#Asia #Myanmar – VIVA LA LOTTA PER L’AUTODETERMINAZIONE! VIVA LA RIVOLUZIONE KAREN!

(Foto di SawMort Photography)

Le notizie che giungono in questi giorni dal Myanmar, con il colpo di Stato organizzato dalle Forze Armate, non fanno che accrescere le preoccupazioni di tutti coloro che si occupano di Autodeterminazione dei Popoli per la probabile recrudescenza della repressione nei confronti di alcune minoranze presenti sul territorio. Ci riferiamo alla minoranza musulmana dei Rohingya, ma soprattuto alla minoranza dei Karen che si oppone da tempo al Governo centrale birmano: nei giorni scorsi si è infatti ricordato il 72° anniversario della Rivoluzione Karen.

Il movimento politico dei Karen è iniziato con la formazione della Karen National Union (KNU), il 5 febbraio 1947, e con la sua richiesta di stabilire uno Stato Karen all’interno della nascente Unione della Birmania. L’anno successivo, furono organizzate manifestazioni pacifiche in tutto il paese a cui parteciparono migliaia di persone per richiedere questo Stato Karen autonomo. Tuttavia, lo Stato Birmano respinse questa proposta e lanciò attacchi militari il 31 gennaio 1949 nel territorio dei Karen.

La Karen National Defense Organization (KNDO), il gruppo armato della KNU e precursore del Karen National Liberation Army (KNLA), difese il territorio da questi attacchi, iniziando quindi la Karen Revolution.

Nel giugno 1949, la KNU organizzò il proprio Governo ed il proprio Stato indipendente, che prese il nome di “Kawthoolei”  (che letteralmente si traduce in “terra senza oscurità”).

Ricordiamo quindi questo anniversario con un comunicato ufficiale dell’ International Indigenous People’s Movement for Self-determination and Liberation (IPMSDL), organizzazione asiatica che si occupa delle lotta dei Popoli indigeni per l’ottenimento del Diritto all’Autodeterminazione e per la loro Liberazione. (https://www.ipmsdl.org/)

 

L’ International Indigenous People’s Movement for Self-determination and Liberation (IPMSDL) si unisce al popolo Karen per onorare la duratura lotta delle comunità e delle organizzazioni indigene nel 72 ° anniversario della Karen Revolution.

L’ IPMSDL esprime la sua solidarietà alla Rivoluzione Karen, la storica battaglia che fino ad oggi continua ad affermare l’indipendenza di uno Stato Karen (Kawthoolei). Noi salutiamo il risoluto coraggio dei popoli Karen e l’ unità  globale che si è generata nel far valere il proprio Diritto di Autodeterminazione.  

Dopo più di sette decenni di lotta, una delle più lunghe guerre civili  in Birmania e nel mondo, la Rivoluzione Karen si è evoluta nella creazione di un ampio e completo movimento in difesa delle terre ancestrali dei Karen dalla predazione e dal contrabbando, a favore della conservazione dell’ambiente, dei diritti dei Popoli indigeni e della pace basata sulla giustizia.

Di fronte ai continui attacchi dell’esercito birmano nei confronti delle comunità e dei territori Karen e in forza degli esistenti accordi nazionali di cessate il fuoco, l’ IPMSL si unisce alla richiesta per l’ immediata smilitarizzazione delle aree etniche, per la cessazione di tutte le offensive, delle operazioni di bombardamento e delle costruzioni stradali, e alla richiesta di giustizia per tutte le vittime di uccisioni, degli sfollamenti forzati e delle violazioni dei diritti.

Dall’ inizio del 2020, migliaia di uomini del Burma Army sono stati schierati nelle aree Karen per spingere verso un percorso di sviluppo strategico nel distretto settentrionale di Mutraw, con il risultato di uccisioni indiscriminate, torture e massicci spostamenti di persone.  Oggi, 4.000 Karen sono dei senzatetto nella giungla, senza riparo e cibo.

Come risposta, migliaia e migliaia di abitanti dei villaggi hanno iniziato delle marce in segno di protesta a partire dal luglio 2020 nei pressi di postazioni dell’esercito birmano, come messaggio di condanna per l’omicidio di civili, come invito a ritirare tutti gli accampamenti militari, i droni e i pattugliamenti che infiammano ulteriormente il conflitto, con la perdita di mezzi di sussistenza, case e terreni.

L’intensificarsi della militarizzazione spinge all’accaparramento di terre per il disboscamento, l’ estrazione mineraria, le piantagioni di gomma, le autostrade e le dighe. Infatti, i progetti di infrastrutture finanziati dalla Banca Mondiale portano a violazioni dei diritti, ad una catastrofe ambientale, minano la lotta  dei Karen per l’autonomia ed aggravano i già esistenti conflitti. Inoltre, la diga idroelettrica Hatgyi da 2,6 miliardi di dollari, realizzata dal gigante cinese Sinohydro, società costruttrice di proprietà statale, è destinata a soffocare il fiume Salween nel territorio dei Karen e non serve per la sostenibilità dei Karen. Mentre attraverso il Salween Peace Park, gestito dalla comunità indigena, il 74 per cento delle loro foreste resta protetto.

La Rivoluzione Karen è fonte di ispirazione per la campagna a favore dei Popoli Indigeni, per il loro Diritto di Autodeterminazione e di liberazione, per l’affermazione dell’autogoverno, la difesa delle terre e delle risorse ancestrali, per la conservazione gestita dagli indigeni, contro il fascismo e il terrorismo dello Stato birmano, la guerra ed il saccheggio.

La Rivoluzione dei Karen rilancia una sfida per i movimenti a favore dei Popoli Indigeni, per gli attivisti e li spinge verso una lotta risoluta, non importa quanto sia lunga e quanto grande sia l’avversario. L’ IPMSDL rende omaggio a tutti i martiri Karen che hanno costruito l’ eredità della Rivoluzione e agli eroi e alle comunità viventi che portano la fiaccola e combattono la rivoluzione per l’ Autodeterminazione!

Fuori le truppe militari nei territori di Karen !

Basta con gli attacchi ai popoli indigeni !

Lunga vita alla rivoluzione Karen !

Lotta per l’ autodeterminazione e la liberazione !                                                    

 

https://www.ipmsdl.org/statement/long-live-the-struggle-for-self-determination-long-live-the-karen-revolution/

 

#Americhe #Venezuela – IN MORTE DI DOUGLAS BRAVO – di Gianni Sartori

Non so – almeno qui da noi – quanti ancora si ricordassero di Douglas Bravo, il rivoluzionario venezuelano scomparso a 88 anni il 31 gennaio (a causa del Covid19). Eppure si trattava di uno dei più noti guerriglieri degli anni sessanta. Così come Camilo Torres, Luis de la Puente Uceda, Lobaton, Fabrizio Ojeda, Turcios Lima, Yon Sosa, Fabio Vazquez, Masetti (personaggio peraltro discutibile), Marulanda, Americo Martin, Inti e Coco Peredo, Marighela…

Conosciuto (perlomeno da quelli della mia generazione, da chi aveva 15-16 anni nel 68) anche per essere stato citato da Che Guevara (vedi a pag. 24 di “Creare due, tre…molti Vietnam è la consegna dei popoli”, un opuscolo pubblicato dalla Lega della Gioventù Comunista (m-l) ancora nel 1967, poco prima della morte del CHE in Bolivia)*.
Si parva licet, anche da Saverio Tutino (come in “Mentre…La vera storia degli ultimi vent’anni”, un articolo del 1974 poi inserito in “Da Kennedy a Moro” edizioni Studio Tesi, vedi a pag. 10).
Douglas Bravo era nato nel 1932 a Cabure nello stato del Falcon e fin da giovanissimo si impegnò nelle lotte della sinistra e con il Partido Comunista de Venezuela (PCV). Nel marzo del 1962 (all’epoca della presidenza di Romulo Betancourt) aveva fondato il Frente Guerrillero José Leonardo Chirinos e fu alla guida del Partido de la Revolucion Venezolana (PRV) fin dalla separazione dal PCV.
Prese parte, inoltre, alla formazione delle Fuerzas Armadas de Liberacion Nacional (FALN) in cui confluirono sia militanti entrati in dissidio con il PCV sia la componente più di sinistra del partito socialdemocratico Accion Democratica (gli appartenenti al Movimento de Izquierda Revolucionaria).
Di fatto il FALN operava come braccio armato del PRV, scontrandosi con l’esercito all’epoca dei governi di destra degli anni sessanta e settanta. Non bisogna dimenticare che i militari dell’epoca – subalterni all’imperialismo statunitense e garanti dell’ingiusto ordine sociale vigente in Venezuela – si resero responsabili di molteplici violazioni dei diritti umani.
Douglas Bravo contribuì alla costituzione di Ruptura, un movimento politico diretto da Argelia Josefina Melet Martucci de Bravo (sua moglie) e da Angel j. Marquez.

In seguito prese le distanze da Fidel Castro, ritenendolo ormai una “pedina di Mosca” e contro l’invasione della Cecoslovacchia. Alla ricerca comunque di una terza via tra l’imperialismo statunitense e le velleità egemoniche dell’Unione sovietica, entrò poi in contrasto anche con Chavez e con Maduro. In particolare rinfacciava a Chavez – di cui in qualche modo era stato il mentore – di aver scelto la “via militare” al socialismo e non, come sosteneva di voler fare in un primo tempo, di aver consegnato alle masse le armi dei depositi militari per una rivoluzione autenticamente popolare.

Tra i documenti scritti di suo pugno, alcuni risultarono lungimiranti e fondamentali non solo per la storia del Venezuela, ma forse per l’intera America Latina: Documento de la Montaña, Carta al Comité Central, Insurrección Combinada, Amplio Teatro de Operaciones, Nueva Etapa Operativa, La Cuestión Continental, El Viraje Táctico, Una Nueva Experiencia, Problemas Militares, La otra crisis, La otra via, Tercer Camino…

Con la sua morte è un altro pezzo della nostra Storia, un altro brandello di speranza che se va.
 
 
 
Gianni Sartori
 

* nota 1: ovviamente si trattava della traduzione dell’appello del CHE (“Crear dos, tres…muchos Vietnam – Mensaje a los pueblos del mundo a través de la Tricontinental” pubblicato nell’aprile del 1967 a Cuba