#Kurds #Rifugiati – ANCORA SUL CAMPO DI AL-HOL – di Gianni Sartori

PUR TRA MILLE DIFFICOLTA’ L’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DEL NORD E DELL’EST DELLA SIRIA PORTA AVANTI PROGRAMMI DI RIABILITAZIONE E REINSERIMENTO PER LA FAMIGLIE DEI MILIZIANI DELL’ISIS

Tra difficoltà facilmente intuibili vista la situazione, l’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord e dell’Est della Siria non demorde nel tentativo di realizzare una società inclusiva, tollerante direi anche libertaria (nel senso originario, non in quello individualista-neoliberista che va per la maggiore).

Tra i problemi che necessitano perlomeno di contenimento (per quanto auspicabile, al momento una rapida e definitiva soluzione appare problematica) quelli dei campi di Hol e di Roy dove sono state raccolte le famiglie di miliziani e mercenari dell’ISIS.

In particolare, in collaborazione con alcune Ong sia locali che internazionali, l’AANES si sta impegnando per la riabilitazione di queste persone. Soprattutto per impedire che l’ideologia dell’islamismo radicale trovi terreno fertile tra i bambini e gli adolescenti presenti nei campi.

Infatti le donne rimaste affiliate all’ISIS tentano di inculcare l’ideologia islamista nei minori sia con lezioni di sharia che dando false notizie in merito agli interventi di riabilitazione.

Come ha spiegato in un’intervista Xorşîd Qiro, copresidente del campo di Hol “le associazioni legate all’Amministrazione Autonoma stanno portando avanti programmi di riabilitazione per i residenti del campo e nel contempo cerchiamo di coinvolgere altre associazioni sia locali che internazionali. Tutto ciò è di primaria importanza per quanto richieda uno sforzo immenso”.

Tra le organizzazioni che collaborano a tale progetto va segnalato il Consiglio Siriano delle Donne che interviene a sostegno delle donne e dei bambini con seminari, formazione professionale e assistenza psicologica.

Attualmente la gestione del “programma di sensibilizzazione e  riabilitazione per donne e bambini” del campo di Hol è affidata a Cihan Hemze (presidente del Consiglio Siriano delle Donne).Recentemente ha denunciato come “stiamo ricevendo costantemente minacce di morte e ultimamente è stata incendiata la tenda in cui lavoriamo”. Ugualmente sarebbero oggetto di minacce e aggressioni le donne e i bambini che partecipano ai corsi professionali e ai programmi educativi (minacce provenienti da donne rimaste fedeli a Daesh).

Uno sforzo quello dell’Amministrazione Autonoma che dovrebbe godere di supporto internazionale, soprattutto da parte di quei Paesi della coalizione anti-Isis (spesso latitanti). Se non altro per disinnescare – o almeno ridurre al minimo – la rinascita delle bande integraliste.

Gianni Sartori

#Asia #Proteste – BANGLADESH: MANIFESTAZIONI E SCONTRI A FATULLAH – di Gianni Sartori

Coincidenza. Proprio nel giorno dell’undicesimo anniversario della strage del 2013, i lavoratori dell’abbigliamento (prêt-à-porter) del Bangladesh scendono in strada e si scontrano con la polizia. 

Il 24 aprile 2013 un palazzo in Piazza Rana, a Dacca, era crollato sulle teste dei circa 4mila operai che vi lavoravano. 

Alla fine si conteranno 1.138 morti e 2.500 feriti.

I piani superiori dello stabile, costruiti abusivamente, erano utilizzati come atelier per l’abbigliamento dove migliaia di operai, chini sulle macchine da cucire, producevano vestiti per le grandi marche occidentali e giapponesi (Zara, Primark, Walmart, Auchan, Carrefour…).

Inoltre le forniture elettriche provenivano da generatori piazzati sui tetti e le vibrazioni si trasmettevano all’intero edificio.

Il giorno prima i lavoratori, allarmati, avevano segnalata la comparsa di crepe nei muri, ma senza che la direzione prendesse qualche provvedimento. Anzi, minacciando i dipendenti di licenziamento in caso di ulteriori lamentele.

Dopo il tragico evento i lavoratori di Dacca erano scesi in strada in quella che più che una protesta diventava presto una rivolta vera e propria. Al punto che il governo si trovava costretto a emettere una legislazione più severa in merito alla sicurezza nei posti di lavoro. Mentre per le autorità a distanza di un decennio, buona parte delle imprese si sarebbe adeguata alle nuove norme, per i sindacati in realtà tutto è rimasto sostanzialmente come allora. Sia per quanto riguarda i salari (insufficienti), sia per le condizioni di lavoro nel settore tessile che impiega circa 4,4 milioni di lavoratori (producendo l’80% delle esportazioni). Tra l’altro nessuna condanna è stata emessa per coloro che costrinsero i salariati a rientrare nello stabilimento di Piazza Rana nell’aprile 2023. 

Quest’anno le prime proteste degli operai dell’abbigliamento della zona industriale di BSCIC a Fatullah (distretto di Narayanganj) risalivano al 21 aprile. Quando i dipendenti dell’Abanti Colour Tex Limited avevano denunciato la sospensione dell’attività dell’azienda senza che i salari del mese di marzo fossero stati corrisposti. 

Nella mattinata del 24 aprile veniva bloccata la strada Dhaka-Munshiganj erigendo barricate di bambù, pali telefonici, tronchi d’albero…

Mentre si formava una fila di veivoli lunga qualche chilometro, la polizia (verso mezzogiorno) caricava i manifestanti per disperderli. Utilizzando sia granate lacrimogene che proiettili di plastica e cannoni ad acqua.

Bilancio provvisorio, oltre trenta feriti.

Gianni Sartori