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#KURDS #EUROPA – LA DIASPORA ARMENA SOLIDALE CON I CURDI AGGREDITI IN FRANCIA – di Gianni Sartori

Dopo l’assalto di sabato scorso (3 aprile) al Centro curdo di Lyon, il Conseil de coordination des Organisations Arméniennes de France (CCAF) ha espresso profonda indignazione e solidarietà verso i Curdi aggrediti. Inoltre – ricordando le analoghe aggressioni subite in Francia dagli Armeni (a Décines, a Vienne, a Dijon e lo scorso autunno anche a Lyon) – ha richiamato lo Stato francese alle doverose misure da intraprendere per fermare l’attività dei Lupi Grigi (organizzazione paramilitare turca) che da tempo “seminano il terrore sul suolo francese”.
Ovvero una “ferma risposta sul piano penale e misure concrete di protezione a difesa degli oppositori di Erdogan e della sua politica di panturchismo”.
In particolare, si chiede al ministero della Giustizia e a quello degli Interni di essere “meno compiacenti nei confronti delle operazioni condotte in Francia da Ankara che rappresentano potenziali minacce per l’ordine pubblico e per i fuoriusciti”.
Sono ormai anni che talune organizzazioni islamo-fasciste – sul libro paga di Ankara – operano in Europa colpendo sia i democratici turchi, sia i fuoriusciti di origine armena e curda. Tra gli episodi più eclatanti, l’assassinio di tre femministe curde nel 2013 (un triplice delitto che ricordava l’uccisione della dissidente sudafricana Dulcie Septembre all’epoca dell’apartheid).
Per il CCAF le recenti aggressioni avvengono “nel quadro del montante espansionismo turco nel Caucaso, in Medio-Oriente, nel Mediterraneo e in Europa”.
A conclusione del comunicato, il CCAF esprimeva la propria “totale solidarietà al Conseil Démocratique kurde en France, al movimento progressista curdo e a tutte le forze politiche che si oppongono alla politica criminale dello Stato turco sia dentro che fuori dalle sue frontiere”.
Purtroppo contemporaneamente al comunicato del CCAF dalla Francia è giunto anche un altro segnale poco incoraggiante.
Una manifestazione curda che si stava svolgendo davanti al palazzo del CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura) a Strasbourg veniva pesantemente repressa a manganellate dalla polizia francese. Con ampio uso di gas lacrimogeni e almeno due manifestanti arrestati.
L’iniziativa – una disobbedienza civile nel corso della quale sono stati esposti ritratti del leader curdo e scanditi slogan per la sua liberazione – era sorta come protesta per il duraturo silenzio delle istituzioni europee in merito all’isolamento imposto da lunghissimo tempo al “Mandela curdo”, il prigioniero politico AbdullahOcalan.
Gianni Sartori
il comunicato CCAF : https://www.facebook.com/2015.ccaf/photos/a.454407877994002/3369537953147632/
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#KURDS #EUROPE – LIONE: AGGREDITO UN CENTRO CULTURALE CURDO – di Gianni Sartori

Ieri – 3 aprile 2021 – intorno alle ore 14 il Centro culturale curdo di Lione presso la Casa della Mesopotamia (alla Guillotière) è stato brutalmente assalito da una ventina di persone – presumibilmente turchi
Con il volto coperto e armati di spranghe, mazze da baseball e – pare – anche armi bianche, i teppisti hanno devastato tutto ciò che incontrava ferendo seriamente i quattro curdi che si trovavano all’interno.
I sospetti convergono sui soliti “Lupi grigi” nonostante – almeno ufficialmente – questa formazione sia stata interdetta, resa illegale in Francia.
Da parte delle organizzazioni curde si avanza l’ipotesi che episodi del genere – dietro cui si intravede la mano dei servizi segreti turchi, del MIT -vengano in qualche modo “incoraggiati dalla politica adottata dal governo francese nei confronti dei curdi”.
Un atteggiamento, quello di Parigi, definito senza mezzi termini di “criminalizzazione”.
In un comunicato il CDK-F (Consiglio Democratico Curdo in Francia) esprime profonda indignazione per quanto è avvenuto alla Guillotière.
Ricordando che questo è “il secondo attacco dei fascisti turchi contro i membri della comunità curda di Lione nel giro di due settimane”, il CDK-F sottolinea la coincidenza temporale con il recente riavvicinamento diplomatico franco-turco.
Come è noto negli ultimi tempi in Francia si sono registrati numerose aggressioni da parte delle bande islamo-fasciste ai danni sia di curdi che di armeni.
Il CDK-F intende anche “allertare le organizzazioni della società civile in merito a tali gravi minacce” almeno apparentemente finora “sottovalutate dai servizi di sicurezza francesi”. Inevitabile ripensare a quanto avvenne a Parigi nel 2013 quando tre femministe curde vennero assassinate.
Per questo, prosegue il comunicato “chiediamo al Ministero degli Interni e ai servizi competenti di prendere misure immediate per garantire la sicurezza delle associazioni curde e dei membri della comunità curda in Francia”.
Gianni Sartori
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#KURDISTAN – NON DIMENTICHIAMOCI DI CICEK KOBANE – di Gianni Sartori

(Un appello alla Comunità internazionale di Newroz Ehmed)
Vi ricordate di Cicek Kobane? Catturata in territorio siriano nel corso dell’invasione di Sere Kaniye (ottobre-novembre 2019) da una banda (gang) di malavitosi jihadisti sul libro paga di Ankara, la coraggiosa donna curda è stata recentemente condannata all’ergastolo da un tribunale turco. La sua colpa, secondo il verdetto emesso il 23 marzo: “aver distrutto l’unità e l’integrità dello stato turco e aver commesso omicidi”. Ovviamente, oltre che in merito ai presunti omicidi, sorge qualche dubbio su come abbia potuto la giovane curda “distruggere” – o comunque danneggiare – l’integrità, la sovranità dello Stato turco mentre combatteva contro l’Isis in Rojava.
In sua difesa e sostegno è intervenuta direttamente Newroz Ehmed.
La comandante delle YPJ (Unità di Difesa delle Donne) ritiene che quello contro Cicek Kobane sia un “processo contro tutte le donne “. Senza mezzi termini ha definito il procedimento “illegale” mentre la sentenza sarebbe “ingiusta e disumana”.
Ribadendo con forza che “questo non è il processo di una sola donna, ma la testimonianza della lotta per la libertà di tutte le donne” in quanto la giovane curda “difendeva la propria terra , il suo popolo”.
La prima udienza si era svolta nel luglio dell’anno scorso a Urfa e lei aveva rigettato le accuse. Alcune delle ferite da arma da fuoco – aveva spiegato – le erano state inferte dopo essere stata catturata, ossia quando era ormai inerme, indifesa. Prima di essere portata in carcere aveva subito un intervento chirurgico che poi risulterà “non riuscito” e le sue condizioni erano peggiorate. Dati i numerosi precedenti, è lecito sospettare che l’operazione sia stata utilizzata intenzionalmente non per guarirla, ma per danneggiarla ulteriormente. Nel frattempo anche i suoi famigliari – e in seguito anche il suo avvocato – venivano minacciati, maltrattati e arrestati a scopo di intimidazione.Al momento della cattura Cicek era disarmata e – come aveva già spiegato nella prima udienza – si trovava in prima linea “per difendere la propria terra e fornire assistenza umanitaria”.
Ancora Newroz Ehmed ha ricordato come le immagini diffuse all’epoca nella rete costituissero la prova della brutalità dell’operato di tali bande jihadiste e di come lo Stato turco sostanzialmente le sostenesse.
“Tutti coloro che lottano per la libertà e l’uguaglianza – ha concluso il suo appello la comandante delle YPJ – dovrebbero opporsi a questa sentenza. Lo Stato turco sta dicendo al mondo intero: Qualsiasi cosa voi facciate, noi proteggeremo le gang (…) Ed per questa ragione che noi continueremo la nostra lotta. Coloro che lottano per l’umanità, in particolare le donne, devono opporsi allo Stato turco e alle decisioni dei suoi tribunali. Tale sentenza legittima il dominio maschile.
Per questo dobbiamo unire le nostre forze contro il potere”.
Gianni Sartori
