#HongKong #Repressione – IL GIORNALISTA CHUNG PUI-KUEN CONDANNATO PER “SEDIZIONE”- E’ IL PRIMO CASO DEL GENERE DAL 1997 – di Gianni Sartori

elaborazione su immagine @ SkyNews

Altre brutte notizie per la libertà di stampa. Per le Nazioni Unite il caso del primo giornalista condannato per “sedizione” (in base a una vecchia legge coloniale) nell’ex colonia britannica di Hong Kong rappresenta un fatto gravissimo, un attacco alla libertà di espressione. Per Amnesty International Chine un episodio degno “del regno della paura”.

Il 26 settembre Chung Pui-kuen (55 anni), ex caporedattore del sito internet in lingua cinese Stand news (molto attivo durante gli eventi del 2019 e definitivamente chiuso nel 2021), è stato condannato dal giudice Kwok Wai-kin a 21 mesi di carcere per “sedizione”. Una norma risalente all’epoca del colonialismo britannico mai abrogata, forse ritenendo che prima o poi poteva tornare utile. Non solo. Mentre originariamente comportava una pena della durata massima di due anni, in marzo veniva potenziata portandola a ben sette anni.

Con ogni evidenza il primo caso del genere da quando nel 1997 l’ex colonia britannica di Hong Kong è ritornata a far parte della Cina (ovviamente ben più numerosi i casi di persone arrestate o costrette all’esilio per le manifestazioni pro-democrazia del 2019).

Tale condanna (una misura repressiva apertamente diretta contro la libertà di espressione) è stata fortemente deplorata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo. In un comunicato l’Unione europea ha condannato la sentenza in quanto rischierebbe di “ostacolare lo scambio pluralista delle idee e la libera circolazione delle informazioni”. 

Durissima Amnesty International Chine che parla di un autentico “regno della paura”. Lo scopo sarebbe quello di “scoraggiare, dissuadere gli altri abitanti della città da ogni proposito di critica nei confronti delle autorità”.

Critiche prontamente respinte dalle autorità locali e qualificate come dei “tentativi di diffamare Hong Kong”

Invece un altro giornalista di Stand News, Patrick Lam di 36 anni, ha potuto beneficiare di uno sconto di pena. Secondo il giudice, riportarlo in cella potrebbe “metterne in pericolo la vita” a causa dei suoi problemi di salute.

Entrambi avevano trascorso un anno in carcere prima di essere liberati su cauzione.

Già nell’udienza di agosto erano stati riconosciuti colpevoli di “complotto finalizzato a diffondere e riprodurre pubblicazioni sediziose”.

In aggiunta il 26 settembre sono stati riconosciuti ulteriormente colpevoli poiché “non svolgevano un vero lavoro giornalistico, ma partecipavano alla cosiddetta resistenza. Schierandosi con i manifestanti per opporsi al governo”.

Come ha specificato nel verdetto il giudice Kwok Wai-kin “la linea adottata da Stand News era quella di sostenere e promuovere l’autonomia locale di Hong Kong” diventando quindi “uno strumento per diffamare e denigrare le autorità centrali (di Pechino nda) e quelle del governo della Regione amministrativa speciale”.

Dato poi che Stand News “contava 1,6 milioni di abbonati (un’aggravante ? nda) i suoi articoli sediziosi devono aver causato danni assai gravi”.

Anche se, ha ammesso il giudice “non ho potuto quantificarli”.

Gianni Sartori

#Catalunya #Barcelona – LA CITTADINANZA CONTESTA UN SALONE IMMOBILIARE IN QUANTO VEICOLO DI ULTERIORI SPECULAZIONI, SFRATTI E AUMENTO DEL COSTO DELLE ABITAZIONI – di Gianni Sartori

elaborazione su immagine @ LORENA SOPENA – EUROPA PRESS

Nella città catalana cittadini, sindacati, ecologisti, femministe…si organizzano contro la vetrina delle aziende immobiliari, fonte di disagi per la popolazione.

Nella mattinata di mercoledì 25 settembre a Barcellona oltre un centinaio di manifestanti (esponenti di organizzazioni per il diritto alla casa, sindacati, gruppi ambientalisti e femministi riuniti in una “Plataforma contra la celebració de The District”) hanno protestato nei pressi della Gran Via de la Fira. Esprimendo un sonoro rifiuto per la terza edizione di un salone immobiliare denominato “The District” (in inglese ?!), uno dei maggiori a livello europeo. Inizialmente si erano radunati alla Plaça d’Europa, a circa un chilometro dalla Gran Via de la Fira. Da qui si sono diretti all’esposizione tentando in varie fasi successive di superare il consistente cordone di polizia.

Intendevano così denunciare la natura eminentemente speculativa delle imprese immobiliari presenti all’evento (partecipazione prevista, oltre 12mila addetti). In un contesto di forte aumento sia del costo delle case che degli affitti. Tra i partecipanti a “The District” anche i discussi fondi di investimento Blackstone e Goldman Sachs (principali obiettivi delle contestazioni popolari). Oltre a Rockfield, Stoneshield, Hines…

Brevi confronti-scontri si sono registrati tra le forze di polizia e i contestatori che indossavano impermeabili gialli e maschere.

Al momento esistono due versioni contrapposte. Per gran parte dei media locali i manifestanti non sarebbero riusciti a penetrare nel complesso dell’esposizione, mentre secondo alcuni partecipanti alla protesta l’incursione sarebbe in parte riuscita. Da verificare ovviamente.

In seguito il gruppo si è diretto al Districte Administratiu de la Generalitat riuscendo anche a entrarvi.

Nella confusione generale, tra una carica e un lancio di vernice, una donna ha dovuto ricorrere al ricovero ospedaliero. Stando almeno a quanto dichiarato dalla portavoce della Plataforma, Marta Espriu.

Sempre la portavoce ha poi spiegato che “Hem decidit atacar les administracions públiques que són les culpables i responsables de que es puguin celebrar fires com a questa a la ciutat”.

(Traduzione fai da te: “abbiamo deciso di contestare le amministrazioni pubbliche in quanto responsabili della celebrazioni in città di fiere di tal genere”).

Ricordando che l’evento si legava in parte alla recente Coppa America di vela che si è svolta nella capitale catalana, Espriu ha denunciato “l’espulsione degli abitanti dalla città per fornire un tappeto rosso al turismo di lusso e a congressi come questo” (“que expulsin a les veïnes de la ciutat per donar catifa vermella al turisme de luxe i congressos com The District”).

Definendo inoltre The District un “agglomerato di speculatori e del padronato immobiliare responsabile dell’aumento di prezzo delle abitazioni, del rincaro delle ipoteche e dell’esecuzione di 120mila sfratti in Catalunya nell’ultima decade” (“un aglutinament d’especuladors i de la patronal immobiliària culpables de la pujada de preus de lloguer, l’encariment de les hipoteques i de l’execució de més de 120.000 desnonaments immobiliaris a Catalunya en la darrera dècada”).

Bilancio provvisorio: un manifestante arrestato in quanto accusato di aver infranto una porta a vetri e 64 persone identificate dalla polizia.

Gianni Sartori

#Veneto #Eventi – UN INCONTRO CON BEPI DE MARZI A BARBARANO (VI) IL 2 OTTOBRE ALLE ORE 16 – di Gianni Sartori

“Storie di volti, sguardi e voci”… ovvero: “dell’importanza della Memoria”.

Placido Barbieri (Milano 1916-Vicenza 2013) è stato un importante fotografo vicentino, nominato nel 1960 artista AFIAP, un riconoscimento assegnato dalla Féderation Internationale de l’Art Photographique a fotografi che per il loro lavoro o per le loro realizzazioni, hanno contribuito al progresso della FIAP o della fotografia in generale. E’ stato fondatore del Circolo Fotografico Vicentino con al suo attivo molte mostre sia personali che collettive. Nel 2009 ha donato il suo archivio alla Biblioteca Bertoliana di Vicenza che nel primo decennale della sua scomparsa ha voluto ricordarlo ospitando nel grande spazio della Sala Studio una serie di grandi pannelli fotografici con dodici sue foto-ritratto di artisti vicentini.

In questi giorni (20 settembre- 6 ottobre) nelle storiche sale del Palazzo dei Canonici di Barbarano vengono esposte 35 sue foto in bianco e nero (“Storie di volti, sguardi e voci”).

Come ha scritto nella presentazione l’ottima giornalista Giovanna Grossato “questa rassegna di 35 scatti con volti di persone – note e sconosciute- e con qualche paesaggio è rappresentativa di tutta l’attività di una vita di Placido Barbieri fotografo.

Ogni soggetto, visi e luoghi, negli scatti di Placido si rivela immediatamente protagonista del suo mondo artistico.

Alcune di questa foto, in virtù dell’amicizia che ha sempre legato Placido Barbieri al maestro Bepi De Marzi e al fascino della sua musica, risuonano anche dei canti che danno ulteriore voce alle immagini”.

Fatalmente, ammirando le foto di Placido Barbieri, rigorosamente in bianco e nero (parte di un’opera ben più ampia, ma comunque significative, emblematiche), insieme all’ammirazione aleggiava anche un po’ di malinconica nostalgia.

Per un mondo veneto non privo di una sua dignitosa nobiltà e ormai irreparabilmente sommerso dalla “modernizzazione”.

Dai volti – austeri, quasi inconsapevolmente solenni – dei malgari della Boffetal o dei pastori della Val di Resia, della custode dell’Eremo di San Cassiano (Lumignano) così come dell’anziana “Maria dei fiori” in Piazza delle Erbe, traspare lo spirito di un tempo severo, duro (forse anche ingiusto), ma sicuramente più autentico. Per non parlare dello sguardo adombrato dell’alpinista Gino Soldà (indispettito e amareggiato, raccontava Placido, di fronte alla scoperta di una lapide sul Sengio Alto vandalizzata) o dell’espressione aristocratica del pittore Otello de Maria. Così simile per certi aspetti al volto di un contadino trentino in “Ritratto” (tanto che qualcuno pensava fossero la stessa persona in due età diverse, una coincidenza).

La mostra, inaugurata il 20 settembre, rimarrà aperta fino al 6 ottobre.

Tra queste due date è previsto un momento particolare, direi irripetibile. Un incontro (alle ore 16 di mercoledì 2 ottobre ) con il maestro Bepi De Marzi. II fondatore del Coro “I Crodaioli” darà testimonianza del profondo rapporto, non solo di collaborazione artistica, ma soprattutto di profonda amicizia con Placido e con Carlo Geminiani (1925 – 2008). Grafico, illustratore, scrittore, poeta, polemista, conferenziere e autore di una decina di canti musicati da Bepi De Marzi, tra più noti del repertorio de “I Crodaioli”. Da “Signore delle Cime” (v. foto “Verso la luce”) a “Joska” (v. foto omonima), da “L’ultima notte” (v. foto “Croce Nera”) a “Il Golico” (v. foto “Se la Julia non fesse ritorno”).

Mentre rientrava nelle competenze di Bepi la realizzazione armonica dei canti e di Geminiani per i testi, a Placido spettava il compito di illustrarli adeguatamente, completarli con le immagini.

In un libretto ormai introvabile, “Voci della montagna. Nuove Cante Alpine e Popolari” (familiarmente ricordato come il “libretto verde”, dal colore della copertina), i testi e le musiche di ogni canto sono infatti accompagnati dalle foto di Barbieri. Un solitario sciatore in cammino (di spalle, suggerendo l’idea di una dipartita), immerso nella nebbia luminosa per “Signore delle Cime” (v. foto “Verso la luce”); il volto malinconico, quasi evanescente, di una ragazza alla finestra per “Joska”…

A tal proposito un ricordo. Quando nel 2013 Placido venne a mancare, Bepi de Marzi si trovava in Piemonte con “ I Crodaioli” per una serie di concerti. Informato della tragica notizia rientrava frettolosamente a Vicenza per presenziare, insieme ad alcuni componenti dello storico coro, ai funerali. E ovviamente, tra gli altri canti, nella chiesa di Araceli in Cristo Re si era innalzato “Signore delle Cime” come estremo commiato per l’amico.

Ma – dicevo – la mostra di Barbarano è stata una propizia occasione per recuperare sensazioni, suggestioni, atmosfere…forse assopite dal tempo. Ma anche per condividerne altre con persone che nelle foto hanno ritrovato, riscoperto qualche frammento della loro storia.

Due-tre esempi. Una signora ha riconosciuto con commozione in “La nipote” (una bambina tenuta per mano dalla nonna) la propria mamma.

Mentre un sacerdote di Barbarano originario di Marostica si è entusiasmato per l’immagine del poliedrico artista Mirko Vucetich (poeta, traduttore, scenografo, regista e attore). Da bambino aveva conosciuto l’ideatore – nel 1954 – della famosa “Partita a scacchi a personaggi viventi” marosticana e aveva fatto parte dei figuranti in costume che mantengono viva la vicenda della bella Lionora.

Vedendo il ritratto di Virgilio Scapin, una ragazza si è ricordata di quando accompagnava la mamma nella storica libreria “Due Ruote” dello scrittore-attore (“I magnasoete”, “Una maschia gioventù”, “Il chierico provvisorio”…) e della scaletta di legno a chiocciola che portava al reparto per ragazzi. “Salivo e scendevo più volte – ci ha spiegato – perché mi piaceva sentire scricchiolare i gradini”.

Tra i visitatori, il geologo Dario Zampieri, autore di molti testi fondamentali sulle nostre montagne e strenuo difensore della Val d’Astico dai devastanti progetti di prosecuzione della A31.**

E poi lo scrittore Alberto Girardi che aveva conosciuto Placido. Osservando alcune foto (Eremo di San Cassiano, Primavera a Castegnero, La piana di Mossano…con le pareti non ricoperte da migliaia di spit e la piana circostante sgombra dai capannoni…) è parso condividere un certo disagio per quanto subiscono i nostri Colli Berici. Trasformati in parco-giochi con pretestuose “Alte Vie” (i Colli, ricordo non superano i 400 metri di quota) e sentieri devastati da moto e mountain bike (magari elettriche). Con ben altro spirito e rispetto per l’ambienta naturale Girardi aveva realizzato le sue interessanti guide escursionistiche.

Alquanto evocativa – per chi scrive – l’immagine del volto di Rigoni Stern (1921-2008). Riportandomi al mio ultimo incontro con l’autore de “Il sergente nella neve”, al Festivaletteratura di Mantova (Bosco Fontana, 2006), quando – se pur brevemente – l’avevo intervistato.***

Gianni Sartori

*nota 1: https://www.meravigliaitaliana.it/meraviglie/palazzo-dei-canonici/

(da aggiungere che i lavori di restauro risalgono all’amministrazione comunale del sindaco Paolo Bogoni, musicista e presente all’inaugurazione della mostra)

** nota 2: https://rivistaetnie.com/val-d-astico-il-vajont-non-ha-insegnato-niente-139259/

***nota 3: https://rivistaetnie.com/mario-rigoni-stern-stagioni-84534/

#Kanaky #StopColonialism – NUOVA CALEDONIA: 171 ANNI BASTANO – di Gianni Sartori

elaborazione su immagine @ Delphine Mayeur/AFP

NONOSTANTE IL TIMORE DI NUOVE SOLLEVAZIONI, IL 24 SETTEMBRE I LEALISTI FRANCESI HANNO CELEBRATO LA “Fête de la citoyenneté”. MENTRE GLI INDIGENI INDIPENDENTISTI MANIFESTAVANO PER IL “GIORNO DEL DOLORE KANAK” E PER IL 40° DEL FLNKS.

Anche se non si sono registrati incidenti di rilievo (nonostante le previsioni allarmanti dei “lealisti” filofrancesi su Radio Rythme Bleu), il 171° anniversario dell’inizio della colonizzazione in Nuova Caledonia si è svolto in un clima da “zona di guerra”, sotto alta sorveglianza.

Oltre a un gran numero di “arresti preventivi” (come sottolineava compiaciuto l’alto-commissario Louis Le Franc), era stato rinforzato ulteriormente il copri-fuoco e proibiti raduni e manifestazioni a carattere rivendicativo.

Con un massiccio, smisurato dispiegamento di oltre seimila gendarmi, poliziotti, soldati.

Mentre per i “lealisti” la data rappresenta la Fête de la citoyenneté,un simbolo dell’attaccamento alla madre patria francese, per i kanak è “il giorno del dolore”. Ma anche la data della nascita 40 anni fa del FLNKS (Front de libération nationale kanak et socialiste).

Per cui, nonostante il divieto, hanno sfidato le ordinanza manifestando – se pur in piccoli gruppi – e brandendo le bandiere kanak.

In particolare davanti a Saint-Louis, considerato il “feudo” degli indipendentisti e dove due manifestanti sono stati uccisi una settimana fa (portando a 13 il numero delle vittime dall’inizio dei disordini in maggio).

In linea di massima la polizia non è intervenuta se non per sequestrare – preventivamente – alcuni carri pieni di pietre.

Tutta un’altra musica a l’Anse-Vata, quartiere bianco e benestante nella zona sud di Noumea dove i CRC (Comités de résistance citoyenne , anti-indipendentisti) hanno sfilato con i loro pick-up sventolando tricolori francesi e suonando ossessivamente i clacson (quasi si trattasse del 14 luglio).

E’ comunque fuor di dubbio che l’annessione di questa terra sia avvenuta a spese degli abitanti autoctoni.

Come ha ricordato lo storico e giurista caledoniano Luc Steinmetz “la Francia ha imposto la sua presa di possesso con un atto unilaterale. Quei capi kanak che all’epoca avevano firmato, senza sapere né leggere né scrivere, un documento non avevano compreso cosa stava succedendo”. In altri termini, erano stati semplicemente ingannati.

Per l’insegnante Ephraïm Chamoinri, originario delle isole Bélep (nel nord dell’arcipelago) “la disoccupazione colpisce in maggioranza i kanak mentre l’abbandono scolare ugualmente riguarda in maggioranza i kanak, così come il carcere. Significa che le cose o sono state fatte male o non sono state fatte. E questo noi lo viviamo come una forma di razzismo”. Inoltre, va detto, i kanak sono stati regolarmente criminalizzati.

Ma quest’anno, se non proprio un’inversione di tendenza, potrebbe aver segnato una data importante nella storia delle lotte degli indigeni (almeno a livello formale o di intenzioni).

In occasione dell’Assemblea del popolo kanak, il Consiglio nazionale dei capi (Inaat ne Kanaky) ha proclamato la sovranità delle autorità tradizionali sui loro territori.

Il Consiglio rappresenta l’autorità tradizionale di otto aree consuetudinarie della Kanaky (la Nuova Caledonia in lingua canaca) e si tiene per tre giorni a La Roche, sull’isola di Maré. Vi partecipano anche capi tradizionali maori, figiani e indigeni di Vanuatu.

Mancavano invece i rappresentanti della Francia, nonostante – pare – fossero stati invitati.

Gianni Sartori