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#7NotePerUnaNuovaEuropa #Asturies
#NativeAmericans #FreeLeonardPeltier – Un appello per la liberazione di Leonard Peltier – fonte Assoc. “Respirare” (Viterbo)

Al Presidente del Parlamento Europeo, on. David Sassoli
e-mail: president@ep.europa.eu
Gentilissimo Presidente del Parlamento Europeo,
voglia gradire distinti saluti ed auguri di buon lavoro dalla
Viterbo, 25 giugno 2021
L’associazione “Respirare” di Viterbo ha sede presso il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera”, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com
Una minima notizia su Leonard Peltier
Leonard Peltier è nato a Grand Forks, nel North Dakota, il 12 settembre 1944; attivista dell’American Indian Movement che si batte per i diritti umani dei nativi americani, nel 1977 fu condannato a due ergastoli in un processo-farsa sulla base di presunte prove e presunte testimonianze successivamente dimostratesi artefatte, inattendibili, revocate e ritrattate dagli stessi ostensori. Da allora è ancora detenuto, sebbene la sua innocenza sia ormai palesemente riconosciuta. Di seguito riportiamo una breve nota di presentazione di un suo libro edito in Italia nel 2005: “Accusato ingiustamente dal governo americano – ricorrendo a strumenti legali, paralegali e illegali – dell’omicidio di due agenti dell’FBI nel 1975 (un breve resoconto tecnico della farsa giudiziaria è affidato all’ex ministro della giustizia degli Stati Uniti Ramsley Clark, autore della prefazione), Peltier, al tempo uno dei leader di spicco dell’American Indian Movement (AIM), marcisce in condizioni disumane in una prigione di massima sicurezza da quasi trent’anni. Nonostante la sua innocenza sia ormai unanimemente sostenuta dall’opinione pubblica mondiale, nonostante una campagna internazionale in suo favore che ha coinvolto il Dalai Lama, Nelson Mandela, il subcomandante Marcos, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu’, Robert Redford (che sulla vicenda di Peltier ha prodotto il documentario Incident at Oglala), Oliver Stone, Howard Zinn, Peter Matthiessen, il Parlamento europeo e Amnesty International, per il governo americano il caso del prigioniero 89637-132 è chiuso. Non sorprende dunque che Peltier sia divenuto un simbolo dell’oppressione di tutti i popoli indigeni del mondo e che la sua vicenda abbia ispirato libri (Nello spirito di Cavallo Pazzo di Peter Matthiessen), film (Cuore di tuono di Michael Apted, per esempio) e canzoni (i Rage Against the Machine hanno dedicato a lui la canzone Freedom). In parte lucidissimo manifesto politico, in parte toccante memoir, questa è la straordinaria storia della sua vita, raccontata per la prima volta da Peltier in persona. Una meravigliosa testimonianza spirituale e filosofica che rivela un modo di concepire la vita, ma soprattutto la politica, che trascende la dialettica tradizionale occidentale e i suoi schemi (amico-nemico, destra-sinistra e così via): i nativi la chiamano la danza del sole” (dalla scheda di presentazione del libro di Leonard Peltier, La mia danza del sole. Scritti dalla prigione, Fazi, 2005, nel sito della casa editrice: fazieditore.it).
Il sito dell’”International Leonard Peltier Defense Committee”: www.whoisleonardpeltier.info
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Bayern
#EuskalHerria #PrigionieriPolitici – IZADI, UN CONTO ALLA ROVESCIA
Izadi è la figlia di Maria Lizarraga e Iñigo Gutierrez, prigionieri politici baschi, ed è nata in carcere.
Dopo una lunga battaglia contro regolamenti e burocrazia, finalmente i tre hanno ottenuto di vivere in un cosiddetto “modulo famigliare”, dove i genitori possono trascorrere la loro vita insieme alla bambina.
Ma, come per tutti i bambini nati in carcere, Izadi dovrà uscire di prigione all’età di 3 anni, lasciando i genitori.
Il collettivo “Izadi gurasoekin etxera” si sta impegnando, al fianco delle famiglie dei due militanti baschi, per fare in modo che la loro vita possa trascorrere insieme, fuori dalle sbarre.
Come dichiara verso la fine del video la madre di uno di loro: “hanno già pagato abbastanza, e, con questa esperienza, molto duramente”.
#7NotePerUnaNuovaEuropa #EuskalHerria
#Catalunya #AraAmnistiaPerTotsElsPerseguits

#Palestina #Aggiornamenti – PALESTINA INQUIETA (E INVICTA, NONOSTANTE TUTTO) – di Gianni Sartori

Normale amministrazione sabato scorso (19 giugno) in Palestina, con duri scontri tra gli abitanti palestinesi e la polizia israeliana in due villaggi, a Deir-al-Assad e Bi’ina.
Nel primo episodio si sono registrati numerosi feriti tra la popolazione e uno tra i membri della polizia (colpito da una pietra al capo).
Diversi veicoli venivano dati alle fiamme (anche due auto della polizia) e una dozzina di manifestanti sono stati arrestati. Non si hanno invece notizie precise su quanto è avvenuto a Bi’ina, ma anche qui si contano diversi feriti.
Ordinaria amministrazione si diceva.
Il sabato precedente (13 giugno) un quindicenne palestinese,
Mohammed Said Hamayel, era stato ucciso nei pressi di Nablus da un colpo di pistola durante gli scontri tra l’esercito israeliano e gli abitanti del villaggio di Beita dove si vorrebbe costruire un ennesimo insediamento coloniale (denominato Eviatar).
Beita si trova nel Nord della Cisgiordania, in un territorio palestinese, ricordiamo, occupato illegalmente da Israele ormai da oltre cinquant’anni. Nella stessa giornata rimanevano feriti da colpi di arma da fuoco altri sei palestinesi. E un altro giovane palestinese -Ahmed Shamsa – veniva ucciso il giorno 16 in circostanze analoghe. Il quarto dall’inizio della protesta a Beita contro l’insediamento.
Anche se i bombardamenti su Gaza sono – per ora – cessati (oltre 250 palestinesi uccisi – tra cui 66 bambini e 42 donne – e circa seimila feriti), non per questo si stempera la repressione israeliana contro la popolazione palestinese. Nei Territori occupati gli arresti si contano a centinaia e chi aveva preso parte agli scioperi di protesta per i bombardamenti ora rischia il licenziamento.
Intanto, dal 12 al 19 giugno, si è svolta un’altra settimana internazionale per la scarcerazione di George Abdallah. Con manifestazioni in ogni angolo del mondo: da Parigi a Vancouver, Austin, Gaza, Ginevra, Bruxelles, Tolosa, Madrid, Aix-en-Provence, Manchester, Tunisi, Montpellier.
E anche in Italia. Da Napoli a Torino, Milano, Bologna.
Figura sicuramente «scomoda», il palestinese Georges Ibrahim Abdallah sta ormai scontando il suo 37° anno di carcere. Paga il prezzo della sua dignitosa coerenza nell’opporsi al colonialismo, all’imperialismo e anche alle forze conservatrici del mondo arabo.
Gianni Sartori
