#IncontriSulWeb – Presentazione della nuova versione di Dialogo Euroregionalista digitale e gratuita

Giovanni Roversi e Alberto A. Schiatti presentano il nuovo numero di DIALOGO EUROREGIONALISTA, nella nuova versione DIGITALE e GRATUITA, scaricabile dal 30 marzo 2024.

Hanno collaborato al numero: Lancelot (per la copertina), Gianluca Marchi, Laura McAllister, David Cordoba Bou, Eric Jackson, Frédéric Bertocchini (per la graphic novel), Erwan Chartier-Le Floch, Gianni Sartori, Xavier Diez, Angelo Nero, Matt Broomfield.

#Kurds #Europe – ANCORA SULLE PROVOCAZIONI DEI LUPI GRIGI CONTRO I CURDI IN BELGIO – di Gianni Sartori

Non sembra che i recenti avvenimenti del Limburgo, in Belgio, abbiano creato grande apprensione (non per ora almeno). Eppure episodi simili si erano registrati, anche recentemente, sia in Francia (oltre che contro curdi, nei confronti della comunità armena) che nei Paesi Bassi e in Germania.

Invece da più parti sono stati eufemisticamente e genericamente definiti “tensioni tra turchi e curdi fuori dai confine dello Stato turco”.

Alcuni commenti apparivano pervasi da una sospetta “equidistanza” avanzando dubbi sulle circostanze e sulla cronologia (in pratica: su chi avrebbe attaccato per primo).

Anzi, per buona parte della stampa fiamminga le maggiori responsabilità spetterebbero ai curdi. I quali domenica pomeriggio 24 marzo, al rientro dalle celebrazioni del Newroz a Kessel-Lo, avrebbero “osato” percorrere “Strada delle miniere” (Koolmijnlaan a Heusden-Zolder), abitata prevalentemente da immigrati turchi, ostentando simboli (bandiere si presume) con i colori curdi ( e forse anche con qualche ritratto di Öcalan). Scatenando la reazione dei turchi, in particolare dei simpatizzanti di Ülkü Ocakları (più conosciuti come “Lupi Grigi”).

Va anche riportato che – altre testimonianze non ben precisate – un bar turco sarebbe stato “assaltato da persone armate di mazze” a Cheratte.

Ma appunto sulle reale dinamica – e soprattutto sulla cronologia – le fonti differiscono.

Non avrebbe dubbi (stando a quanto riportava il quotidiano Belang van Limburg) il responsabile della polizia locale, Geert Verheyen, secondo cui i curdi avrebbero “cominciato a provocare la popolazione turca con bandiere”. Per cui la situazione sarebbe presto degenerata.

Diversa l’opinione (raccolta dall’agenzia Belga) degli organizzatori della manifestazione filo-curda di lunedì 25 marzo a Bruxelles per i quali “gli scontri erano la conseguenza di un attacco premeditato dei Lupi Grigi”.

Compreso il tentativo di incendiare l’abitazione di una famiglia curda, ricordo.

Rimanendo in attesa dei risultati dell’inchiesta, va comunque sottolineato che non si tratta del primo episodio del genere. E soprattutto non si dovrebbe trascurare il fatto che l’atteggiamento di gran parte degli immigrati turchi, sia in Belgio che in Germania e Francia, nei confronti della diaspora curda è quanto meno arrogante e aggressivo. Il riflesso di quanto avviene regolarmente in Turchia verso la “minoranza” curda (oltre il 20%).

Come classificare i Lupi grigi? Sicuramente come un movimento di estrema destra, fascista e razzista. Con una spinta vocazione all’uso della violenza e al militarismo. Sostenitori della totale omogeneità della popolazione entro i confini attuali dello stato turco (“Un Paese, un popolo”), ipernazionalisti e sempre più risucchiati dall’integralismo identitario sunnita (salafiti, Fratelli musulmani…).

Senza dimenticare che nacquero (negli anni sessanta) come componente giovanile di MHP (Milliyetçi Hareket Partisi, Partito del Movimento Nazionalista), panturanico e particolarmente ostile nei confronti di Curdi, Armeni e delle organizzazioni di sinistra.

Attualmente alleato governativo del partito di Erdogan (AKP).

Recentemente, nel 2020, la Francia ha preso la decisione di illegalizzarli in quanto incitavano “all’odio e alla discriminazione e coinvolti in azioni violente”.

Anche se non tutti i turchi immigrati in Belgio simpatizzano, non apertamente almeno, per i Lupi Grigi, in base a recenti sondaggi circa il 70% si dichiara a favore di Erdogan e contro i curdi.

A tre giorni di distanza dagli avvenimenti di Heusden-Zolder, ha fatto sentire la sua voce anche il Ministero degli esteri turco accusando i curdi di essere la causa degli incidenti e attribuendone la responsabilità al PKK.

Nonostante esistano numerosi video (anche quelli messi in rete dai Lupi Grigi) in cui gli aggressori si esprimono in turco.

E’ probabile che il numero dei turchi immigrati legati in qualche modo all’organizzazione Ülkü Ocakları, sia piuttosto consistente. Inoltre, secondo fonti curde, molti si sarebbero infiltrati nei partiti europei, soprattutto (purtroppo!) in quelli di sinistra (anche nei Verdi).

Chiamando i curdi alla vigilanza, in un comunicato l’organizzazione dei curdi in Europa KCDK-E denunciava che la Turchia starebbe “creando situazioni di provocazione in Europa grazie ai Lupi Grigi”. Provocazioni che negli ultimi tempi si sono andate intensificando. Soprattutto dopo l’evidente successo della campagna mondiale per la liberazione di Öcalan con l’immensa manifestazione di Colonia del 17 febbraio e le numerose celebrazioni del Newroz in molti Stati europei (a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, milioni in Kurdistan).

Eventi che hanno evidentemente turbato Ankara. Ora, attraverso questa “strategia della tensione a bassa intensità”, si tenterebbe di far criminalizzare la lotta dei curdi per l’autodeterminazione e la libertà. 

Ai curdi il compito di rimanere responsabili e di non cadere nelle provocazioni.

Gianni Sartori

#Veneto #Opinioni – INCIDENTI, DEGRADO DELLE GROTTE E SPELEOLOGIA: IL RECENTE CASO DELLA “PISATELA” DI MONTE DI MALO – di Gianni Sartori

Per quanto mi riguarda ero preoccupato soprattutto per l’eventualità che si utilizzasse l’esplosivo per riportare all’esterno lo speleologo infortunato. E non per niente. Infatti in questa grotta (La Pisatela) in passato ne era già stato utilizzato (non è dato sapere se in abbondanza o in “modica quantità”) allo scopo di allargare i passaggi e metterla in comunicazione con el Buso dea Rana. Con tutte le perplessità sulle possibili ripercussioni per l’integrità e stabilità della cavità (e sorvolando su possibili danni ambientali e per la fauna ipogea, oltre alle incognite determinate dalle modifiche indotte alla circolazione dell’aria, al microclima etc…).

Ma andiamo con ordine.

Per “onestà intellettuale” devo precisare che la maggior parte delle mie conoscenze dirette sia del Buso dea Rana che delle altre cavità in zona (monte Faedo e dintorni, in quelli che forse impropriamente vengono chiamati Lessini vicentini) risalgono a parecchi anni fa. In particolare (per quantità e intensità) al periodo tra la fine degli anni sessanta e i settanta. Quando ancora il laghetto di Caronte si attraversava con il canotto (o magari, ma solo per esserci caduto dentro, a nuoto). Per quanto riguarda l’attività cosiddetta “esplorativa” (oggi come oggi la considero una subdola opera di colonizzazione di quella residua parte del pianeta non ancora “a catasto”), tra i ricordi non del tutto annebbiati riaffiorano il Ramo dei Salti e il breve cunicolo, invaso (se non ricordo male, doveva essere il 1971) da fango e acqua che percorsi in prima assoluta transitando dal ramo principale all’altro (dal destro al sinistro o viceversa).

Poi solo “passeggiate con famiglia” – o eventualmente con qualche amico – del ramo principale.

Quindi della Pisatela, attualmente in comunicazione con il Buso della Rana, ne avevo notizia soltanto per “sentito dire” da chi ha avuto modo di frequentarla più o meno assiduamente. Tuttavia (coincidenza sincronica?) proprio il giorno prima dell’incidente, vagando per le colline, avevo incontrato un ex speleologo scledense argomentando del degrado ipogeo e delle responsabilità anche degli speleologi. Costui si rammaricava in particolare per un amico che proprio lui aveva “iniziato” alla speleologia un ventennio prima e che poi era diventato istruttore. Il tizio in questione gli aveva raccontato di come avesse (insieme ad altri beninteso) realizzato il “raccordo” tra Rana e Pisatela: allargando le strettoie a colpi di microcariche esplosive!

Inoltre, pare, per impedire il crollo di pietre e massi avrebbero inserito quello che definiva un “guardrail”.In realtà, stando a quanto mi spiegava uno speleologo vicentino del Gruppo Proteo, si tratterebbe di tubi Innocenti inseriti (“ma si vedono appena…” minimizzava) per sostegno (“come in miniera?” avevo chiesto). A mio parere si tratta quantomeno di manomissione o peggio.

Per cui credo sia lecito porsi alcune domande: non è che magari il pregresso uso di esplosivi potrebbe aver determinato una maggiore instabilità, un degrado della grotta, favorendo eventuali crolli e cadute di massi? Così, tanto per sapere.

Ovviamente mi rallegro per lo scampato pericolo e auguro una pronta ripresa allo speleologo infortunato nel ramo Carpe Diem del Buso della Pisatela (per la caduta di un masso) e per il cui recupero è stata posta in campo una sorta di operazione militare). Tuttavia mi chiedo che senso abbia parlare ancora di “speleologia” come attività “in contatto con la natura”. In realtà, come per l’alpinismo, si va creando una rete di “parchi tematici”, luoghi manipolati nella loro integrità in cui scaricare le pulsioni e frustrazioni di una vita artificialmente artificiosa (mercificata, reificata, codificata, addomesticata, consumistica etc…). Se per Lumignano siamo già a questo punto (e forse oltre) anche il Rana e dintorni sembrano avviati sullo stesso percorso. Tra parcheggi, pizzeria, aree pic-nic, escursioni “di massa” organizzate anche in periodo di letargo dei chirotteri (di quelli che ancora vi permangono almeno).

Dicevo dell’operazione di recupero in stile quasi militare che non ha mancato di suscitare qualche perplessità pure nel sindaco Mosè Squarzon (di Monte di Malo). Il quale Primo cittadino non ha mancato di muovere qualche critica per la “spedizione”, forse avventata, dei quattro speleisti. Tra l’altro il masso aveva anche tranciato la corda del capo cordata che era rimasto bloccato su un terrazzino (domanda: non aveva con sé una corda di riserva per scendere in doppia?). Ah, le vecchie care scalette in alluminio…

Pur riconoscendo a chiunque il diritto di “esercitare le nostre passioni in libertà “, il sindaco Squarzon ritiene che sia “molto più importante farlo nel rispetto della nostra vita cercando di ridurre il rischio al minimo indispensabile, soprattutto per le ricadute verso la nostra società, in particolare verso le squadre di emergenza, il pronto intervento e le forze dell’ordine”. Difficile quantificare il numero delle persone intervenute, almeno una cinquantina sicuramente. Oltre ai venti soccorritori penetrati nella cavità, al campo base ne erano presenti almeno altrettanti. Stando a quanto dichiarato, oltre alla squadra sanitaria (un medico e un’infermiera) entrata in grotta, un’altra stazionava all’esterno. Presenti soccorritori di tutta la VI Delegazione speleo, tra cui i “disostruttori” caso mai di dovesse ricorrere alle microcariche esplosive per allargare ulteriormente i passaggi. Altri speleologi e disostruttori erano giunti dal Trentino e dal Friuli. Allertati pare anche quelli di Emilia Romagna e Lombardia. Ad un certo punto si sarebbe palesato pure un elicottero. A fianco della Commissione nazionale disostruzione, i Vigili del Fuoco di Schio e di Mestre (compresi i sommozzatori, caso mai le piogge avessero provocato l’innalzamento del livello dell’acqua nella cavità), la Protezione civile e i carabinieri (per il trasporto dell’esplosivo).  Un intervento forse sproporzionato visto che poi l’infortunato sarebbe uscito con le sue gambe, se pur assistito e non in barella. Operazione che avrebbe appunto richiesto, come dicevo all’inizio e come temevo, l’utilizzo dell’esplosivo per allargare ulteriormente cunicoli e passaggi.

Ah, se anche la Sanità pubblica, quella che si occupa dei poveri cristi in lista d’attesa, funzionasse così mirabilmente!

Gianni Sartori

#Kurds #Europe – IL MOVIMENTO CURDO NON SI E’ FATTO INTIMIDIRE DALLE AGGRESSIONI SQUADRISTE DEI LUPI GRIGI – di Gianni Sartori

Il 25 marzo, a seguito delle celebrazioni del Newroz (l’Anno Nuovo curdo) a cui avevano partecipato molti curdi dei municipi di Houthalen-Helchteren e di Heusden-Zolder, una famiglia curda che stava rientrando a casa a Kessel-Lo (una subcommunity di Lovanio) è stata aggredita da un centinaio di nazionalisti e razzisti turchi. I curdi sono stati duramente picchiati e le loro auto distrutte. Inoltre i turchi hanno tentato di incendiarne la casa arrivando a un tentativo di linciaggio, come si può vedere in un video circolante nella rete. Altri video mostrano chiaramente persone stese a terra, immobili, circondate da esagitati che lanciano offese razziste e sessiste in turco. Gli aggressori hanno anche  bruciato alcuni simboli con i colori nazionali curdi (giallo, rosso e verde).

I razzisti inalberavano bandiere turche, facevano il segno dei Lupi Grigi e lanciavano slogan islamisti: “ya Allah! Bismillah! Allahu akbar! “.

Altri curdi erano intervenuti per difendere quelli aggrediti, ma venivano sopraffatti dal numero preponderante degli aggressori. Ne è seguita una vera e propria caccia al curdo per le vie della cittadina. I feriti accertati sono una decina (qualcuno molto gravemente) mentre alcuni curdi al momento risultano ancora scomparsi.

Sia le persone del nucleo familiare vittime della prima aggressione, sia altri partecipanti al Newroz provengono da Afrin, la città invasa dalla Turchia nel 2018.

Da allora qui si registrano violenze di ogni genere contro i civili, soprattutto contro le donne,  per opera dei mercenari jihadisti. Sono almeno un centinaio le donne assassinate e altrettante quelle violentate. Circa un migliaio poi sarebbero state rapite.

La sera stessa a Bruxelles veniva organizzata una manifestazione spontanea di protesta e il 25 marzo il movimento curdo, in particolare il KCDK-E (Congresso delle società democratiche del Kurdistan in Europa), chiamava i curdi e i solidali a un presidio davanti al Parlamento europeo. All’invito hanno risposto centinaia di persone e numerose organizzazioni, non solo curde. In particolare gruppi belgi antifascisti e antirazzisti. All’appuntamento di presentavano purtroppo anche molti fascisti turchi che si esibivano nel solito gesto dei Lupi Grigi, ma venivano prontamente messi in fuga. Da parte sua la polizia antisommossa tentava di impedire l’assembramento dei manifestanti filo curdi con cariche, lacrimogeni e cannoni ad acqua.

Denunciando tale eventi il KCDK-E ha dichiarato in un comunicato che “mentre milioni di persone in ogni parte del Kurdistan e centinaia di migliaia in tutta Europa celebrano con passione e con spirito di unità nazionale il Newroz, ancora una volta lo Stata turco ricorre alla nota strategia del terrore, anche in Belgio”.

Senza risparmiare il governo belga accusato di “lasciare carta bianca alle bande fasciste dello Stato turco”.

Invitando infine i curdi a organizzarsi per proteggersi dalle provocazioni. Non si esclude che tali aggressioni vengano pianificate con il supporto (complicità per il KCDK-E) del consolato turco, come risposta alle iniziative politiche del movimento di liberazione curdo (vedi in particolare le grandi manifestazioni, soprattutto in Francia e Germania, per Ocalan).

Nei giorni successivi agli attacchi razzisti in Belgio, si è assistito alla forte mobilitazione della comunità curda anche in Germania.

A Leipzig la Federazione dei Curdi Liberi della Germania Orientale (FED-KURD) ha organizzato un presidio di protesta nei pressi della stazione ferroviaria centrale. Centinaia di partecipanti hanno scandito slogan (in curdo, tedesco e inglese) contro il regime di AKP-MHP.

Così a Francofote dove decine di curdi hanno ugualmente manifestato davanti alla stazione ferroviaria.

Un’altra protesta per gli attacchi razzisti si è svolta a Giessen.

Vi hanno preso parte numerosi cittadini tedeschi ed esponenti di associazioni della società civile chiedendo alle autorità di garantire la sicurezza di tutte le minoranze (non solo dei curdi ovviamente) presenti sul territorio tedesco.

In un’altra manifestazione a Darmstadt è stato letta pubblicamente, in tedesco, la dichiarazione del KCDK-E.

Sempre a Darmstadt, Mehmet Çopan, copresidente della Federazione FCDK-KAWA ha denunciato che “i fascisti legati allo Stato turco hanno mostrato il loro vero volto, sporco e barbaro, in Belgio. Ma devono sapere che con tali azioni non potranno mai intimidire il popolo curdo”.

Gianni Sartori

#IncontriSulWeb – Presentazione della nuova versione di Dialogo Euroregionalista digitale e gratuita

Venerdì 29 marzo alle ore 18, su questo Blog la presentazione del nuovo numero di DIALOGO EUROREGIONALISTA. Da questa uscita, il nostro trimestrale sarà in formato DIGITALE e sarà scaricabile GRATUITAMENTE da tutti. Il numero sarà disponibile a partire dal giorno 30 marzo e le istruzioni verranno fornite nella parte finale del video. #StayTuned