Un incontro con lo storico e scrittore veneto Ettore Beggiato per parlare di Referendum: partiremo dal Plebiscito di annessione del Veneto al Regno d’Italia, passeremo ai Referendum catalani per chiudere con il Referendum sull’Autonomia del Veneto.
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Galiza
#Ireland #Rebels – “Ohh Ahh Up the ‘Ra” (Celtic Symphony) seconda in classifica – di Gianni Sartori

Qualcuno ha già parlato di “effetto Streysand”.
A volte capita di ottenere esattamente l’effetto contrario di quanto ci si proponeva.
Per esempio voler cancellare, reprimere un evento, ma in realtà favorirne la diffusione.
Un esempio da manuale quanto sta accadendo con la “Celtic Symphony” nella versione del gruppo irlandese “The Wolfe Tones”. Incriminata per il ritornello “Ohh Ahh Up the ‘Ra” inteso come un omaggio all’IRA (Irish Republican Army).
I fatti risalgono a circa due mesi fa quando la squadra femminile della Repubblica d’Irlanda aveva intonato l’inno per festeggiare la vittoria sulla Scozia (1 a 0) nella partita per accedere alla Coppa del Mondo. Registrando il tutto in un video destinato a suscitare scandalo e indignazione in Gran Bretagna.
A quanto sembra si sta ancora indagando in merito, ma nel frattempo la canzone ha raggiunto il secondo posto tra quelle ascoltate e scaricate dalla rete (al primo un inedito dei Queen).

Niente male per un motivo risalente al secolo scorso e rimasto finora sostanzialmente circoscritto agli ambienti sportivi irlandesi. Viene infatti regolarmente intonato negli stadi quando gioca il Celtic e agli incontri del pugile irlandese, nato a Belfast, Michael Conlan.
Quanto a Theobald Wolfe Tones, il personaggio a cui il gruppo musicale è dedicato, fu un rivoluzionario repubblicano indipendentista irlandese di religione protestante.
Esponente di Cumann na nÉireannach Aontaithe (Società degli irlandesi Uniti) venne condannato a morte per l’insurrezione del 1798.
Gianni Sartori
#7NotePerUnNuovoMondo #Chiapas
#Istanbul #News – STRAGE DI ISTANBUL: L’AANES RICHIEDE UN’INCHIESTA INTERNAZIONALE -di Gianni Sartori

La strage del 13 novembre 2022, con il suo tragico bilancio di civili massacrati, ha suscitato oltre che sacrosanta indignazione, una ridda di ipotesi. Da quelle improbabili (come la “pista armena, dopo un presunta rivendicazione dell’ASALA, un’organizzazione di cui non si sentiva parlare da circa 30 anni…) ad altre più realistiche (vedi chi ha creduto di riconoscervi i metodi dell’Isis). Altra ipotesi, una deriva terroristica interna al movimento curdo, opera di qualche gruppo “incontrollato”.
O magari potrebbe essere collegata alle recenti difficoltà incontrate da Ankara nel gestire i suoi ascari (a scelta: l’Esercito Nazionale Siriano, l’ex al-Nusra ora Hayat Tahrir al-Sham, Jabhat al-Shamiya, Jaish al-Islam…con episodi di insubordinazione da parte di che teme di essere scaricato).
A parte il classico “cui prodest” (non certo ai Curdi, piuttosto a Erdogan che sembra intenzionato a capitalizzare quanto accaduto), a molti poi sarà venuto in mente il 12 dicembre 1969 e la “pista anarchica” (poi evaporata).
In ogni caso si tratta di un gesto orribile, esecrabile e senza alcuna possibile giustificazione.
Il 14 novembre, esprimendo innanzitutto le proprie condoglianze ai parenti delle persone che hanno perso la vita nella strage del 13 novembre e augurando una pronta guarigione ai feriti, il Comando del centro di Difesa del popolo (HSM, la struttura a capo dell’organizzazione militare del PKK) ha dichiarato di non aver assolutamente nessun legame con quanto era accaduto a Istanbul.
Nel comunicato si legge che “il nostro popolo e l’opinione pubblica sono consapevoli che noi non colpiremo mai i civili e che non accettiamo azioni rivolte contro i civili”.
In quanto “operiamo nella prospettiva di un futuro comune, democratico, libero ed egualitario con la società turca”.
Sempre secondo il comunicato di HSM “è evidente che il regime turco incontra serie difficoltà di fronte allo sviluppo della nostra legittima lotta. In particolare di fronte alla denuncia dell’uso di armi chimiche e alla divulgazione di immagini in cui vengono bruciati i corpi dei loro stessi soldati”.
Inoltre, il fatto che dopo questo tragico evento sia stata colpita Kobane indicherebbe senza ombra di dubbio quale sia il prossimo obiettivo di Ankara (utilizzando appunto la strage come un pretesto).
Potrebbe quindi, sempre secondo HSM, trattarsi di un episodi di “guerra sporca” (oppure di “strategia della tensione” all’italiana) funzionale al colonialismo turco.
E questo anche se gli esecutori materiali dovessero risultare siriani o curdi.
Anche l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord e dell’Est (AANES), ovviamente, ha condannato l’attentato e richiesto “l’apertura di una inchiesta internazionale”. Per l’AANES “lo Stato turco e i suoi servizi di intelligence stanno diffondendo notizie false”.
Accusare l’Amministrazione autonoma servirebbe a “distrarre l’attenzione dai problemi interni della Turchia” e rientrerebbe in un piano per giustificare l’ulteriore invasione del Rojava.
Come è stato ricordato da fonti curde, già qualche anno fa, in diretta alla televisione turca, İsmail Hakki Pekin (in passato a capo dell’intelligence turca) faceva l’apologia dell’uso strumentale dei gruppi jihadisti per colpire i curdi in Siria e spezzarne le alleanze con la Coalizione internazionale .
Per cui non si può escludere che “il massacro di Istanbul / Beyoglu del 13 novembre 2022 sia sortito dal cappello del MIT, notoriamente esperti in materia”.
Gianni Sartori
#7NotePerUnNuovoMondo #Québec
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Corsica
#Kurdistan #Europe – Indignazione curda a Düsseldorf – di Gianni Sartori

Ho sempre pensato che alcune canzoni di Pino Masi (quello di Lotta Continua) abbiamo rimediato in parte alle carenze scolastiche in materia di geografia.
Pensate solo a:
“…da Burgos a Stettino, ed anche qui da noi, da Avola a Torino, da Orgosolo a Marghera, da Battipaglia a Reggio…”.
Anche chi non conosceva già cos’era accaduto in quel tempo a Burgos (processo ai baschi e condanne a morte, poi sospese, nel 1970), a Stettino (le lotte degli operai polacchi contro il regime di Gomulka), a Orgosolo (lotte di contadini e pastori, a sfondo anche indipendentista, contro la militarizzazione della Sardegna)…etc … aveva modo di imparare, di informarsi.
Idem per la sua versione dell’Internazionale:
“Senza patria, senza legge e nome,
Da Battipaglia a Düsseldorf,
Siamo la tendenza generale,
Siamo la rivoluzion”.
Ovviamente mi ricordo ancora bene (avendo anche distribuito i volantini di protesta e aver partecipato alle manifestazioni) dei fatti di Avola (2 dicembre 1968, morte di Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona) e di Battipaglia (9 aprile1969, morte di Teresa Ricciardi e Carmine Citro).
Due eccidi rimasti indissolubilmente collegati nella memoria, sia “storica” che personale.
Al momento mi sfugge invece, dovrò controllare, cos’era accaduto all’epoca a Düsseldorf.
Ma ecco che il nome della città tedesca riemerge prepotentemente, torna a far parlare di sé, stavolta per una grande manifestazione contro l’impiego di armi chimiche da parte della Turchia.
Alla manifestazione del 12 novembre 2022 hanno partecipato circa 25mila persone (non solo curdi). Con lo slogan “#YourSilenceKills” hanno richiesto alla comunità internazionale di porre termine a questi crimini di guerra contro la popolazione curda.
Indetta dalle Confederazione delle associazioni curde di Germania (KON-MED), ha visto convergere su Düsseldorf migliaia di persone provenienti sia da ogni parte della Germania, sia dai Paesi limitrofi.
Verso le 10 del mattino i manifestanti iniziavano a concentrarsi in due punti diversi della città e verso le 12 i due cortei avevano cominciato a sfilare pacificamente. Molti indossavano la “tuta bianca” per esprimere efficacemente a cosa si opponevano.
Molti inoltre inalberavano cartelli con le foto dei guerriglieri uccisi dalle armi chimiche.
Tra le scritte sugli striscioni spiccavano in particolare:
“L’attacco contro il Kurdistan è un attacco contro i nostri valori”, “Fermate il sostegno tedesco alla Turchia”, “Lo Stato turco assassina i Curdi con le armi chimiche – Il vostro silenzio uccide”.
Rivolgendosi alla folla presente la co-presidente di KON-MED, Zübeyde Zümrüt, non si è si è limitata a criticare, definendola “scandalosa”, l’indifferenza mostrata finora da Berlino (recentemente un portavoce governativo ha dichiarato di non vedere alcuna necessità di aprire un’inchiesta internazionale).
Ha infatti condannato quello che considera un vero e proprio coinvolgimento, una buona dose di corresponsabilità.
Affermando che “il governo tedesco sostiene politicamente, finanziariamente e militarmente il regime di Ankara”.
E quindi, dal punto di vista dei curdi “è in parte responsabile”.
Sulla questione è intervenuta l’Associazione dei medici contro la guerra nucleare (IPPNW) che recentemente (in settembre) aveva condotto un’inchiesta condotta (se pur tra mille difficoltà) nel Nord dell’Iraq, nei territori curdi sottoposti agli attacchi dell’esercito e dell’aviazione turchi.
Nel rapporto di IPPNW pubblicato in ottobre, gran parte delle accuse mosse dai curdi hanno trovato riscontro e comunque viene confermata la necessità di una immediata inchiesta internazionale.
Gianni Sartori
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Bayern
#Colombia #India – “Mi piacciono gli studenti!” – di Gianni Sartori

“Me gustan los estudiantes
porque son la levadura
del pan que saldrá del horno
con toda su sabrosura,
para la boca del pobre
que come con amargura.
Caramba y zamba la cosa
¡viva la literatura!
Me gustan los estudiantes
porque levantan el pecho
cuando le dicen harina
sabiéndose que es afrecho,
y no hacen el sordomudo
cuando se presenta el hecho.
Caramba y zamba la cosa
¡el código del derecho!
Me gustan los estudiantes
que marchan sobre la ruina.
Con las banderas en alto
va toda la estudiantina:
son químicos y doctores,
cirujanos y dentistas.
Caramba y zamba la cosa
¡vivan los especialistas!
Me gustan los estudiantes
que van al laboratorio,
descubren lo que se esconde
adentro del confesorio.
Ya tienen un gran carrito
que llegó hasta el Purgatorio
Caramba y zamba la cosa
¡los libros explicatorios!
Me gustan los estudiantes
que con muy clara elocuencia
a la bolsa negra sacra
le bajó las indulgencias.
Porque, ¿hasta cuándo nos dura
señores, la penitencia?
Caramba y zamba la cosa
¡Qué viva toda la ciencia!”
Così cantava ancora nel 1965 Violeta Para.
Poi sarebbero venute le ampie rivolte di studenti in ogni angolo del pianeta: da Praga a Città del Messico, da Tokio (Zengakuren!)alla Sorbona, da Berlino a Berkley, da Pisa a Trento…
Magari un pochettino, talvolta, piccolo-borghesi (ma in tanti della mia generazione furono studenti-lavoratori, da Saltarelli a Serantini…), ma comunque eredi del sano ribellismo dei Clerici vagantes.
E oggi non sono da meno, pare.
Arrivate in questi giorni (11 novembre) due piccole conferme, rispettivamente dalla Colombia e dall’India.
A Bogotà sono riprese con vigore le manifestazioni davanti all’Universidad Pedagógica Nacional per protestare contro il consistente aumento delle tasse scolastiche già previsto per il primo semestre del 2023.
Tra i più impegnati nelle contestazioni gli studenti dell’Universidad Javeriana che si sono distinti sia nel presidiare, bloccando il traffico, diversi incroci stradali, sia nel confronto con i reparti dell’ESMAD (la polizia anti sommossa). Gli scontri più accesi si sono registrati all’angolo della Calle 72 e della Carrera 11. Qui alcuni manifestanti con il volto mascherato si sono impadroniti di un autobus usandolo come barricata e cercando di incendiarlo.
Invece in India, a Kaliachak II (nel distretto di Malda, Bengala Occidentale) gli studenti si sono riversati nelle stradealla notizia che un loro coetaneo era morto per l’improvviso cedimento di un muro pericolante al liceo Bangitola. Nel crollo altri ragazzi sono rimasti feriti, alcuni seriamente. Durante il confronto con la polizia sarebbero stati arrestati quattro studenti, mentre sette poliziotti (colpiti dalle pietre lanciate dai giovani, stando alla versione ufficiale) avrebbero riportato ferite. Non è noto invece il numero degli studenti feriti nelle cariche e per il lancio di granate lacrimogene in quanto, evidentemente, hanno preferito non andare al pronto soccorso per non venire arrestati.
Gianni Sartori
