#IncontriSulWeb – “EDITORIA E CULTURA IN SARDIGNA” – con Giovanni Fara – venerdì 22 novembre – ore 18

Un incontro con Giovanni Fara , operatore culturale e fondatore di Catartica Edizioni e di molte altre iniziative.
In contemporanea sui nostri social e sul nostro Blog.
#Kurds #Memoria – “IL PKK È UNA RIVOLUZIONE MENTALE E DELLA COSCIENZA NEL KURDISTAN” – di Gianni Sartori

47 anni fa Abdullah Öcalan fondava il PKK: una speranza sia per il popolo curdo che – forse – per l’Umanità.
Vogliamo crederci ancora. Anche in questi tempi bui e – quasi – senza speranza. Credere nella possibilità di una vita degna – o almeno decente – per tutte e per tutti. Qui e ora, su questo pianeta alla deriva, nella crisi ambientale e nel caos politico.
E anche (come si legge in un comunicato in vista del 47° anniversario, 27 novembre, del PKK) pensare che se “il Medio Oriente è il cuore del mondo e il Kurdistan il cuore del Medio Oriente, il PKK è la vena giugulare di questo cuore che diffonde la libertà e la democrazia in tutto il Medio Oriente”.
Il congresso fondativo del PKK risale al 27 novembre 1978 nel villaggio di Fis (distretto di Lice, provincia di Diyarbakır-Amed), ormai quasi mezzo secolo fa.
Quando, come veniva ricordato in un precedente comunicato “Rêber Apo e il PKK hanno saputo guidare un popolo a sollevarsi dal suo letto di morte. In base al principio che la forza più grande è il potere che sta in noi stessi”.
Se pur tra errori e inevitabili contraddizioni (v. in Rojava il rapporto con gli statunitensi), ha saputo fornire indicazioni per il superamento della “modernità capitalista”. Scrollandosi, sganciandosi anche da una tradizione m-l (peraltro rispettabile) forse non più del tutto adeguata ai tempi. In grado di comprenderne (e possibilmente modificarne) tutta la dura e brutale complessità. Come dicevano i baschi “Loro imparano, noi anche”.
Se l’immagine di una nuova “Arca di Noé” (o anche “Torcia di Prometeo”) può apparire leggermente enfatica, rimane il fatto (a mio parere incontestabile) che il progetto elaborato da Öcalan e compagni ha offerto una possibile (per quanto ardua) via d’uscita, una speranza. Non solo per il popolo curdo, ma per tutti i popoli oppressi, i diseredati, subalterni, oppressi e calpestati. E per le donne in particolare.
Non tanto, non solo in quanto “rivoluzione politica e militare”, ma piuttosto come vera, autentica “rivoluzione mentale”.
Per la costruzione di una società fondata su principi etici e morali che attingono a profonde radici ecologiste, libertarie, democratiche.
Per cui la vera battaglia, la più difficile rimane quella della “lotta mentale”. Al fine di potersi “purificare dalla mentalità colonialista, del potere”.
Nucleo essenziale, la liberazione delle donne. Oppresse dal sistema patriarcale e statalista che da oltre cinquemila anni ne ha modellato, plasmato il ruolo subalterno e una visione del mondo al servizio della dominazione maschile (interiorizzandone i codici, come avviene nella colonizzazione). Questo almeno secondo il comunicato curdo, ma sarebbero ormai ben più di diecimila anni per altri “opinionisti” (v. Zerzan).
A voler essere chiari, una forma di schiavismo (magari spacciando per “liberazione” una emancipazione tutta interna al liberismo e al consumismo) funzionale, propedeutica all’analoga opera di sfruttamento, colonizzazione e oppressione della natura (vedi l’allevamento, più ancora dell’agricoltura) e della società in generale (schiavismo, lavoro salariato, corpi separati…).
Demistificare le falsità raccontate da ideologi e storici asserviti è stato uno dei meriti indiscutibili del partito fondato da Abdullah Öcalan.
Prima della nascita del PKK la società curda era alquanto frammentata, feudale e gerarchica. Divisa internamente tra clan, tribù, sette e frontiere interne. Per non parlare del ruolo delle donne, asservite alle secolari tradizioni religiose e all’onnipresente, rigido e invasivo sistema patriarcale.
Mentre oggi come oggi rappresentano l’avanguardia nella lotta di liberazione. Ben consapevoli purtroppo che il prezzo pagato è stato altissimo. Tra sanguinose repressioni (non solo in Turchia, ricordiamoci dei bombardamenti chimici operati da Saddam Hussein), deportazioni della popolazione, uccisioni extragiudiziarie (“guerra sporca”) anche all’estero. E non solo in Francia (v. in rue Lafayette il 9 gennaio 2013 e al Centro culturale curdo Ahmet-Kaya di rue d’Enghien del 23 dicembre 2022), ma anche in Austria (assassinio di Rahman Ghassemlou, esponente del PDK iraniano) e a Cipro (uccisione di Theophilos Georgiades, membro del Comitato di Solidarietà con il Kurdistan, in via Thoukidiou in Aglantzia, distretto di Nicosia il 20 marzo 1994).
Gianni Sartori
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Galiza
#7NotePerUnNuovoMondo #Mexico
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Galiza
#IncontriSulWeb – “FOCUS SULLA LINGUA CORSA” – con Lisandru de Zerbi
Un incontro con Lisandru de Zerbi, fondatore di Praticalingua e co-fondatore di Scola Corsa, per approfondire l’attività delle due strutture che operano per la diffusione della Lingua Corsa sul territorio dell’Isola.
In contemporanea sui nostri social e sul nostro Blog.
#Kurds #Europe – OPPOSIZIONE ALLA GUERRA E SOLIDARIETA’ AL KURDISTAN DA BERLINO – di Gianni Sartori

Dicono che la visione della grande scultura di 30 metri denominata ”Uomo Molecola” (Molecule Men, anche se in realtà le figure umane bucherellate sono tre) emergente sulla spumeggiante Sprea, il fiume di Berlino, appaia particolarmente suggestiva al tramonto. Non posso dare conferma avendola velocemente intravista solo in pieno giorno, ma vedrò di rimediare. Inaugurata nel 1997, è diventata uno dei luoghi canonici per manifestazioni e proteste. Per esempio nel 2019 i militanti di Liebig 34 la occuparono per diverse ore (facendo indossare a una delle scultura, simbolicamente, un enorme giubbotto di salvataggio) come protesta per le stragi di migranti nel Mediterraneo.
Forse fu anche a causa di iniziative come questa che l’anno dopo, il 9 ottobre 2020, la casa occupata denominata Liebig 34 venne brutalmente sgomberata alle tre del pomeriggio dalle ultime donne rimaste a presidiarla. Mettendo in campo, con efficienza teutonica, blindati, ruspe, centinaia di camionette e circa cinquemila (5000 !) agenti di polizia. Una maniera perlomeno originale di “festeggiare” il trentennale della riunificazione. Come indicava la denominazione, Liebig 34 sorgeva fra Liebigstr. e Rigaer Str. (distretto di Friedrichshain) in uno storico quartiere operaio di Berlino Est. Di ispirazione libertaria, fondata sul solidarismo e il mutuo soccorso, i militanti si battevano “gegen die Stadtder Reichen”. Ossia contro la “gentrificazione”, contro gli speculatori (gli “squali”) che compravano a prezzi stracciati e buttavano giù tutto ricostruendo appartamenti di lusso.
E nella mattinata del 14 novembre altri giovani internazionalisti (“Internationalistische Jugendkommune”: i figli, i nipoti ?) sono risaliti sulle statue bucherellate svolgendo un grande striscione con la scritta “Rifiutiamo la Terza Guerra Mondiale – né missili di medio raggio in Germania – né Eurofighters in Kurdistan”.
Un mese prima, il 3 ottobre 2024, sempre a Berlino si era svolta una grande manifestazione contro la guerra (a cui aveva partecipato anche Sahra Wagenknecht di BSW) protestando in particolare contro i crimini di guerra nella Striscia di Gaza e definendo Olaf Scholz “cancelliere delle bombe”.
Con la protesta del 14 novembre si è voluto puntare il dito sui (non solo presunti) preparativi di guerra del governo tedesco nei confronti della Russia. Come confermerebbero le recenti dichiarazioni del cancelliere in merito al dispiegamento in territorio tedesco dei missili a medio raggio statunitensi.
Con lo slogan “I ricchi vogliono la guerra, i giovani il futuro” hanno anche espresso contrarietà all’annunciata vendita dei caccia Eurofighter alla Turchia. In quanto il sostanziale sostegno tedesco al regime di Erdogan (AKP-MHP) renderebbe Berlino “complice dei massacri subiti dalla popolazione curda”.
Sostengono le Internationalistische Jugendkommune in un comunicato che “ogni giorno vediamo come le guerre diventano sempre più brutali e i diritti umani vengono affossati.”
Affermando che la Germania “trae beneficio dalla morte” e conferma di essere un paese “guerrafondaio”: “Sia fornendo armi a Israele, sia vendendo aerei e tank alla Turchia per utilizzarli contro il Kurdistan in violazione del diritto internazionale”.
Per cui “non possiamo più stare a guardare rimanendo a braccia conserte. Opponiamoci alla Terza Guerra Mondiale. Ribelliamoci dovunque contro la guerra”.
Alcuni militanti hanno anche spiegato che i giovani tedeschi non hanno nessuna intenzione di andare al fronte “per farsi riempire di buchi come i Molecule Men. Almeno un milione di Russi e Ucraini sono già morti o sono rimasti feriti in Ucraina. E gli effetti si fanno sentire anche in Germania con l’aumento dei prezzi e l’esasperazione del clima politico. Con 100 milioni di euro investiti nel riarmo mentre aumentano i tagli ai servizi sociali”.
Esprimendo preoccupazione anche per la prevista reintroduzione del servizio militare obbligatorio e per il sostanziale riarmo della Germania in quanto “sappiamo che più armi e più soldati non preparano la pace. Abbiamo bisogno di soluzioni concrete per risolvere le molteplici crisi del nostro tempo, non certo di questo cieco bellicismo”.
Quanto alle possibili soluzioni, gli attivisti mostrano interesse per le diverse esperienze di autodeterminazione e autogoverno (per una “nuova cultura democratica che vada oltre il parlamentarismo”), con un richiamo esplicito per quanto avviene in Kurdistan e nel Rojava in particolare. Nel comunicato di Internationalistische Jugendkommune si accusa apertamente Erdogan di aver “invaso illegalmente la Siria e l’Irak” e il governo tedesco di appoggiarlo.
Tra i partecipanti alla protesta pacifista anche qualche rifugiato curdo proveniente da Afrin, sotto occupazione turca.
Gianni Sartori
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Corsica
#Catalunya #News – nasce Nexe Nacional
Nel mondo dell’indipendentismo catalano nasce una nuova organizzazione @NexeNacional https://nexenacional.cat – seguiremo con attenzione i suoi passi
