MAGGIO 1898 – MAGGIO 2014 ……. NULLA E’ CAMBIATO

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Nei prossimi giorni, ricorrerà l’anniversario più dimenticato nella storia di questo Stato, e cioè quello della strage compiuta a Milano nel maggio 1898 da parte delle truppe di occupazione italiane comandate dal generale Fiorenzo Bava-Beccaris.
I cittadini milanesi, ridotti alla fame dopo pochi decenni di annessione al Regno d’Italia, reagirono di fronte all’applicazione di un’ennesima gabella, l’aumento del costo del grano e quindi del pane, e iniziarono a manifestare il loro malcontento, prima nelle fabbriche poi nelle piazze.
Le autorità del “glorioso” Regno italico reagirono con estrema durezza: arresti, violenze e quindi anche cannonate sulla popolazione, con un bilancio di vittime di circa 100 milanesi e un numero incredibile di feriti. La stupenda piazza del Duomo venne trasformata in un bivacco per truppe di cavalleria, con tanto di mangime per i cavalli.
Evidentemente si trattava di un segnale nei confronti di tutti i Lombardi: l’Italia comanda e voi dovete solo servire, lavorare e pagare ….. altrimenti usiamo il pugno di ferro.
Sono passati moltissimi anni, ma nulla è cambiato: i Lombardi, già provati da una crisi economica che ha come unica causa l’appartenenza allo Stato italiano, sono vessati quotidianamente da tasse e imposte varie, sempre in aumento, e non hanno il diritto di poter esprimere il proprio sdegno, pena interventi dell’oppressore. I nostri Comuni, anche anche là dove sono amministrati in modo virtuoso, sono sempre più penalizzati da mancanza di fondi, dopo aver riempito le casse statali di denari versati dai loro cittadini.
Ogni Lombardo vanta un credito fiscale (la differenza fra imposte versate e servizi statali ricevuti) nei confronti dello Stato italiano di circa 5600 euro annui, una cifra incredibile se pensiamo che, facendo un rapido conteggio, una normalissima famiglia lombarda di quattro persone raggiunge il ragguardevole importo di più di 22.000 euro all’anno.
A tutto ciò si aggiunge, oggi come allora, la mancanza di possibilità di decidere del proprio futuro: ingabbiati tra uno Stato padrone e una delle peggiori classi politiche a livello mondiale, con rappresentanti scelti dalla segreterie di partiti totalmente piegati alle logiche romane, i cittadini lombardi non hanno alcuna possibilità di reale espressione di volontà, privati, per esempio, dello strumento basilare di una democrazia, il referendum senza quorum, a differenza dei propri vicini svizzeri.
Lo Stato non vuole interferenze nelle proprie decisioni, riguardino esse il presente od il futuro della Lombardia, e quindi non rimane che un’unica soluzione: la creazione di una coscienza indipendentista Lombarda. Non ci facciamo illusioni, si tratta di un progetto a media durata, ma confortati da quanto sta avvenendo ed avverrà durante l’anno in Catalunya e Scozia, e cioè la celebrazione di Referendum relativi al futuro assetto statale sotto forma di indipendenza dai rispettivi Stati nazionali, abbiamo una fondata speranza e continuiamo il lavoro sul territorio.
Toccherà poi ai Milanesi e ai Lombardi ritornare all’antico orgoglio, che nei secoli permise loro di creare una rete di liberi comuni che furono d’esempio per tutto il resto d’Europa e di respingere chi voleva invadere la propria Terra.
BASTA ITALIA, BASTA VOLERLO

Alberto Schiatti
pro Lombardia Indipendenza – Insubria

25 Aprile

 

 
Oggi pro Lombardia Indipendenza, insieme a tutto il popolo lombardo, si ferma per ricordare la fine di un regime che per vent’anni ha privato la nostra terra dei più basilari diritti democratici. Un regime dittatoriale che per vent’anni ha perseguitato il popolo lombardo politicamente, socialmente e culturalmente, così come gli altri popoli soggiogati dall’italia. Un regime che ha cercato di imporre un’identità nazionale volgarmente mutuata dalla simbologia dell’antica Roma, distruggendo il patrimonio linguistico e culturale del nostro popolo. Oggi ricordiamo la fine di un regime totalitario e guerrafondaio, che ha portato la Lombardia in un’ennesima, fallimentare avventura bellica.

 

Ma ricordiamo anche la forza e la determinazione che hanno spinto non solo i lombardi, ma anche gli altri popoli oppressi, a resistere a questo regime, dando vita ad un movimento di liberazione fondamentale per la sua caduta. Oggi pertanto non è un giorno di doloroso ricordo ma di speranza, e di fiducia nella capacità del nostro popolo di resistere all’oppressione. E nonostante la Repubblica sorta da quel regime abbia continuato nel tentativo di creare coattivamente un’identità nazionale inesistente, noi abbiamo fiducia che il popolo lombardo possa ancora una volta resistere ad uno stato che continua a negare il suo diritto all’autodeterminazione. Oggi ricordiamo la vittoria della democrazia sulla dittatura, dei diritti sui privilegi.

 

Ma guardiamo anche al futuro, sperando che lo stesso spirito di libertà spinga la Lombardia e tutte le nazioni oppresse dall’italia verso la futura e democratica Europa dei popoli.
Juri Orsi

http://www.prolombardia.eu

 

foto: Anna Praxmayer – Monumento della resistenza, Milano – Sesto S. Giovanni

INDIPENDENTI DALLE MAFIE – TERZA SERATA – a Magenta il 2 maggio 2014

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Dopo le serate di Rho e di Cernusco SN, pro Lombardia Indipendenza organizza per la sera del 2 Maggio 2014 a Magenta, presso la Sala Giacobbe – via IV giugno 80, alle ore 21, un incontro con cittadinanza e amministratori per illustrare il problema della infiltrazione di organizzazioni mafiose sul territorio lombardo.

Interverranno :
ESTER CASTANO – giornalista de L’ALTOMILANESE
LUCA RINALDI – giornalista de L’INKIESTA
GIACOMO CONSALEZ – portavoce pro Lombardia Indipendenza

moderatore : Juri Orsi

dopo gli interventi dei relatori, si aprira’ un pubblico dibattito.

Intervista a Giovanni Roversi su “The Local”, sito di informazioni europeo in lingua inglese

http://www.thelocal.it/20140407/why-italy-might-not-exist-in-five-years

 

Why Italy might not exist in five years

Published: 07 Apr 2014 11:00 GMT+02:00
Updated: 07 Apr 2014 13:24 GMT+02:00

With Europe’s eyes on independence referendums in Scotland and Catalonia, Italy’s own potential breakaway states have failed to gain much attention. But separatists in Venice – and other parts of Italy – have the wind in their sails, as Angela Giuffrida reports.

For many foreigners, Italy seems to have a strong, unified identity. But its language, food culture, religion and history often blind the outsider to the fact that many Italians themselves fail to identify with the Italian state – and many are so disillusioned that they would like to break away from it altogether.

The polls tell their own story: an unofficial online referendum in Veneto – the region around Venice – saw 89 percent vote for separation from Italy. Two opinion polls in March put support for independence at 51 and 54 percent. Compare this to Scotland, where not a single poll has shown a majority for separation from the UK, and the seriousness of the challenge for Italy becomes clear. And the Venetians are not alone – Lombardy, Sicily and Sardinia all have significant independence movements.

Despite this, many ordinary people in other parts of Italy are dismissive about the various regions’ pushes for independence.

“It’s all talk, talk, talk,” Massimo, who lives in Rome and works for a telecoms firm, tells The Local.

“We’ve seen it all before, especially in times of crisis, and especially with the Venetians: they seem to forget how much the rest of Italy actually helps them.”

Giovanni, an engineer from the northern Italian city of Padua, agrees: “It’s totally crazy, but it’s always been the same in Italy.”

But despite facing this kind of scepticism, those pushing for independence believe they have a solid case.

In Sardinia, which has one of the highest unemployment rates in Italy, people are so disillusioned that some are only half-jokingly demanding to be made part of Switzerland, while last week Sicilian campaigners, waving banners in solidarity with their separatist counterparts, marched for independence in Palermo.

The separatists have so far been peaceful, although events in Venice almost took a violent turn last Wednesday when 24 activists allegedly plotted to ‘liberate’ St Mark’s Square with a homemade tank.

Italy only became a united country in 1861, and regional identities have remained strong ever since. Now, the lacklustre economy and huge public debt have combined with unease at the appointment of a second unelected government to further undermine the Italian state’s credibility. This has given moves for regional independence fresh impetus, Giovanni Roversi, who heads up Pro Lombardy Independence, tells The Local.

“Matteo Renzi [Italy’s new prime minister], is like all the others,” he says.

“He didn’t get voted in…and I don’t think he’ll do much. The change of government has made us even more determined to take this forward.”

A similar vote to the one in Veneto is planned in Lombardy, although a date is yet to be set.

People have had enough of public money being wasted, Roversi says.

“The main problem is that Lombardy pays much more tax compared to other regions and it doesn’t get the services to match.”

Ironically, he says some of the fiercest opponents of independence are the region’s politicians. Last week, 64 regional councillors were accused of squandering €2.14 million worth of public funds on everything from premium wine and caviar to jars of Nutella and placing bets.

 

“Some politicians are worried about who will pay for their ice-creams,” he jokes.

He’s only in his late 20s, but Roversi harks back to an era before 1861, the year Italy was unified, as a model for his region’s democracy. Despite this he insists the plan is very much “focussed on the future”.

“Italy has always been a divided country,” he says.

“But what we want is for people to vote like they did before, for their towns, economy and politics…we want them to be able to vote for themselves and not things they can’t change.”

He also looks to neigbouring Switzerland for inspiration as it’s a country he says Lombardians “feel close to”. But unlike the Swiss, who recently voted to limited mass immigration, Lombardy’s plan will include “fully integrating” the region’s large number of foreigners, Roversi says.

“It’s not that we want to put borders up for people, we just need to be organized differently.”

Paolo Luca Bernardini, a professor of early modern European history at the University of Insubria in Como who helped organize the Veneto poll, tells The Local that “almost everywhere in Italy, there’s a strong desire to push the clock of history to before 1861”.

He firmly believes that in just four or five years’ time, “Italy will be very similar to how it was before unification.”

Italy’s demise will mainly be triggered by the collapse of its bloated pension system, he adds.

“In Italy, almost half the population is on a pension…And in four to five years’ time, when pensions are not being paid and when four million civil servants get a massive reduction in salary, this will be the end.”

Like Roversi, he says Italians have long been deprived of democracy.

“What we’re fighting for is to bring back the full meaning of democracy in Italy; we don’t elect our prime ministers anymore.”

“Nobody trusts this government,” he adds, and with a bleak economic outlook weighing down on them, “people are desperate.”

“Even today, I read about a young man who killed himself out of desperation…there have been about 160 suicides in little over a year.”

Bernardini visualizes a  ‘Republic of Veneto’ that would be better able to manage public spending and the widespread problem of corruption as well as make politicians more accountable.

Others beg to differ. Pietro Piccinetti is a businessman from Veneto and the founder of Comitato per il NO, a group fighting against breaking up Italy.

As the chief executive of Pordedonne Fiera, a conference and exhibition company in Veneto, he has had to lay off hundreds of staff due to the crisis, so he can relate to the frustrations with the state being felt by those calling for independence.

But he says fragmentation “is not the right path for Italy” and could set the economy back even further.

“It’s emotional, everyone is unhappy and there are a lot of anxieties…the crisis has very much destroyed the socio-economic fabric,” he tells The Local.

“But we can’t revert back 200 years. The right path is to have a federal state, with regions helping each other…solidarity is part of our culture.”

He adds that a fragmented Italy could also tarnish the country’s image abroad.

“We are global and if we want to be credible at an international level, we need to stand together.”

“People abroad love the Italian lifestyle, they love Italian products…we are ‘made in Italy’ not ‘made in Veneto’. Any division is anti-historical, it’s unusual and it’s uneconomical.”

Despite wanting to split from Rome, most of the separatists visualize their regions as still being part of the EU.

Part of the vision for Veneto is for its fiscal policies “to be negotiated with Brussels”, Bernardini says.

But with the European Commission warning that breakaway states would have to apply afresh for EU membership, such things may not be certain. Whatever the outcome, disillusion with the state of Italy means the independence movements will be around for a long time to come.

 

Angela Giuffrida (angela.giuffrida@thelocal.com)

PRO LOMBARDIA INDIPENDENZA SFILA A BRUXELLES PER L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI – di Dario Pederzani – pro Lombardia Indipendenza Brescia

Come annunciato, ieri 30 marzo 2014 pro Lombardia Indipendenza ha sfilato per le vie di Brussels (Bruxelles) con un nutrito gruppo di attivisti e simpatizzanti per sostenere insieme ai principali movimenti indipendentisti d’Europa il diritto naturale di ogni popolo all’autodeterminazione.

La manifestazione era organizzata da ICEC, associazione europea di cittadini, movimenti sociali e partiti politici, che dopo aver raccolto oltre 550.000 firme in tutta Europa a sostegno della libertà di espressione dei popoli senza stato, ha voluto coronare questo successo con una sfilata di migliaia di persone nella capitale delle istituzioni europee.
Anche l’EFA (European free alliance, alleanza europea dei movimenti indipendentisti e sovranisti europei con cui collabora pro Lombardia Indipendenza) ha espresso il suo totale sostegno all’iniziativa e alla manifestazione.
Migliaia i cittadini provenienti da ogni angolo d’Europa, emozionante il colpo d’occhio di migliaia di bandiere sventolanti tutte insieme nella stessa piazza di Jubelpark, quasi a suggellare un patto di solidarietà fraterno tra i pacifici popoli di Catalogna, Paesi Baschi, Scozia, Fiandre, Lombardia, Süd-Tirol, Veneto e Sardegna.
La catalana Anna Arque, esponente di ICEC e organizzatrice dell’evento, prendendo la parola dal palco, ha affermato che ogni individuo e ogni popolo hanno un diritto insopprimibile ad esprimersi sul proprio futuro; uno stato che si definisce democratico non può negare ai propri cittadini la libera espressione e l’esercizio della sovranità, e una democrazia si può definire tale solo se lo è nella sostanza, altrimenti non lo è (“it’s about democracy!”) : se la legge di uno stato (come quello spagnolo, francese e italiano) vieta questo diritto, è la legge che è contraria ai principi democratici e deve essere cambiata, non sono i cittadini che devono rinunciare ai propri diritti, e le istituzioni europee dovrebbero farsi garanti dei propri cittadini e non rimanere silenti di fronte alla prepotenza di stati prevaricatori e antidemocratici.
La Catalogna, forte di un governo “regionale” formato da partiti indipendentisti, andrà al voto il 9 novembre e saranno i cittadini a decidere se trasformare la propria comunità in uno stato indipendente, nonostante i divieti liberticidi dello stato spagnolo, perché si tratta di democrazia, e democraticamente i Catalani voteranno perché lo hanno deciso e non hanno bisogno del permesso di nessuno!
Come Lombardi, ci auguriamo che presto potremo anche noi essere rappresentati nelle istituzioni da un movimento politico indipendentista come pro Lombardia Indipendenza, la cui forza politica rappresentativa un giorno potrà dare anche a noi la democratica opportunità del voto! E anche i Lombardi voteranno!

IT’S TIME FOR SELF-DETERMINATION! WE WILL VOTE!

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