LA LOTTA DEI KURDI E’ PER L’UMANITA’ – di Gianni Sartori – (gia’ pubblicato sulla Rivista Etnie)

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Intervista con l’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia (UIKI-Onlus)
(Gianni Sartori)


1) In qualche modo l’apparizione dell’ISIS (a cui la Resistenza curda ha saputo opporsi adeguatamente) è legata ad alcune delle Primavere Arabe (v. Siria, Libia…) sorte intorno al 2010. Quello che venne descritto come un “risorgimento” della società civile ha subito una innegabile involuzione. Una vostra opinione in proposito.

Le Primavere Arabe, in generale, erano rivolte popolari: autentici simboli della ricerca di libertà, democrazia e giustizia dei popoli. I leader di tali movimenti, però, non avevano un obiettivo comune, né un progetto concreto per il futuro. Guardavano a tali rivolte solo come uno strumento per ottenere un cambio di potere. Ciò ha messo in discussione anche l’appoggio popolare: quando il popolo si è reso conto della situazione, si è tirato indietro. Un altro aspetto da considerare è la violenza: quando essa è entrata in gioco, tutto è cambiato, perché sia i regimi dittatoriali che altri stati coinvolti hanno cercato di usarla a proprio favore. I kurdi, al contrario, hanno sempre avuto un progetto: per questo non hanno mai perso l’appoggio popolare.

2) Apparivano invece di maggior incisività (laiche, progressiste, autonome…) le sollevazioni che hanno interessato la Turchia negli ultime due anni e in cui era consistente la presenza dei kurdi. Come valutate le prospettive di tali movimenti (anche tenendo conto dei recenti risultati elettorali)?

Le rivolte in Turchia sono una risposta all’assenza di un sistema democratico. La Turchia ancora sostiene e difende l’omogeneità dello stato-nazione, considerando tutti gli altri gruppi, popoli e credi come nemici. Principalmente l’atteggiamento della Turchia verso i kurdi è caratterizzato dalla tendenza a negare, annientare ed assimilare. Se lo stato turco continuerà a tenere un approccio antidemocratico e militare su ogni questione, tali rivolte continueranno, anche con possibilità di successo. Il progetto dell’HDP rappresenta l’alternativa al regime antidemocratico presente in Turchia. Nelle elezioni del 7 giugno l’HDP ha avuto un grande successo: e crediamo che continuerà a crescere, perché si tratta di un progetto di pace, basato su democrazia, collaborazione, convivenza e diritti delle donne.

3) La Resistenza di Kobane ha sicuramente rappresentato un punto di riferimento estremamente positivo per larga parte dell’opinione pubblica democratica europea. Purtroppo la stessa stampa (e i media in genere) occidentale, che aveva solidarizzato con voi, non sembra scandalizzarsi più di tanto per i recenti raid turchi sui campi profughi e sui villaggi di kurdi (forse perché la Turchia è un membro forte della NATO?). Come giudicate questa ambiguità?

Certo, si tratta di una contraddizione: tale ambiguità è negativa. La NATO ha un ruolo e lo sta giocando. La Turchia utilizza i meccanismi della NATO e dei suoi alleati contro di loro: in tal modo li spinge a rimanere in silenzio, affermando che si tratta di una questione interna, di una guerra contro il terrorismo. In realtà non si tratta di terrorismo, ma di una vera e propria guerra, e tutti dovrebbero muoversi nel rispetto della Convenzione di Ginevra. Stati Uniti e Unione Europea dovrebbero fermare questi comportamenti della Turchia, far sentire la propria voce; anche perché dovrebbero riconoscere che i kurdi sono parte della guerra contro l’ISIS e che tutti gli attacchi contro i kurdi facilitano solo l’avanzata di ISIS. La contraddizione di base è chiara: se ISIS è un nemico comune, perché non viene fermata la Turchia quando attacca proprio quei kurdi che hanno lottato e continuano a lottare contro ISIS?

4) Il processo di Pace avviato due anni fa su indicazione di Ocalan sembra essere naufragato a causa della politica guerrafondaia e sciovinista del governo turco dell’AKP. Da un riesame di questo processo, pensate esista ancora una concreta possibilità di riprendere le trattative tra organizzazioni curde e governo turco per una soluzione politica del conflitto?

Le questioni non si risolvono con la guerra, ma con la democrazia: né il PKK né la Turchia possono risolvere la questione con la guerra, l’unica strada è la pace, il dialogo, l’alleanza. Entrambe le parti sono consapevoli di questo; se si vuol riprendere il processo di pace, esso dovrebbe essere condotto secondo le convenzioni internazionali. Ogni guerra ha anche la sua pace; per costruire la pace c’è bisogno delle due parti. Quindi è necessario un cessato il fuoco bilaterale; per garantire l’imparzialità di questo processo ci dev’essere una terza parte. Durante i negoziati, i rappresentanti sia del PKK che dello stato turco devono avere gli stessi diritti.

5) La Resistenza curda nei territori curdi amministrati dallo stato turco aveva deposto le armi per favorire il processo di Pace ed ora ha reagito agli attacchi dell’esercito turco. E’ solo legittima difesa o si preannuncia una intensificazione della guerriglia?

Nelle ultime dichiarazioni uscite anche sulla stampa, il PKK afferma chiaramente: la Turchia ha cominciato questa guerra e stiamo solo mettendo in pratica il nostro diritto di autodifesa. In precedenza più volte il PKK aveva dichiarato che l’AKP stava utilizzando la tattica della provocazione, per far ricominciare la guerra, e che i kurdi non intendevano cedere alle provocazioni e mantenevano una posizione di autodifesa

6) Cosa vi aspettate dall’Unione Europea che finora sembra alquanto tiepida nei confronti degli attacchi turchi? E dagli USA?

Stati Uniti e Unione Europea dovrebbero comportarsi secondo i propri principi, cioè agire per la democrazia e la stabilità, obbligando la Turchia a sedersi al tavolo della pace. E’ molto importante che il PKK venga rimosso dalla lista delle organizzazioni terroristiche; è la condizione principale per permettere che si facciano passi verso la pace e per risolvere le questioni in maniera veloce. La questione principale in Turchia è la questione kurda; Unione Europea e Stati Uniti dovrebbero sapere che la soluzione della questione kurda è anche un loro interesse; per questo devono forzare la Turchia a cooperare per conseguire la pace.

7) Potreste spiegare in che cosa consiste il progetto di autogestione che interessa un sempre maggio numero di città e villaggi curdi (e non solo)?
I kurdi vogliono che venga riconosciuta la loro volontà, vogliono poter scegliere i propri amministratori e rappresentanti locali, vogliono autogovernarsi; stanno cercando di creare un sistema in cui si possano autogovernare dal basso, rimanendo comunque in contatto con il governo centrale. Danno importanza alla convivenza con gli altri popoli che vivono in Turchia, purché sia riconosciuta e rispettata la loro volontà, dal punto di vista politico, culturale, sociale e legislativo.

8) Un modello di autonomia come quelli del Südtirol e delle Vascongadas potrebbe rappresentare una soluzione per il conflitto tra popolo curdo e stato turco? Per esempio, con la garanzia di poter usare la propria lingua, studiare in curdo, usare la lingua curda anche nei tribunali, autonomia delle amministrazioni locali… E soprattutto, la Turchia è pronta per una tale evoluzione?

I kurdi vogliono l’Autonomia Democratica: vogliono prendere le proprie decisioni nelle loro regioni, non vogliono essere gestiti da Ankara, vogliono gestire direttamente dal basso le questioni che riguardano loro e i loro territori. Questa proposta non vale solo per i kurdi, ma per tutte le città e tutti i popoli della Turchia. Però, per arrivare a questo punto, è necessaria una democratizzazione della Turchia: attraverso una nuova costituzione, che tuteli l’uguaglianza dei diritti e la possibilità di un’amministrazione dal basso.

10) La Turchia sembra essere ben inserita nel gioco della politica energetica. Ha firmato accordi con l’Europa, la Russia, l’Azerbaigian, la Georgia, l’Iraq…in passato anche con l’Iran, praticamente con tutti, se si esclude l’Armenia. Questo quanto influisce nelle scelte politiche e militari dei governi turchi?

Tutta l’energia della Turchia viene dal Kurdistan o arriva in Turchia attraverso il Kurdistan. La Turchia, se accetterà di vivere in pace con i kurdi, avrà un ruolo; per avere il gas, il petrolio e l’acqua dei kurdi è necessaria la pace.

11) A vostro avviso, la concessione della base di Incirlik all’aviazione statunitense potrebbe essere stata una mossa di Ankara per fingere di partecipare alla guerra contro l’ISIS mentre in realtà ha fornito una copertura per riprendere la guerra contro i kurdi?

Si sa che gli Stati Uniti hanno bisogno della Turchia, però non dimentichiamo che la Turchia da anni sostiene i jihadisti, in particolare ISIS, che rappresenta un nemico del mondo intero e degli Stati Uniti. Perciò gli Stati Uniti devono opporsi agli attacchi della Turchia contro i kurdi: in quanto il PKK lotta contro ISIS. Gli Stati Uniti non portano avanti una politica chiara nei confronti dei kurdi; ma se vogliono avere un ruolo in Medio Oriente, avranno bisogno dei kurdi, i cui valori sono: secolarismo, democrazia, convivenza pacifica e libertà delle donne

12) Una valutazione, se possibile, della posizione assunta da Barzani (v. la richiesta ai militanti del PKK di lasciare i territori curdi all’interno dei confini iracheni).

La dichiarazione di Barzani è un grave errore, da parte sua: il PKK è un movimento kurdo, fa parte del Kurdistan, e dire al PKK di uscire dal proprio territorio non è una mossa politica ragionevole, non aiuta a raggiungere una soluzione della questione kurda. I kurdi, al contrario, dovrebbero riunirsi in un Congresso Nazionale, al fine di trovare una strategia condivisa. Quelli che attaccano i kurdi, senza fare distinzioni, attaccano in sostanza ogni movimento e l’intera popolazione.

20 OTTOBRE ……. MILANO PIANGE I SUOI PICCOLI MARTIRI

20 ottobre…. Milano ricorda con commozione le 184 piccole vittime della strage della Scuola di Gorla, rimaste sotto le macerie dopo un pesante bombardamento della città meneghina.

Vittime dell’ennesima avventura bellica italiana, nella quale il pacifico Popolo Lombardo pagò un alto tributo di sangue e danneggiamenti, dopo l’inutile massacro già avvenuto in occasione del primo conflitto mondiale.

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BASTA GUERRE SULLA TERRA LOMBARDA…..ABBIAMO GIA’ PAGATO….

TERRORE DI STATO CONTRO IL POPOLO CURDO – di Gianni Sartori – (gia’ pubblicato sulla Rivista “Etnie”)

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TERRORE DI STATO CONTRO IL POPOLO CURDO
di Gianni Sartori

Come da manuale, la Turchia ha colto l’occasione di partecipare alla guerra contro il terrorismo colpendo duramente non tanto l’ISIS (con cui sembra convivere con reciproca soddisfazione) ma la resistenza e la popolazione civile curde. Come conferma un appello del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) del 18 agosto, lo stato turco, dopo aver bombardato accampamenti e campi profughi, ha ripreso a incendiare i villaggi curdi in territori sotto amministrazione turca.

Nel comunicato del KNK si denuncia che “i villaggi di Kocakoy nei distretti di Lice-Hani a Amed (Diyarbakir) e altri villaggi circostanti sono sottoposti a un pesante bombardamento da parte dell’esercito turco.Molti di questi villaggi stanno attualmente bruciando, con molti feriti e un numero sconosciuto di morti”. Dopo i bombardamenti, i soldati turchi sono entrati nel villaggio di Kocakoy accanendosi contro le abitazioni, sparando e bruciando le case con le famiglie ancora all’interno. Fonti locali hanno riferito che molte persone in queste case sono state uccise e seriamente ferite.
L’esercito turco ha poi costretto con violenza l’evacuazione di questi villaggi.
Lo stesso è accaduto nel villaggio di Şapatan (Altınsu) a Semdinli, distretto di Hakkari. In questo villaggio oltre 10 abitazioni sono state demolite e il fumo sta ancora salendo dalle case, oltre che dalle aree forestali e da altri villaggi circostanti.
Niente di nuovo. Il regime turco si era impegnato in una analoga campagna negli anni ’90 quando aveva incendiato oltre 4000 villaggi curdi e trasformato in sfollati (meglio: profughi interni) 3 milioni di persone.
In un precedente comunicato stampa, il KNK aveva reso noto che l’esercito turco aveva attaccato i distretti di Varto, Semdinli, Farqin, Yuksekova, Nusaybin e Lice, prendendo di mira i civili, bombardando deliberatamente fattorie, aziende e abitazioni causando la morte di molte persone.
Rappresentanti e parlamentari di HDP hanno sottolineato come la Turchia stia agendo sostanzialmente con gli stessi metodi usati dall’ISIS a Kobane: una deliberata politica di distruzione della città.
Va ricordato che l’utilizzo della potenza militare contro i civili è considerato un crimine di guerra. Il bombardamento diretto dei villaggi e l’incendio di case, aziende, fattorie e l’ambiente circostante, è una tattica del terrore utilizzata del regime turco contro civili innocenti.
Con il suo appello il KNK chiede “alla comunità internazionale, alle ONG, alla stampa e alle organizzazioni dei diritti umani, di condannare la sporca guerra che lo stato turco sta impegnando nei confronti dei curdi.I crimini commessi contro i curdi sono violazioni dei diritti umani di cui il regime turco deve essere ritenuto responsabile dagli organi competenti e dalle organizzazioni internazionali”.

E’ evidente che, dopo la conclusione del processo di pace da parte di Erdogan il 24 luglio, è ormai in corso una nuova guerra totale contro i curdi. Da quella data le montagne, i villaggi e la popolazione curdi sono stati quotidianamente sotto attacco e sottoposti a bombardamenti. Per quasi una settimana le forze speciali turche, sostenute dall’esercito, hanno dichiarato lo stato di emergenza nelle città curde applicando una dura repressione e compiendo anche esecuzioni extragiudiziali.
In alcuni distretti (Varto, Semdinli, Farqin, Yuksekova, Nusaybin, Lice…) sono stati presi di mira i civili, bombardati i luoghi di lavoro e incendiate case. Inoltre viene impedita la sepoltura di coloro che sono stati uccisi in questi attacchi e anche le cure ai feriti. Tutte le entrate e le uscite di queste città e province sono chiuse e di fatto sono state isolate dal resto del paese. Mentre le forze di sicurezza terrorizzano la gente, le principali forniture di energia e di acqua di queste città sono state deliberatamente interrotte.
Tra la popolazione curda si va diffondendo il timore di subire altri massacri. Già da ora è confermato che il numero dei morti è molto più elevato di quanto viene riferito dalle fonti ufficiali statali. L’esercito turco ha anche assediato le zone rurali che circondano questi distretti e sta bombardando pesantemente nei villaggi.
La principale ragione di questi attacchi e di queste uccisioni extragiudiziali di civili, secondo il Congresso Nazionale del Kurdistan “sta nel fatto che il presidente turco Erdogan ha dato poteri illimitati alle forze di sicurezza. Questo è un altro segno dell’ostilità dell’AKP nei confronti del popolo curdo. Attaccando il popolo curdo, il governo turco e il presidente Erdogan stanno moralmente e concretamente sostenendo ISIS”. E il KNK conclude il suo messaggio con un appello:

• Chiediamo all’opinione pubblica internazionale di opporsi a questa guerra condotta dal presidente turco Erdogan.
• Chiediamo all’UE e agli stati membri, agli USA e all’ONU di rompere il loro silenzio sulla minaccia di massacro contro i curdi in Turchia.
• Chiediamo ai media internazionali di interessarsi della questione che una rilevanza significativa nella lotta contro ISIS nella regione.
Congresso Nazionale del Kurdistan- KNK

Va segnalata anche la recente dichiarazione della Co-Presidenza del Consiglio Esecutivo della KCK (Unione delle Comunità del Kurdistan) sui recenti sviluppi nel Kurdistan settentrionale, la regione curda della Turchia.
Osservando che lo stato turco ha attaccato selvaggiamente il popolo curdo e la sua volontà politica, la KCK sostiene che “il governo dell’AKP non ha né risolto la questione curda, né tollerato l’organizzazione e il carattere democratico della società del popolo curdo”.
E prosegue: “L’AKP attacca selvaggiamente la decisione di autogestione del popolo del Kurdistan che è stata recentemente dichiarata in risposta alla repressione, agli arresti e attacchi che mirano a spezzare la volontà democratica del popolo. In aggiunta al fatto che non ha compiuto passi e manifestato una volontà per la democratizzazione della Turchia, l’AKP sta cercando di spezzare l’autogestione democratica locale del popolo curdo, che considera come ‘fondazione di uno stato nello stato’.”.
Appare evidente che l’AKP agisce ormai apertamente per imporre il suo sistema politico centralista, autoritario ed egemonico. “Il recente conflitto – sostiene la KCK – e gli scontri che stanno causando morti si stanno indubbiamente verificando per via degli attacchi dello stato dispotico contro la volontà democratica dei popoli. La politica degli anni ’90, durante i quali le rivolte del popolo venivano selvaggiamente attaccate, oggi viene perseguita nuovamente.”

La KCK ha anche denunciato come le forze di polizia del governostiano “assassinando diversi civili nella regione curda ogni giorno, mentre i corpi dei guerriglieri caduti negli scontri vengono fatti oggetto di trattamenti inumani e che questi attacchi inumani si sono intensificati in particolare a Varto”.
La misura dell’ostilità dell’AKP nei confronti dei curdi si è rivelata ancora una volta in quello che è stato fatto al corpo di una guerrigliera martirizzata a Varto (in riferimento a Kevser Eltürk, nome di battaglia Ekin Wan*): trascinato per le strade ed esibito nudo in fotografie condivise nei social media. Commentando queste pratiche come un ritorno del periodo della sporca guerra degli anni ’90, la KCK ha detto che le dichiarazioni quotidiane del Presidente Tayyip Erdoğan confermano come questa guerra sporca verrà ulteriormente inasprita.
Riferendosi alle notizie che provengono da Varto (secondo i quali sia civili che guerriglieri vengono assassinati e i loro corpi fatti a pezzi) la KCK ha detto che il governo dell’AKP assassina brutalmente le persone (senza distinzioni) tra civili e guerriglieri e fa scempio dei cadaveri. Riferendosi a Erdogan, la KCK ha ammonito che “se questa sfrenata personalità fascista non viene fermata, la guerra in Turchia ovviamente s’intensificherà sempre di più”.
Secondo la KCK, l’unico modo di porre fine a questa situazione è dare sostegno a tutte quelle aree che hanno dichiarato l’autogestione: Varto, Gever, Cizre, Silopi, Silvan e Nusaybin in primo luogo. “I curdi – ha detto la KCK – devono alzarsi ovunque si trovino contro questi attacchi e il popolo curdo non deve essere lasciato solo di fronte agli attacchi in corso. È tempo di usare il diritto democratico di resistere agli attacchi colonialisti e fascisti”,
Un appello quello della KCK rivolto a tutti i popoli e a tutte le forze democratiche della Turchia affinché sostengano le aree che hanno dichiarato l’autogestione e stanno mettendo in atto un’autodifesa contro gli attacchi del regime. “L’unità dei curdi e del popolo della Turchia -dichiara la KCK- va resa più forte.
Ricordando che il popolo del Kurdistan ha appena costituito la sua legittima democrazia locale nell’ambito di uno sforzo di autogestione, la KCK ha aggiunto che gli autogoverni democratici che rafforzano l’unità della Turchia perché il popolo curdo non ha altro obiettivo se non quello di applicare il suo modello di autogestione e la sua democrazia locale.
Invece “coloro che definiscono separatismo l’autonomia democratica sono coloro i quali non hanno una politica utile ad una soluzione per la questione curda e vogliono creare la base per la soppressione della lotta della gente”.
La KCK ha sottolineato che il popolo e le forze democratiche della Turchia devono impedire l’intensificazione del conflitto mettendo in atto una lotta perché lo stato turco rispetti la volontà democratica del popolo curdo. “Rispetto per la volontà democratica del popolo curdo significa pace e stabilità. Si deve sapere che il popolo curdo e i guerriglieri curdi non entrerebbero in un conflitto se la volontà democratica del popolo curdo non fosse sotto attacco” ha precisato.
Vanno quindi respinte le politiche di guerra dell’AKP contro il popolo curdo mentre si deve operare per la democratizzazione della Turchia e una soluzione democratica basata sull’autogestione del popolo.

* nota: il 10 agosto, la guerrigliera delle YJA STAR (Forze di difesa delle donne del PKK- Partito dei Lavoratori del Kurdistan) Kevser Eltürk (Ekin Wan) è stata uccisa dalle forze di sicurezza turche nel distretto di Varto, nella provincia di Mus in Turchia.

Hanno scritto le sue compagne di lotta dell’YDK:
“Non siamo spaventate:
Perché sappiamo che questo Stato è assassino, lo sappiamo dai villaggi che ha evacuato e dalle donne imprigionate che ha ucciso. Perché sappiamo che questo Stato è stupratore, lo sappiamo dai seni torturati delle donne, dai tentativi di fiaccare attraverso lo stupro la loro volontà, dalle donne imprigionate e torturate in carcere. Lo sappiamo dalle vostre sporche guerre ingiuste, che non del nostro corpo ci fanno vergognare ma semmai della nostra umanità. Lo sappiamo da Shengal, da Kobanê.
E’ chiaro che questa vostra misoginia nasce dalla paura che avete delle donne che lottano sulle barricate, nelle prigioni e sui monti. Noi non abbiamo paura di voi e non ci vergogniamo del nostro corpo “.

Anche noi rendiamo onore alla combattente curda Ekin Wan, ammazzata dopo essere stata torturata e poi abbandonata nuda in strada a Varto.
Gianni Sartori

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REGIONE LOMBARDIA – DOPO LE TANGENTI, NECESSARIE LE ELEZIONI

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Quel pezzo di Europa che si chiama Lombardia può essere vista in due modi: una nazione senza Stato meritevole di autodeterminazione, o una regione italiana degna solo di installarvici il proprio comitato d’affari.

La seconda visione è quella che sfortunatamente impera nei palazzi governativi lombardi da, praticamente, l’istituzione dell’ente regione; al netto della retorica garantista, l’arresto del vicepresidente Mario Mantovani mostra quello che è nei fatti la politica dei partiti italiani in Lombardia: occupare poltrone e potere da utilizzare per gli affari propri e del comitato d’affari di riferimento.

Non dobbiamo dimenticare infatti che la Giunta precedente (stessa coalizione dell’attuale, ma diversi rapporti di forza) cadde anticipatamente al seguito di altre inchieste giudiziarie; evidentemente la regola matematica della proprietà commutativa “cambiando l’ordine degli addendi, la somma non cambia” può benissimo essere applicata alla politica lombarda.

Dovrebbe essere questo il governo lombardo pronto a chiedere “più autonomia” a Roma? Dovrebbero essere questi gli  attori politici pronti a mettere in scena uno scontro istituzionale? Decisamente, no. Sia la classe politica scozzese sia quella catalana, ovvero le protagoniste dei recenti processi indipendentisti / autonomisti in ambito europeo, sono risultate essere migliori della nostrana; i risultati sono sotto gli occhi di tutti, il loro successo parla da sé.

Vedendo le recenti elezioni in un’altra nazione al momento facente parte dello Stato italiano, ovvero il Veneto, non si può certo dire che la coalizione opposta (ovvero PD e compagnia cantante) abbia a cuore innanzitutto la propria patria locale; per essi le elezioni rappresentano niente altro che un sondaggio sulla popolarità del Governo romano di Matteo Renzi.

In Lombardia si deve cambiare aria fin da subito, ed è necessario che la proposta indipendentista sia presente almeno nella futura competizione elettorale; come pro Lombardia indipendenza faremo di tutto per esserci, per dare la possibilità ai lombardi di poter esprimere realmente un’intenzione indipendentista.

I CURDI , DA OCALAN AI PESHMERGA – di Gianni Sartori – gia’ pubblicato sulla Rivista Etnie

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Prosegue con questo incredibile studio sul Kurdistan e sul Popolo Kurdo la collaborazione con Gianni Sartori, grande esperto veneto delle lotte di Liberazione dei Popoli oppressi, che in oltre venticinque anni di viaggi, interviste ed analisi ci offre un documento impressionante su questa Terra, divisa tra più Stati, e su questa indomita popolazione, ancora oggi in campo per difendersi da fondamentalismi e ambizioni di colonizzazione.

Ringraziamo l’Autore per aver autorizzato la pubblicazione sul nostro Blog, certi che la sua opera saprà chiarire a tutti i nostri lettori quali sono i reali aspetti di decennali conflitti in questo settore.

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I CURDI , DA OCALAN AI PESHMERGA

di Gianni Sartori

Storia di una Nazione senza Stato

Il popolo curdo, tra i più antichi del vicino oriente e con più di tremila anni di storia, non ha mai avuto un’entità statale duratura e stabile. Nel 612 a.C., insieme ai Persiani, sconfisse gli Assiri, leggendari per la loro ferocia. Leader della rivolta fu un fabbro curdo di nome Kawa. Il carattere nomade e feudale della società curda, con il potere esercitato nelle diverse regioni dai rispettivi capitribù, non ha favorito una mentalità disponibile a riconoscersi in un’autorità centrale: volontà egemoniche, estranee agli interessi del popolo curdo, hanno cercato in ogni modo di spezzare e cancellarne unità e identità. Nel 1639 (accordo di Kasiri-Sirin) si è avuta la prima divisione del Kurdistan, tra l’impero ottomano e quello persiano. La seconda divisione, dopo alcuni secoli, venne decisa dal trattato di Losanna del 24 luglio 1923 – con l’influenza decisiva dei paesi europei – ed è quella che ha sancito la divisione del Kurdistan tra la Turchia, l’Iran, l’Iraq, la Siria. Per capire come ciò sia stato possibile, occorre considerare che i curdi hanno combattuto durante la 1ª guerra mondiale per la Repubblica Turca contro francesi e inglesi – stati europei che, come la Germania, avevano occupato il Kurdistan – in cambio della promessa di veder riconosciuta la propria identità. Ma alla fine della guerra, nonostante nel 1920 il Trattato di Sevres, avesse posto le condizioni per la creazione di uno stato curdo indipendente (progetto a cui era favorevole il presidente statunitense Wilson), i kemalisti, fautori dell’ideologia che afferma l’esistenza della sola identità turca all’interno dei confini dello stato, non rispettarono gli accordi e imposero una politica di assimilazione e di fortissima repressione……………….

per leggere lo studio completo…

                                             I Curdi da Ocalan ai Peshmerga – di Gianni Sartori