#Africa #Tuareg – MALI: NASCE UNA NUOVA COALIZIONE (COMPOSTA NON SOLAMENTE DA TUAREG) PER L’AUTONOMIA DELL’AZAWAD – di Gianni Sartori

In un comunicato del 2 maggio (ma la notizia circolava già dal 26 aprile) la coalizione “Quadro permanente per la pace, la sicurezza e lo sviluppo” (CSP-PSD, in buona parte costituita da separatisti tuareg)) annunciava di aver assunto la denominazione di “Quadro strategico permanente per la difesa del popolo dell’Azawad” (Csp-Dpa). Alla guida Bilal Ag Acherif, leader del MNLA (Movimento per la liberazione dell’Azawad) e oppositore storico del governo di Bamako (tanto da essere stato sottoposto a ingenti sanzioni finanziarie).

Qualche nota biografica: ferito nel giugno 2012 nel conflitto tra MNLA e gli islamisti del MUJAO (Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa Occidentale), sarebbe poi stato curato in Burkina Faso.

Nel novembre 2012, veniva ricevuto a Parigi da vari diplomatici francesi mentre nel febbraio 2014 da Muhammad VI, re del Marocco. In varie occasione ha chiesto aiuto alla comunità internazionale per contrastare le milizie islamiste di AQMI (al-Qāʿida nel Maghreb islamico) e MUJAO.

Nel comunicato la nuova coalizione informa l’opinione pubblica internazionale di combattere “non solamente per la protezione delle popolazioni, ma anche per ottenere uno statuto proprio politico e giuridico per le regioni del nord”. Ossia quelle denominate Azawad.

Scopo del CSP-DPA sarà anche tentare di conciliare le diverse tendenze interne alla coalizione: gli indipendentisti provenienti dal Coordinamento del movimento dell’Azawad (CMA) e i gruppi favorevoli al mantenimento dell’unità del Mali della “Piattaforma dei movimenti di autodifesa”. Tale “Piattaforma” era sorta nel 2014 dall’alleanza tra vari gruppi armati maliani in genere filo-governativi.

Ne facevano parte il Gruppo di autodifesa tuareg Imghad e alleati (GATIA), il Movimento popolare per la salvezza dell’Azawad (MPSA), il Coordinamento dei movimenti del Fronte patriottico di resistenza (CM-FPR che a sua volta raccoglievatre movimenti: Ganda Koy, Ganda Izo e le Forze di liberazione del nord del Mali)), il Movimento per la difesa della patria (MDP), il Fronte popolare dell’Azawad (FPA) ecc.

I diversi raggruppamenti si sarebbero disciolti per “fondersi nella nuova struttura”. Con lo scopo principalmente di “difendersi dal terrorismo di Stato istituzionalizzato”. Denunciando sia le continue esazioni, sia – soprattutto – i numerosi casi di esecuzioni extragiudiziali operati dall’esercito maliamo e dai mercenari della Wagner contro i civili.

Da qui la richiesta di uno “statuto politico e giuridico per l’Azawad”. Al di là delle diverse opzioni (indipendenza o autonomia), uno statuto del genere non potrà ottenersi che attraverso trattative tra i ribelli e il governo di Bamako. Ma purtroppo ora come ora il governo centrale non sembra per niente interessato al “dialogo” e non fa differenza tra ribelli e terroristi (le milizie islamiste). Anzi sembra voler approfittare della “lotta al terrorismo islamico” per chiudere definitivamente i conti con le insorgenze del Nord.

Già nel 2015 i gruppi indipendentisti avevano sostanzialmente rinunciato al loro programma in cambio di una significativa decentralizzazione. Ma gli accordi di allora erano presto destinati a naufragare. Nel 2023, caduta la loro roccaforte di Kidal, i combattenti tuareg venivano duramente sconfitti dalle truppe della Wagner senza saper reagire in maniera adeguata. Almeno per ora.

Preso tra due fuochi, le truppe di Bamako e le milizie di Jamaʿat Nuṣrat al-Islām wa-l muslimīn (JNIM, il “Fronte di sostegno all’islam e ai musulmani”, jihadisti salafiti legati ai terroristi di Al-Qāʿida), nel comunicato il CSP-DPA “condanna il terrorismo in tutte le sue forme”.

Ma altrettanto decisamente diffida i governi dei paesi limitrofi (scontato il riferimento al Niger e al Burkina Faso anche senza averli citati esplicitamente) dal “prendere iniziative o intervenire nei territori dell’Azawad”.

Recentemente infatti si è costituita una “Alleanza degli Stati del Sahel” (AES, fondamentalmente di natura militare) di cui fanno parte, oltre al Mali, il Niger e il Burkina Faso.

Gianni Sartori

#Kurds #Rifugiati – ANCORA SUL CAMPO DI AL-HOL – di Gianni Sartori

PUR TRA MILLE DIFFICOLTA’ L’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DEL NORD E DELL’EST DELLA SIRIA PORTA AVANTI PROGRAMMI DI RIABILITAZIONE E REINSERIMENTO PER LA FAMIGLIE DEI MILIZIANI DELL’ISIS

Tra difficoltà facilmente intuibili vista la situazione, l’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord e dell’Est della Siria non demorde nel tentativo di realizzare una società inclusiva, tollerante direi anche libertaria (nel senso originario, non in quello individualista-neoliberista che va per la maggiore).

Tra i problemi che necessitano perlomeno di contenimento (per quanto auspicabile, al momento una rapida e definitiva soluzione appare problematica) quelli dei campi di Hol e di Roy dove sono state raccolte le famiglie di miliziani e mercenari dell’ISIS.

In particolare, in collaborazione con alcune Ong sia locali che internazionali, l’AANES si sta impegnando per la riabilitazione di queste persone. Soprattutto per impedire che l’ideologia dell’islamismo radicale trovi terreno fertile tra i bambini e gli adolescenti presenti nei campi.

Infatti le donne rimaste affiliate all’ISIS tentano di inculcare l’ideologia islamista nei minori sia con lezioni di sharia che dando false notizie in merito agli interventi di riabilitazione.

Come ha spiegato in un’intervista Xorşîd Qiro, copresidente del campo di Hol “le associazioni legate all’Amministrazione Autonoma stanno portando avanti programmi di riabilitazione per i residenti del campo e nel contempo cerchiamo di coinvolgere altre associazioni sia locali che internazionali. Tutto ciò è di primaria importanza per quanto richieda uno sforzo immenso”.

Tra le organizzazioni che collaborano a tale progetto va segnalato il Consiglio Siriano delle Donne che interviene a sostegno delle donne e dei bambini con seminari, formazione professionale e assistenza psicologica.

Attualmente la gestione del “programma di sensibilizzazione e  riabilitazione per donne e bambini” del campo di Hol è affidata a Cihan Hemze (presidente del Consiglio Siriano delle Donne).Recentemente ha denunciato come “stiamo ricevendo costantemente minacce di morte e ultimamente è stata incendiata la tenda in cui lavoriamo”. Ugualmente sarebbero oggetto di minacce e aggressioni le donne e i bambini che partecipano ai corsi professionali e ai programmi educativi (minacce provenienti da donne rimaste fedeli a Daesh).

Uno sforzo quello dell’Amministrazione Autonoma che dovrebbe godere di supporto internazionale, soprattutto da parte di quei Paesi della coalizione anti-Isis (spesso latitanti). Se non altro per disinnescare – o almeno ridurre al minimo – la rinascita delle bande integraliste.

Gianni Sartori