#Veneto #Territorio – un’intervista (di qualche anno fa…) a cura di Gianni Sartori

Sempre più attonito di fronte all’impietoso spettacolo della totale cementificazione del territorio veneto (per restare nel vicentino: nuove basi statunitensi, A31 e e relativi rifiuti tossici, pedemontane varie, proliferare di ipermercati, abusivismi a raffica sui Colli Berici, etc…) sono andato a riesumare questa intervista del 2007 che mi sembra estremamente attuale. GS

Un incontro con FRANCESCO VALLERANI (2007)

Sabato 23 giugno 2007 Francesco Vallerani, docente di Geografia Umana di Ca’ Foscari, ha partecipato al dibattito “Territorio e Biopolitica” all’interno delle iniziative di Festambiente 2007, a Vicenza.


D. Richiamandoci ad un libro da lei citato (“Collasso – Come le società scelgono di morire o vivere” di Jared Diamond), il Nord-est in che categoria si potrebbe collocare? Quali ritiene siano le principali emergenze di questo territorio?
R. Nel Nord-est ci troviamo sicuramente di fronte ad un esempio di “egoismo razionale”, utilitaristico. Questo atteggiamento non è solo eticamente deprecabile, ma anche dannoso per le comunità, oltre che per l’ambiente.
Direi che per i cittadini del Nord-est sta diventando centrale la questione idrica. E’ sempre più evidente che l’acqua non è inesauribile e i fiumi diventano indicatori fondamentali della qualità ambientale. Stanno emergendo dovunque i vari “conflitti d’uso” rispetto ai corsi d’acqua: irrigazione, ricettori per i reflui, fonte di energia idroelettrica (soprattutto per i bacini montani). Senza naturalmente dimenticare l’uso ricreativo, il valore estetico. Basterebbe osservare quante persone percorrono le piste ciclabili sugli argini.
Difendere i corsi d’acqua è diventato determinante, quasi una via di salvezza per una società che ha quantomeno “esagerato”. Pensiamo solo alle innumerevoli varianti dei piani regolatori, alla proliferazione delle zone artigianali.

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D. Oppure, qui nel vicentino, alla prevista A31…
R. Per la nuova autostrada si dovrebbe almeno pensare a qualche ammortizzatore ambientale. Si potrebbe fare come in Germania, ossia riforestare una fascia di terreno per una decina di metri su entrambi i lati dell’autostrada. Tutti i grandi dibattiti generali (sul clima, l’inquinamento, la deforestazione…) richiedono anche una consapevolezza locale. Un discorso che si lega anche all’identità di cui il paesaggio tradizionale è una componente fondamentale.

D. Anche il dibattito in merito alle cave sta tornando attuale… R. E’ ovvio che più si costruiscono aree artigianali, più c’è bisogno di cemento e quindi di cave, da Asiago alla Val d’Astico, a Carpanè…
Le cave servono per costruire capannoni, ma compromettendo irreparabilmente la base ecologica (acqua e suolo), rischiando appunto il “collasso” di cui parla Diamond.

D. Parlava anche di “amnesia del paesaggio”. Di cosa si tratta?
R. Si parla di amnesia del paesaggio, sia storico che naturale, quando le modifiche sono graduali. Esemplare la lenta scomparsa dei ghiacciai alpini, meno percettibile per chi vive nelle vicinanze. Vale anche nel caso di disastri ambientali. La grave siccità del 2003 è stata ormai dimenticata.

D. Volendo trovare qualche analogia con il Nord-est?
R. Mi ricorda la situazione descritta da Davis in “Geografie della paura” quando parla di Los Angeles negli anni cinquanta.
Anche se l’area considerata è tre volte maggiore ( ma gli abitanti sono circa dodici milioni) le dinamiche sono quasi le stesse. Qui dagli anni cinquanta in poi hanno dominato gli immobiliaristi. Si diffondeva il mito della “campagna” e tutti volevano il loro pezzetto di “verde”. Era il rigetto della metropoli con conseguente urbanizzazione della campagna. Anche nel Nord-est possiamo ormai parlare di “città diffusa” o anche di “villettopoli” come scriveva Eugenio Turri.

D. Quando si parla di degrado ambientale, in genere, si pensa all’industria, sottovalutando il fatto che anche l’agricoltura provoca danni all’ecosistema, alla biodiversità…
R. L’attuale agricoltura è molto idrovora; inoltre è fortemente sussidiata.
Vanno assolutamente riviste le politiche agricole comunitarie. E’ assurdo, per esempio, che da noi si finanzi la coltivazione del mais nell’alta pianura, a monte delle risorgive. In queste aree si dovrebbe privilegiare un’agricoltura di nicchia e di qualità.
Oppure lasciare i campi a riposo, a maggese… Naturalmente c’è il rischio che, non ricevendo più contributi per il mais, si pensi di rendere questi terreni edificabili. Su questo l’Europa dovrebbe essere ferrea.

D. Ma quali potrebbero essere le alternative?
R. Si potrebbe passare a colture per biomasse, sia per il carburante che per legname da riscaldamento. Oppure si potrebbero piantare alberi di noce, per l’industria del legno. O pioppeto, dove è possibile…In ogni caso la presenza di alberi, di siepi favorirebbe la biodiversità.

D. Negli ultimi anni si parla spesso di desertificazione. E’ un problema che potrebbe interessare anche l’Europa?
R. Bisogna distinguere tra desertizzazione, ossia l’avanzamento della sabbia e desertificazione. Il primo fenomeno si osserva soprattutto nell’Africa subsahariana e in alcune zone dell’Asia, come attorno al Lago d’Aral.
Invece la desertificazione è sostanzialmente un grave deficit di acqua e si può osservare anche in Italia, per esempio nella bassa cremonese. Ci sono poi alcuni fiumi, come il Lambro e il Seveso, ormai inutilizzabili a causa dell’inquinamento. Nella zona del Po invece abbiamo la rimonta del cuneo salino. L’acqua della falda è fortemente contaminata dalla salinità che ormai arriva fino oltre Adria. Un altro grave problema per l’intera pianura padana è quello della qualità dell’aria, come conferma l’aumento delle allergie e della mortalità dovuta a malattie respiratorie.

D. Alcuni movimenti ecologisti radicali hanno messo in discussione il cosiddetto antropocentrismo, identificato come la causa prima del nostro atteggiamento distruttivo nei confronti della natura, dell’ambiente, degli altri esseri viventi. Lei cosa ne pensa?
R. Anche tra gli ambientalisti c’è una contrapposizione tra conservazionisti e preservazionisti. I primi vorrebbero proteggere l’ambiente per continuare ad usarlo, parlano di sostenibilità (un concetto talvolta discutibile). Invece per i preservazionisti non si dovrebbe modificare nulla. Forse si dovrebbe trovare un compromesso. Certo, alcune aree del mondo andrebbero completamente preservate per la loro biodiversità. Invece è proprio qui che le multinazionali del legname affittano vaste aree, tagliano gli alberi, se ne vanno e lasciano i costi alle popolazioni locali. E’ la “tragedia dei beni comuni”. In questo caso, secondo Diamond, la proprietà privata garantirebbe una tutela maggiore.

Gianni Sartori

#Kurdistan #Catalunya – MANO TESA AL ROJAVA DAI PAISOS CATALANS – di Gianni Sartori

Dai Paisos Catalans solidarietà all’Amministrazione Autonoma del Rojava e apprezzamenti per l’esperienza del Confederalismo Democratico. Due esponenti di YPJ e SDF intervengono al Parlamento catalano.

fonte ANF

Risaliva a oltre due anni fa la prima richiesta di alcuni gruppi politici catalani al Parlament de Catalunya di riconoscere ufficialmente l’Amministrazione autonoma in Rojava.

Tra i promotori: l’ERC (Esquerra Republicana de Catalunya), la CUP (Candidatura d’Unitat Popular), l’ECP (En Comú Podem) e Junts. Per l’ERC aveva firmato il deputato Ruben Wagensberg.

A tale scopo il 19 luglio 2021 era stata depositata una proposta di risoluzione poi sottoposta al dibattito parlamentare. Si chiedeva inoltre di costruire una rete solidale tra la Catalunya e la Siria del Nord e dell’Est. Non solamente con interventi di cooperazione materiale, ma anche accogliendo nei PP. CC. (Paisos Catalans) rifugiati provenienti da questa area del Medio oriente. 
La proposta, poi andata a buon fine, nasceva dalla visita di una delegazione catalana in Rojava e rientrava in una campagna per il riconoscimento dell’Amministrazione autonoma a livello internazionale.

In occasione del secondo anniversario di tale importante riconoscimento, la portavoce delle YPJ Ruksen Mihamed e il comandante delle SDF Mazloum Abdi interverranno al Parlamento catalano il 19 ottobre.

La mozione con la richiesta di tale intervento in plenaria era stata presentata dalle stesse forze politiche del luglio 2021: Esquerra Republicana, Junts per Catalunya, ECP (En Comú Podem) e CUP. Nel comunicato si ricordava che: “Il Parlamento di Catalunya riconosce l’esistenza dell’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est della Siria basata sul Confederalismo Democratico come soggetto politico e chiede alle istituzioni catalane di stabilire relazioni istituzionali con tale amministrazione”. Sottolineando inoltre “il valore potenziale del Confederalismo Democratico come alternativa pacifica, inclusiva, democratica e di convivenza per il Medio Oriente basata sul municipalismo, il femminismo e l’ecologia sociale”. Esortando sia le istituzioni che la società civile e i cittadino catalani a “promuovere una rete di solidarietà per contribuire alla ricostruzione della regione e all’accoglienza – temporale o permanente – dei rifugiati”.

Attraverso la realizzazione di un tavolo a cui partecipino amministrazioni, società civile e altre entità.

Da segnalare che a esprimere solidarietà al Rojava non è soltanto quella parte dei Paisos Catalans attualmente sotto amministrazione spagnola. Per esempio nel febbraio 2021 era intervenuto pubblicamente Jaume Pol, presidente di Unitat Catalana (formazione politica della Catalunya Nord, sotto amministrazione francese) per il caso del rifugiato curdo Husseyin, disertore dall’esercito turco che si era integrato nelle forze curde combattendo contro Daesh.

Rifugiato in Francia per evitare il carcere in Turchia, si era visto rifiutare la domanda d’asilo. Opponendosi all’ordine di lasciare la Francia, si era rifiutato di salire sull’aereo (8 dicembre 2020) e ripetutamente di sottoporsi al test del Covid 19 (indispensabile per l’espulsione). Per questo veniva condannato a tre mesi di prigione dal Tribunale di Perpignan.

Jaume Pol ne aveva chiesto con forza la scarcerazione, e la concessione dell’asilo politico in quanto “combattente curdo contro lo stato islamico”. A farsi carico della causa del giovane curdo, con sit-in e presidi, i militanti di Unitat Catalana (in particolare Joan-Miquel Touron) già impegnati in azioni di solidarietà con la popolazione del Rojava.

Gianni Sartori

#Opinioni – CURDI, ARMENI, PALESTINESI…POPOLI SEMPRE SOTTO TIRO. USQUE TANDEM? – di Gianni Sartori

Come già scritto in precedenza* rimango convinto che – nonostante le complicate vicende mediorientali (teledirette, almeno in parte, dall’Occidente) abbiano collocato – temporaneamente, apparentemente? – curdi e palestinesi (e forse ancor più gli Armeni abbandonati da tutti) in campi contrapposti, la loro condizione di Nazioni oppresse sia sostanzialmente la medesima.

fonte Instagram

A volte alcune coincidenze (sincroniche?) sembrerebbero confermarlo.

Due giornalisti morti in zona di guerra (rispettivamente un anno fa e in questi giorni) avevano lo stesso nome: “ Issam Abdullah”.

Uno era curdo ed è rimasto ucciso a causa di un bombardamento turco in Rojava il 20 novembre 2022. L’altro, libanese, a causa di un bombardamento israeliano il 13 ottobre 2023. Non era quindi propriamente palestinese, ma comunque vittima del pluridecennale conflitto tra Israele e palestinesi.

Il padre del giornalista curdo ha scritto ai familiari di quello libanese:

“Sono il padre del martire Issam Abdullah, il giornalista ucciso in seguito ai bombardamenti dell’occupazione turca sulle regioni del nord-est della Siria il 20/11/2022. Porgo le mie condoglianze alla famiglia del martire giornalista libanese Issam Abdallah (….). Sono stato colto da una grande tristezza e rammarico di fronte alla perdita di questo eroico giornalista che portava lo stesso nom e di mio figlio (…)”.

Intanto l’ONG Human Rights Watch (HRW), tramite il portavoce Lama Fakih,ha denunciato che l’esercito israeliano utilizzerebbe fosforo bianco sia nella striscia di Gaza che in Libano.

Segnalando che “ogni volta che si utilizza il fosforo in aree abitate si rischia di provocare bruciature, ustioni dolorosissime (brucia direttamente la carne utilizzando l’ossigeno dell’aria nda) e grandi sofferenza oltre ainnescare incendi. Con danni atroci per i civili”.

Stando alle testimonianze raccolte da HRW tale sostanza sarebbe stata utilizzata soprattutto nella giornata di martedì 10 ottobre in territorio libanese (in zone frontaliere) e nella giornata di mercoledì 11 in territorio palestinese (il porto di Gaza).

In particolare, l’utilizzo del fosforo bianco sulla striscia di Gaza, una delle aree più popolate del pianeta, viola apertamente le norme del Diritto Internazionale Umanitario.

Pur tra mille contraddizioni e difficoltà (per chi scrive Hamas era e rimane un’organizzazione di fanatici criminali, del resto “irrorata e coltivata” – anche da chi oggi la combatte – per frantumare il movimento palestinese) in questi giorni le manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese hanno goduto di una certa attenzione da parte dei media.

Meno risalto invece è stato dato alle numerose proteste in sostegno della popolazione curda del Rojava sottoposta da anni a bombardamenti e pulizia etnica.

In Germania soprattutto, nonostante le proibizioni.

Il 14 ottobre curdi e solidali sono scesi in strada a Heilbronn, Marburgo, Hamburgo, Múnich, Bremen, Erfurt, Hannover e Oberhausen.

A Heilbronn la manifestazione è stata indetta dal Centro sociale Democratico Curdo per condannare, oltre all’occupazione turca, il silenzio di Europa e Stati Uniti sui crimini di guerra commessi da Ankara.

A Marburgo, dopo un minuto di silenzio in memoria delle vittime, è stato letto un comunicato affinché il Rojava non sia lasciato solo.

Così a Monaco e a Brema, scandendo slogan come “Solidarietà al Rojava” e “Basta con la guerra di aggressione contro Bashur e Rojava”.

A Oberhausen l’iniziativa è stata organizzata dal Centro sociale Democratico e dal PYD (Partito dell’Unione Democratica).

Al momento della concentrazione, in prossimità della stazione ferroviaria, la polizia aveva cercato di disperdere i manifestanti, ma grazie alla determinazione die militanti curdi l’evento si è svolto ugualmente.

Anche a Erfurt le proteste venivano ostacolate. In particolare proibendo l’esposizione delle bandiere di YPG e YPJ.

Altre iniziative a Berlino (Hermannplatz) e a Wuppertal.

Gianni Sartori

*Nota 1: https://centrostudidialogo.com/2023/07/04/kurdistan-palestina-curdi-e-palestinesi-divisi-forse-dalla-geopolitica-dal-campismo-ma-accomunati-dalloppressione-di-gianni-sartori/https://centrostudidialogo.com/2022/11/04/kurdistan-palestina-curdi-e-palestinesi-vittime-predestinate-di-gianni-sartori/