#SÜDTIROL – Heimatbund si unisce alla richiesta di boicottaggio per i prodotti spagnoli

Di fronte alla continua repressione nei confronti di politici, militanti ed esponenti della società civile catalana, il SüdtirolerHeimatbund ha deciso di aderire alla campagna di boicottaggio di prodotti spagnoli, con l’ausilio di autoadesivi. – Comunicato stampa del Presidente Roland Lang.

Support Catalunya Freeddom Aufkleber

Unterdrückung der katalanischen Unabhängigkeitsbestrebungen

Heimatbund schließt sich Boykottaufruf für spanische Produkte an

Der Südtiroler Heimatbund verfolgt aufmerksam die politische Entwicklung in Katalonien. Der SHB-Obmann Roland Lang zeigt sich besorgt: Das Recht der Katalanen auf Selbstbestimmung wird von Spanien mit Füßen getreten. Die Anführer der Selbstbestimmungsbewegung werden von der Madrider Justiz systematisch verfolgt und eingekerkert. Dies entgegen den auch von Spanien ratifizierten Menschenrechtspakten, die klar und deutlich jedem Volk die Selbstbestimmung zugestehen.

Sogar ein gewählter EU-Abgeordneter, Oriol Junqueras, sitzt in einem spanischen Gefängnis und kann sein Mandat nicht antreten. Ihm wird, wie vielen anderen katalanischen Unabhängigkeitsaktivisten, Rebellion gegen den Zentralstaat vorgeworfen. Dieser Strafbestand stammt aus der Franco-Zeit und wird somit in anderen europäischen Staaten nicht verfolgt.

Der Südtiroler Heimatbund unterstützt deshalb den Aufruf der patriotischen Organisation „Movimento Veneto“ und anderer Autonomie- und Unabhängigkeitsbewegungen, spanische Produkte aus Solidarität mit den Katalanen nicht zu kaufen, sofern sie nicht aus Katalonien oder dem Baskenland stammen.

Begleitet wird der Aufruf mit einer Aufkleberaktion, mit der zum Boykott spanischer Produkte und zur Unterstützung der Freiheit Kataloniens aufgerufen wird. Um die Aktion einer möglichst breiten Bevölkerung in Europa verständlich zu machen, wurden die Aufkleber in der Weltsprache Englisch gedruckt und sie sind außerdem mit Piktogrammen versehen.

Die Aufkleber sind unter anderem auch beim Südtiroler Heimatbund unter https://www.suedtiroler-freiheitskampf.net erhältlich. Wir ersuchen jedoch, sie nicht nur wahllos in der Gegend herumzukleben, schließt SHB-Obmann Roland Lang die Aussendung.

Für den Südtiroler Heimatbund
Roland Lang

#KURDISTAN – ROJHILAT (KURDISTAN IRANIANO): UN ALTRO MILITANTE CURDO CONDANNATO A MORTE – di Gianni Sartori

Houshmand-Alipour

Houshmand Alipour, prigioniero politico curdo di 25 anni accusato di far parte di un’organizzazione curda dissidente, è stato condannato a morte dal tribunale rivoluzionario di Sanandaj il 29 dicembre 2019. Nel processo (assai discutibile per quanto riguarda il rispetto dei diritti dell’imputato) era accusato di “Baghi”, un termine con cui si definisce la rivolta armata.

In base a quanto ha verificato Amnesty Internationale, il giovane curdo sarebbe stato arrestato ancora il 3 agosto 2018 e tenuto in prigione segretamente per diverse settimane. Con un altra persona che era stata arrestata insieme a lui, Houshmand è stato sottoposto a tortura e costretto a rendere una confessione forzata (in merito ad una sua presunta partecipazione all’attacco della base militare di Saqez nell’ovest dell’Iran). Confessione poi diffusa dalla televisione nazionale. 

Sempre secondo A.I., i due prigionieri non avrebbero avuto praticamente la possibilità né di incontrare i familiari (solo una volta), né di scegliere un avvocato di fiducia. In una sua pubblica dichiarazione il padre di Houshmand, Mostafa Alipour, ha dichiarato che il figlio non ha mai preso parte ad azioni armate. 

Houshmand era stato trasferito nella prigione principale di Saqez dopo 110 giorni dal momento del suo arresto (giorni trascorsi presumibilmente nel centro di detenzione e di informazione di Sanandaj). Finora i familiari hanno potuto visitarlo una volta soltanto.
Gli ultimi prigionieri politici giustiziati dal regime (l’8 settembre 2018 a Rajai Chahr) erano stati i curdi Ramin Hossein Panahi, Loghman Moradi e Zaniar Moradi (tutti e tre imparentati tra loro in quanto cugini).

Anche nel loro caso c’era il fondato sospetto che avessero subito torture per estorcere la confessione e anche il loro processo si era svolto senza garanzie.

Quanto a Houshmand Alipour, dopo la condanna rischia di venir impiccato in qualsiasi momento.

In suo sostegno da lunedì 27 gennaio, alle ore 19,30 (Ora dell’Europa centrale) partirà una campagna internazionale di tweets. Due gli hashtags da far circolare: 

#SAVE_HOSHMAND_ALIPOUR  e      #FREE_POLITICAL_PRISONERS 

#KURDS – EGITTO: AL-KORDI RICHIEDE AL TRIBUNALE IL RICONOSCIMENTO DEL PKK – di Gianni Sartori

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L’esponente politico egiziano Majed al-Kordi ha depositato presso un tribunale del Cairo due richieste. La prima (sospensione degli accordi commerciali turco-egiziani) era in qualche modo prevedibile, visto quanto sta accadendo in Libia con Egitto e Turchia schierati su fronti opposti. Appare invece quanto meno inusuale la seconda, ossia che il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Partiya Karkerén Kurdistan, fondato tra gli altri da Ocalan) venga riconosciuto come organizzazione curda legale.

Dopo che il governo egiziano aveva depositato una querela in merito, sia il ministro dell’economia che il Primo ministro e il ministro degli Affari esteri sono stati invitati a presenziare all’udienza, prevista per il 4 e il  febbraio.

Per Majed al-Kordi i consistenti accordi economici (definiti “enormi”) conclusi dalla Turchia con l’Egitto avrebbero “danneggiato l’economia egiziana” mentre Ankara spenderebbe “ingenti somme per acquistare armi e bombe cooperando con gruppi terroristici”. Richiede quindi la “sospensione di ogni accordo economico con la Turchia” aggiungendo che “Erdogan non ha soltanto dichiarato guerra agli Arabi, ma ha ugualmente condotto una guerra contro i Curdi”, un popolo che i governi egiziani hanno “sempre sostenuto in ragione delle relazioni storiche tra i Curdi e l’Egitto”.

Ha anche ricordato che un tribunale belga ha già stabilito che il Partito dei lavoratori del Kurdistan non è un’organizzazione terrorista e che il PKK “agisce per tutelare i diritti legittimi dei Curdi”.

Invita quindi il governo egiziano a sostenere “la guerriglia curda in quanto movimento di liberazione, a riconoscere e accettare le sue attività in Egitto”. Sempre secondo al-Kordi anche il tribunale egiziano dovrebbe “riconoscere la guerriglia curda come un movimento di liberazione con cui l’Egitto dovrebbe interagire formalmente in modo che il PKK possa costituire una rappresentanza ufficiale in Egitto”. E’ previsto che il tribunale discuta ufficialmente della spinosa questione il 4 e il 6 febbraio.

Gianni Sartori