OCCITANIA: CONTESTAZIONI A MACRON CON CONSEGUENTE ARRESTO DI SEI MILITANTI INDIPENDENTISTI – di Gianni Sartori

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Lunedì scorso, 13 gennaio, in occasione della visita a Pau del presidente francese Macron (per presenziare al G5 Sahel) la “Tor deu Borrèu” (sede dell’organizzazione LIBERTAT che si definisce “indipendentista e socialista”) è stata sfondata e perquisita dalla polizia che vi ha anche arrestato sei militanti occitani. Già dal primo pomeriggio tutte le strade che portano in città erano state bloccate ermeticamente dalla Gendarmerie per consentire l’accesso solamente al corteo presidenziale.

Nel frattempo alla Tor deu Borrèu alcuni militanti occitani avevano esposto uno striscione di protesta e andavano diffondendo della musica tradizionale attraverso gli altoparlanti. Stando alle accuse, avrebbero anche gridato slogan indipendentisti.

Cinque poliziotti in divisa e uno in borghese avevano cercato di entrare nella sede senza riuscirci. Raggiunti da molti altri (almeno una cinquantina, sia in divisa che in borghese) sfondavano la porta e si impadronivano dello striscione. Gettandosi quindi sui militanti presenti per arrestarli (“très brutalment” stando alle testimonianze).

Ma una volta giunti al commissariato gli agenti si trovavano in evidente difficoltà al momento di giustificare il loro operato. In un delirante crescendo i militanti arrestati venivano accusati prima di “schiamazzi diurni”, poi di “oltraggio” e infine di “ribellione”.

Alla fine emergeva un capo d’accusa definitivo (per ora almeno): “oltraggio nei confronti di una persona depositaria di pubblica autorità in riunione”.

In tarda serata gli arrestati venivano rimessi in libertà – provvisoria – e rimangono per ora in attesa del processo.

Gianni Sartori

#KURDISTAN – IN MORTE DELLA PRIGIONIERA POLITICA CURDA NURCAN BAKIR – di Gianni Sartori

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La prigioniera politica Nurcan Bakir (47 anni di età, in carcere da 28 anni e gravemente ammalata) si è tolta la vita in cella per protestare contro la repressione nelle carceri turche e denunciare le condizioni indegne in cui versano i detenuti. Contro la sua volontà Nurcan era stata trasferita dal carcere femminile di Gezbe a quello speciale di Burhaniye, prigione chiusa di tipo T che sorge nei pressi di Mardin (provincia Balikesir, nella regione di Marmara). Una ritorsione – tale trasferimento – per la sua partecipazione allo sciopero della fame di massa indetto l’anno scorso per protestare contro l’isolamento totale imposto al leader curdo Ocalan. Al suo rilascio definitivo mancavano ancora due anni e lei si era quindi rivolta alla Corte di Giustizia Europea per i Diritti Umani affinché, date le sue condizioni di salute, potesse essere rilasciata prima. Nel suo ultimo contatto con familiari (una telefonata del giorno precedente) aveva detto di non voler “tacere di fronte alla repressione”, ma soprattutto di ricordare “ogni notte nei sogni i suoi figli assassinati dal regime”.
Inizialmente il suo corpo era stato portato all’Istituto di Medicina Forense di Bursa e qui trattenuto in quanto pare mancassero alcuni documenti. Altri problemi dalla direzione del cimitero di Bursa che ha reso problematica (rifiuto di un mezzo di trasporto, proibizione di trasportarlo in aereo) forse in un tentativo di impedirla, la restituzione alla famiglia. Nurkan Bakir verrà sepolta nel villaggio di Kayakdere (nel distretto Omerli di Mardin) dove nel pomeriggio di questo 16 gennaio i suoi parenti si stanno dirigendo trasportandone i resti con i propri mezzi. Seguiti e controllati da uno spiegamento di polizia. Sicuramente le forze dell’ordine cercheranno di impedire che la cerimonia funebre si svolga pubblicamente diventando un momento di lotta e protesta contro Erdogan.
Gianni Sartori
nota: l’immagine, appena diffusa, mostra proprio le esequie di Nurkan Bakir

#Veneto – Biblioteca di Arzignano (Vi), giovedì 23 gennaio – appuntamento con nuovi libri

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La Biblioteca di Arzignano, ospita nella sede di vicolo Marconi 6, giovedì 23 gennaio alle ore 20.30 un incontro pubblico con Ettore Beggiato, autore di “1439: galeas per montes” e Luca Polo autore di “Independentista”, una panoramica sull’identità veneta attraverso la storia fino alle attuali aspirazioni di autogoverno, toccando il fenomeno più ampio dell’indipendentismo moderno europeo catalano, scozzese, basco e di tanti altre “nazioni senza stato”.

“1439: galeas per montes. Navi attraverso i monti” di Ettore Beggiato racconta l’impresa, decisa dalla Serenissima, di trasportare un’intera flotta dall’Arsenale di Venezia al Lago di Garda, prima risalendo il fiume Adige fino a Mori (in provincia di Trento), poi trascinando le navi via terra fino a Torbole, punta settentrionale del Garda, superando i 287 metri di Passo San Giovanni.
Una spedizione che già gli storici dell’epoca considerarono straordinaria. Assai curato nella documentazione storica, nella ricerca fotografica e nella ricostruzione del contesto, il libro sottolinea sia le capacità di chi materialmente aveva organizzato e portato avanti il trasporto, sia la genialità e la capacità di immaginare di chi aveva proposto l’impresa. Una sfida vinta la cui eco però non è arrivata ai nostri giorni, e lo scopo del libro è proprio quello di contribuire a colmare un vuoto nella nostra conoscenza della storia veneta.

“Independentista, i sentieri della libertà” di Luca Polo racconta le storie di donne e uomini sui sentieri della libertà. Un viaggio nelle menti e nei cuori, in Veneto e in Europa, dentro il fenomeno politico e sociale continentale dell’indipendentismo moderno europeo. Un sentimento, prima che una ideologia, che attraversa e abbraccia l’Europa da Venezia a Barcellona, da Bilbao a Edimburgo, passando per Bolzano e Bruxelles. Il racconto di una trasformazione intima, individuale, di una conquistata consapevolezza, di un cambiamento irreversibile personale da cui scaturisce una visione della società e della nuova Europa dei popoli che vogliono costruire. A ogni costo.

SERVIZI SEGRETI TURCHI E SIRIANI (SOTTO LA SUPERVISIONE RUSSA) SI INCONTRANO A MOSCA PER IL DEFINITIVO AFFOSSAMENTO DELL’AUTONOMIA CURDA IN ROJAVA – di Gianni Sartori

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La notizia è ufficiale. Da parte turca si registra addirittura la presenza del capo del MIT, Hakan Fidan. Con il suo omologo siriano avrebbe discusso -oltre alle modalità del cessate il fuoco a Idlib – di un possibile coordinamento delle attività anti-curde nel nord della Siria.

Stando a quanto viene riportato dall’agenzia di stampa SANA, un responsabile turco coperto dall’anonimato avrebbe dichiarato che le discussioni comprendevano anche “la possibilità di lavorare insieme contro le YPG, la componente siriana dell’organizzazione terrorista (SIC!) PKK a est dell’Eufrate”.

La medesima agenzia ha anche riportato che il capo dei servizi siriani ha chiesto alla Turchia di riconoscere pienamente la sovranità della Siria, la sua indipendenza e integrità nazionale e di impegnarsi in un ritiro immediato e completo dal territorio siriano. Ovviamente – questo l’agenzia non l’ha detto, ma si intuisce – dopo averlo bonificato dalla fastidiosa presenza curda. 

Quindi possiamo affermare che alla fine la maschera è proprio caduta. Chi blaterava (rosso-bruni e neostalinisti) di inesistenti “pulizie etniche” operate dai curdi nel nord della Siria e fantasticava sull’altrettanto inesistente “anti-imperialismo” di Assad, potrà ritenersi soddisfatto. Definitivamente fuori gioco l’esperienza libertaria di Rojava, gli Stati con i loro apparati repressivi potranno riprendere il controllo della situazione.

L’ordine regna in Rojava!

Appare infatti evidente che con questo incontro tra i massimi vertici dei rispettivi servizi segreti, Ankara e Damasco potranno accordarsi per dare definitiva sepoltura ai sogni di autodeterminazione e autogoverno delle popolazioni insorte della regione. Non solamente dei curdi.

Come in precedenti incontri tra esponenti turchi e i loro corrispettivi iraniani si era compreso che almeno su una cosa i due stati sono profondamente d’accordo – ossia su come controllare e reprimere le rispettive popolazioni curde – così Damasco e Ankara, per quanto divisi su tutto o quasi, troveranno comunque un accordo ai danni dei curdi dei territori siriani ora occupati dalla Turchia.

E questo nonostante Erdogan avesse appoggiato e supportato le milizie ribelli – islamisti compresi – che avevano preso le armi contro il regime siriano per rovesciarlo. Sorvolando poi sul fatto che il presidente turco in varie occasioni aveva definito Assad un “terrorista”.

Cose che si dicono…e da che pulpito, comunque. 

Ovviamente dietro tali incontri d’alto livello tra servizi segreti turchi e siriani si intravede la manina di Mosca (e magari anche di Teheran) il cui ruolo nel conflitto siriano è stato determinante. L’anno scorso Ankara e Mosca avevano sottoscritto l’accordo di Sotchi in base al quale le forze congiunte siriane e russe si sarebbero dispiegate nel nord.est del paese per obbligare le YPG a ritirarsi dalla frontiera con la Turchia.

Il fatto di essersi trovati schierati su fronti opposti nella guerra civile siriana (così come attualmente in Libia) non ha impedito a russi e turchi di riavvicinarsi, rinnovare progetti congiunti in campo energetico e militare (vedi l’acquisto di sistemi russi di difesa aerea da parte della Turchia, alla faccia della NATO e degli Usa)

Ugualmente – grazie a Mosca – si erano ristabiliti solidi legami anche tra Iran e Turchia, perlomeno sulla questione curda. Entrambi gli stati erano preoccupati per il sorgere di un’entità autonoma curda in Rojava in quanto possibile esempio e modello per tutti i curdi.

Gianni Sartori

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