SILVAN, CITTA’ MARTIRE DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE KURDA

Prosegue la lotta del Popolo Kurdo per la difesa della propria Terra, una lotta che spesso viene silenziata dai grandi media occidentali. Una lotta che vede i Kurdi impegnati su più fronti e spesso contro “strane” alleanze: dalla città di Silvan, ad esempio, giungono curiose notizie di collaborazioni tra Forze di Sicurezza turche e “individui con lunghe barbe che parlano arabo”, come denuncia nel suo articolo il sempre puntuale Gianni Sartori.

Ma in questi giorni l’impegno Kurdo sta raggiungendo successi insperati: è giunta proprio ieri sera la notizia che l’Esercito Turco ha cessato l’assedio di Silvan, ritirando le proprie forze.

Pubblichiamo l’articolo di Sartori e di seguito il Comunicato giunto proprio dal Kurdistan.

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Un appello: TOGLIERE L’ASSEDIO A SILVAN

(Di Gianni Sartori)

Mentre venerdì 13 novembre molti commentatori, da Adriano Sofri al ministro Gentiloni, elogiavano il ruolo dei Curdi nella liberazione di Shingal (opera soprattutto dei combattenti di PKK e YPG), in territorio sotto amministrazione irachena per quanto ormai autonomo, quasi nessuno si preoccupava della situazione drammatica in cui versa un’altra città curda, Silvan, nella provincia di Diyarbakir, territorio sotto amministrazione turca.
Dalla città assediata è giunto l’appello della popolazione sottoposta dal 2 novembre a insensati e criminali bombardamenti da parte dell’esercito turco, forse coadiuvato da miliziani jihadisti. Sono in particolare i quartieri di Tekel, Mescit e Konak ad essere stati occupati militarmente dai militari e dalle forze speciali di polizia. Alla popolazione non è concesso di lasciare le proprie case nemmeno per le necessità essenziali o per recuperare i feriti e seppellire i morti. Il coprifuoco resta in vigore 24 ore su 24. Mentre le persone si nascondono nelle cantine, i carri armati turchi percorrono le strade sparando. Altri carri armati, dalle alture circostanti, aprono il fuoco contro le abitazionii. Impossibile stabilire quali sia finora il numero delle vittime, tra cui molti sono vecchi, donne, bambini.

Un breve riepilogo: La situazione nel Kurdistan sottoposto all’amministrazione turca
è precipitata negli ultimo tempi dopo che il governo turco ha deciso unilateralmente di abbandonare il processo di pace, un processo grazie al quale per circa due anni quasi nessuno era stato ucciso in scontri tra guerriglieri curdi e forze di polizia o esercito. La campagna elettorale di giugno era stata funestata da almeno170 violenti attacchi contro gli uffici del HDP (Partito Democratico del Popolo). Da segnalare i veri e propri bombardamenti a cui sono stati sottoposti gli uffici di Mersin e di Adana. Alcuni curdi venivano poi uccisi da una bomba lanciata contro la manifestazione conclusiva del HDP a Diyarbakir. Il risultato elettorale, come è noto, aveva reso impossibile la costituzione della maggioranza del partito di Erdogan in Parlamento e da qual momento la violenza è andata via via crescendo con metodi che ricordano la strategia della tensione nell’Italia degli anni sessanta e settanta (Piazza Fontana, Brescia, Italicus…). Una trentina di giovani in missione umanitaria a Kobane venivano assassinati in un attentato a Suruc e il governo turco lanciava poi una serie di aggressioni contro le aree curde che avevano proclamato l’”Autonomia” come forma di protezione per la popolazione. Da parte di esercito e forze speciali veniva proclamato il coprifuoco permanente, mentre dai tetti i soldati sparavano su chi osava mostrarsi nelle strade. In questo modo molti civili hanno perso la vita.

Dal 2 novembre è questa la situazione in cui versa la città di Silvan. Ziya Pir, eletto nelle liste del HDP, ha raccontato di aver cercato di intervenire sulla situazione di Tekel, Mescit e Konak presso un funzionario del Ministero degli interni per sentirsi rispondere che “cancelleremo questi tre quartieri dalla mappa”. Il deputato ha poi dichiarato che “sparano in maniera indiscriminata dappertutto. Soldati, polizia e persone assolutamente non registrate, che posso solo chiamare “cacciatori di teste”, stanno distruggendo gli edifici da cima a fondo con i cannoni. Carri armati sono stati posizionati per controllare queste zone e noi non vi possiamo entrare”.
“Secondo le informazioni che abbiamo dall’interno – ha poi aggiunto – le persone a gruppi di 10-15 si nascondono nelle cantine. Nessuno può uscire perché ci sono cecchini appostati sui tetti. Se vedono anche un’ombra dentro una casa o qualsiasi segno di vita aprono il fuoco. In operazioni precedenti solitamente c’era una interruzione di una o due ore: Adesso si spara 24 ore su 24 senza interruzione”.

Sempre dall’interno di Silvan sono giunte notizie in merito a “uomini con la barba di lingua araba che prendono parte alle operazioni militari”. Operazioni militari, va precisato, rivolte contro la popolazione civile.
Il personale di un ospedale locale ha dichiarato che “alcuni uomini in uniforme da corpi speciali hanno portato funzionari della sicurezza in ospedale per le cure. Questi uomini che hanno barba lunga come gli esponenti di ISIS erano sicuramente stranieri e tra loro parlavano in arabo”. Sulla questione è intervenuto anche il parlamentare del HDP della città di Batman confermando, in una trasmissione televisiva, la presenza di miliziani che molto probabilmente appartengono a ISIS. Notizie analoghe erano già pervenute durante il coprifuoco a cui erano state sottoposte Cizre nel distretto di Sirnak e Nusaybin nel distretto di Mardin. Ovviamente, le aree sottoposte a questa dura repressione sono soprattutto quelle in cui è più forte la presenza elettorale del HDP.
Tutto questo avviene mentre il governo turco ospita una conferenza del G 20 a Antalya (15-16 novembre) ben sapendo che la maggior parte dei governi europei è ben disposta a chiudere entrambi gli occhi sulle violazioni dei diritti umani in cambio di una limitazione del flusso dei profughi.

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COMUNICATO GIUNTO DA SILVAN ( KURDISTAN )

“Dopo 12 giorni, a Silvan è stato revocato il coprifuoco che teneva stretta d’
assedio la città. La decisione è stata presa alle 14.00 di oggi.

Le truppe militari turche e i carri armati si sono ritirati dai quartieri al
12 ° giorno di assedio e repressione contro le zone di autogoverno a Silvan
distretto di Amed.Il ritiro delle truppe turche è stato contrassegnato da un
protesta di massa da parte delle popolazioni che si sono riversate in piazza
scandendo lo slogan “Biji berxwedana Farqînê” [Lunga vita alla resistenza di
Farqîn (Silvan) .

Durante i 12 giorni di coprifuoco,che è stato rimosso oggi,il distretto è
stato teatro di una pesante aggressione della polizia turca e delle forze
militari nei quartieri di Tekel, Konak e a Mescit con tutti i mezzi tecnici
disponibili,che hanno provocato 7 morti.

Solo oggi i soldati ed i carri armati dell’esercito turco si sono ritirati nel
comandi di reggimento della gendarmeria che si trova nel centro del distretto.

“Assassini fuori dal Kurdistan” è “Bijî berxwedana Farqînê” sono gli slogan
cantati da centinaia di persone che si sono radunate nelle strade durante la
ritirata delle forze militari e dei carri armati.Ha colto l’attenzione che i
soldati durante la ritirata hanno puntato le loro armi contro i civili,e che la
polizia ha dato l’annuncio dai veicoli blindati affermando:”Grazie per aver
liberato il distretto dai terroristi” indirizzando le loro lodi ai soldati.

Allo stesso tempo centinaia di persone si sono riversate oggi pomeriggio nei
tra quartieri dopo la rimozione del coprifuoco.Nonostante gli attacchi delle
polizia puntavano a ostacolare e a disperdere la folla,la popolazione si è
organizzata per entrare nei quartieri dopo 12 giorni di repressione militare.

Anche se la polizia ha attaccato con gas lacrimogeno, le persone hanno
continuato ad affollare le strade e i quartieri manifestando contro il blocco.

La violenza dei militari è tale che hanno sparato con armi da fuoco contro un
deputato dell’HDP e la cosindaca di Silvan. Nonostante la revoca del
coprifuoco, coloro che si avvicinano alle barriere della polizia sono comunque
oggetto di duri attacchi.

Le case sono in rovina e le strade devastate dai colpi dell’artiglieria turca,
ma i cittadini di Silvan continuano la propria resistenza e l’aria risuona dei
canti della guerrigliera martire DELILA che proprio di Silvan aveva i natali”

                          


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