#Asia #India – ”Delhi Chalo” – di Gianni Sartori

Risalgono a tre anni fa le grandi proteste dei contadini indiani contro le liberalizzazioni dei mercati (volute dal governo di Narendra Modi, ufficialmente per “modernizzare” il Paese) e per ottenere prezzi minimi garantiti (almeno per alcuni prodotto agricoli). Ora forse ci risiamo. Sentendosi traditi dal governo, a decine di migliaia da tutta l’India (ma soprattutto dagli Stati del Nord) sono di nuovo in marcia verso la capitale. Chiedendo anche il condono dei prestiti, per molte piccole aziende una questione di vita o di morte. La marcia dei contadini, denominata “Delhi Chalo” (Andiamo a Delhi) ha preso il via il 13 febbraio. Oltre che da trattori, il lungo convoglio è formato da camion e carri riempiti di provviste e di materiale per bivaccare (evidente l’intenzione di far durare la protesta a lungo). Caduti nel vuoto i tentativi di negoziati, intorno alla città meta dei dimostranti sono scattate severe misure di sicurezza governative. Con centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa, blocchi in cemento e filo spinato per impedire il transito nelle strade. Al momento il convoglio dei contadini sarebbe stato fermato a circa 200 chilometri da Delhi (nei pressi della frontiera di Shambhu, tra il Punjab e l’Haryana). Da parte dei contadini, nel tentativo di abbattere i posti di blocco, numerosi lanci di pietre. Mentre le forze di sicurezza, oltre a lacrimogeni e cannoni ad acqua, hanno utilizzato anche i droni per far cadere sul corteo le granate lacrimogene. Nel tentativo di impedirlo, i contadini hanno fatto alzare in volo un gran numero di aquiloni. Per protesta contro la repressione, i sindacati agricoli hanno minacciato di bloccare il traffico ferroviario. A Modi viene rinfacciato di essersi rimangiato le promesse fatte tre anni fa. In particolare di non aver garantito i prezzi sui raccolti e il mancato condono dei prestiti. Negli ultimi anni si è registrato un calo significativo delle esportazioni agricole. Responsabilità attribuita all’incapacità dell’ADEPA, l’ente pubblico che avrebbe il compito di promuovere alcuni prodotti sui mercati internazionali. Particolare non irrilevante, tra poche settimane sono previste le elezioni.

Gianni Sartori

#IncontriSulWeb – “Il PCI in Sardegna, il PCF in Corsica e l’identità insulare” – la presentazione del libro

Abbiamo incontrato Lorenzo Di Stefano, un giovane ricercatore storico e autore di un libro che per la prima volta affronta dei temi storici legati ai due grandi partiti di massa del XX secolo in rapporto alle problematiche e all’identità delle due grandi isole del #Mediterraneo , #Corsica e #Sardigna .

#Americhe #Popoli – PRIGIONIERI POLITICI MAPUCHE ANCORA IN “HUELGA DE HAMBRE” – di Gianni Sartori

Talvolta le notizie si accavallano, sembrando quasi contraddirsi. E’ questo, in questi giorni almeno, il caso dei prigionieri politici Mapuche rinchiusi nelle carceri cilene e da mesi in “huelga de hambre”. Stando alle fonti ufficiali (diciamo “istituzionali”) almeno due di loro avrebbero appeno sospeso la protesta dopo quasi 80 giorni. Comunque sia, il 9 febbraio la Corte di Appello di Concepcion avrebbe annullato la sentenza a circa 15 anni di carcere contro due dirigenti della Coordinadora Arauco Malleco (Héctor Llaitul – figlio del principale leader della CAM – e Ramón Llanquileo) e altri comuneros (Ricardo Reinao, Nicolás Alcaman e Esteban Henríquez). Osservo che tra gli scioperanti della fame ne troviamo almeno altri due con il cognome llaitul, Ernesto e Bastian. Accusati di tentato omicidio (presunto) e di incendio. Per gli avvocati della difesa, accuse e condanne sarebbero “prive di fondamento” in quanto la  “prova” principale sarebbe appunto l’appartenenza alla CAM. In attesa del nuovo processo, la difesa ha richiesto la scarcerazione provvisoria per gli accusati. Sarebbero almeno quindici i mapuche in sciopero della fame (alcuni da circa 90 giorni, altri da oltre una sessantina) nelle carceri di Temuco e di Concepcion. Nel colpevole silenzio delle istituzioni mentre le loro condizioni di salute andavano aggravandosi. Recentemente la manifestazione dei loro familiari che avevano raggiunto Santiago per protestare davanti al Ministero di Giustizia veniva duramente repressa dalla polizia anche con arresti (poi giudicati illegittimi dalle stesse autorità). Risaliva al 13 novembre 2023 l’inizio della “huelga de hambre” di quattro mapuche rinchiusi a Concepción: Ernesto Llaitul, Esteban Henríquez, Ricardo Delgado e Nicolás Villouta. Condannati a 15 anni per sabotaggio ai danni dei camion delle imprese forestali. Si tratta di attività devastanti per le terre ancestrali del popolo indigeno mapuche (circa 1,7 milioni di persone). E almeno dagli anni novanta la CAM rivendica azioni dirette contro le multinazionali del legno. Circa un mese dopo, dicembre 2023, altri 11 si univano alla protesta. Tra cui: Héctor Llaitul Carrillanca (storico portavoce della CAM), Daniel Canio, Pelentaro Llaitul, Juan Carlos Mardones, José Lienqueo, Jorge Caniupil, Luis Menares Chanilao, Bastian Llaitul, Axel Campos, Oscar Cañupan e Roberto Garling. La maggior parte di loro avrebbe perso perso oltre 20 chili di peso, è soggetta a frequenti svenimenti e soffre di scompensi cardiaci. Uno di loro, Esteban Henríquez, risulta ricoverato all’ospedale da circa due settimane. In quanto, secondo i medici, nella sua situazione ci sarebbe “alta probabilidad de que sufra una descompensación grave, un deterioro a múltiples órganos y falla multiorgánica secundaria, que podría conducir a su fallecimiento”.  In seguito è stato necessario ricoverare sia Ernesto Llaitul per “arritmia cardíaca severa” che Ricardo Delgado. Anche Pelentaro Llaitul soffrirebbe di seri problemi, ma dall’ospedale era stato subito riportato in carcere su richiesta della Gendarmeria. All’inizio di febbraio poi era toccato a Esteban Pezoas di venir ospedalizzato d’urgenza sempre per scompensi cardiaci.

Gianni Sartori