti giovani in modo che i bambini possano vivere a lungo … I loro corpi hanno versato sangue in modo che potessimo vivere e ridere! Avevano ricamate sulle loro belle facce storie indimenticabili e se ne sono andati!» (Medya Doz).

 

E’ curioso come in questi ultimi anni moltissimo si sia scritto riguardo ai cosiddetti “foreign fighthers”, come numerosissimi programmi televisivi in tutto il mondo occidentale abbiano dedicato spazio a questi giovani che dall’Europa sono partiti verso la Siria e le zone limitrofe per combattere nelle file dell’ISIS, abbracciando una forma radicale dell’islamismo e mettendola in campo, anche con modalità estreme.

Nulla o quasi è invece apparso sui media nei confronti di altre centinaia di giovani che, da tutto il mondo, si sono recati nelle stesse terre per lottare per la sopravvivenza di un Popolo, quello kurdo, messa in discussione dagli enormi appetiti che riguardano le terre da loro abitate da millenni.

Terre che si sono trovate al centro delle dispute tra Stati, e di interessi geopolitici a livello globale, che coincidono in un solo punto: distruggere il popolo kurdo ed evitare la nascita di una nuova realtà indipendente, appunto il Kurdistan, nella zona oggi divisa tra Irak, Siria e Turchia.

Tornando ai giovani combattenti “internazionalisti” schierati al fianco delle milizie kurde, dobbiamo porci subito una domanda: cosa può spingere dei ragazzi, nati e cresciuti nell’opulento occidente, ad andare a lottare, e spesso a morire, in una terra sconosciuta, al fianco di persone che addirittura parlano una lingua a loro estranea?

Molte saranno le motivazioni individuali, ma sicuramente dietro a questo loro comportamento esiste qualcosa che unisce idealmente i giovani che, in ogni tempo e luogo, si sono messi in gioco e hanno saltato la barricata, scegliendo la strada più difficile, per difendere un valore primario: quello della Libertà.

In questo caso, la libertà di un popolo, combattuto oggi soprattutto dal regime turco, sempre più schierato su una posizione estremista e che utilizza le milizie radical-religiose dell’ISIS per stroncare ogni aspirazione kurda. Con la scusa della lotta al terrorismo, le forze armate turche sottopongono le città kurde a veri e propri atti di guerra, con assedi e bombardamenti aerei, lasciando poi il campo ai loro fedeli (e ben foraggiati) partners islamisti per il “lavoro sporco” sul terreno.

E di fronte a questo, hanno risposto all’appello centinaia di ragazzi e di ragazze, alcuni con esperienza di carattere militare, per difendere queste città e questa gente, martoriata quotidianamente, senza chiedere nulla in cambio, al contrario dei “contractors” spesso elogiati dai media occidentali. Non si contano più gli atti di eroismo (e di martirio … ) con i quali si stanno guadagnando il rispetto dei kurdi, da sempre abituati a lottare per sopravvivere e spesso nello scenario ostile di un territorio accidentato.

Ed è proprio per rompere questo silenzio mediatico che, da difensori della Libertà dei Popoli, intendiamo rendere qui omaggio ai Dean, ai Martin, ai Joshua, ai Joe, ai Jamie, ai Mario e a tutti gli altri che hanno dato la loro vita e a quelli pronti a darla da oggi in poi, nonchè agli altri rinchiusi nelle carceri turche.

Chiunque pensa che ogni popolo abbia il diritto di scegliersi la propria strada e la propria casa comune ha l’obbligo morale di far conoscere al mondo, soprattutto a questo mondo occidentale assonnato e senza ideali, la realtà di questi giovani e inchinarsi di fronte al loro sacrificio, non solo quello estremo, ma anche quello quotidiano, fatto di sofferenze, di aspre battaglie e di polvere.

Sono la fiammella della Libertà, tocca a noi tenerla sempre accesa.

 

Alberto Schiatti

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