#NagornoKarabakh #Opinioni – ARMENIA, O CARA… – di Gianni Sartori

fonte immagine Reuters

L’attuale violenza (massacri, deportazioni…) subita dagli Armeni rievoca fatalmente il genocidio del 1915. E se dopo il NAGORNO KARABAKH dovesse toccare all’ARMENIA?

I bombardamenti azeri del 19 settembre avevano riportato nella cronaca un conflitto forzatamente dimenticato.

Tuttavia l’attacco di Baku contro il Nagorno Karabakh e quanto poi avvenuto ai danni del popolo armeno non è calato improvvisamente dal cielo. Come avevamo ipotizzato anche qui: https://centrostudidialogo.com/2023/08/21/armeni-nagornokarabakh-armeni-perseguitati-in-nagorno-karabakh-di-gianni-sartori/ era perlomeno probabile.

Il Nagorno Karabakh è (ormai era ) una repubblica autoproclamata (ribattezzata con l’antico nome di Artsakh o Արցախի Հանրապետություն) abitata in prevalenza da armeni, ma posta forzatamente all’interno dei confini dell’Azerbaigian. Dal 1991 si batteva per la propria indipendenza.

Nel conflitto del 1988-1994 la vittoria era andata agli armeni con la conseguente espulsione di migliaia di azeri.

Nella seconda guerra del Nagorno-Karabakh (autunno 2020) le parti si invertirono e per oltre 40 giorni l’esercito azero si scatenò sulla popolazione civile compiendo ogni genere di efferatezze. Qualificabili come una brutale pulizia etnica.

Al punto che molti armeni in fuga riesumarono i loro cari dalle tombe e fuggirono con le bare fissate al portapacchi delle auto dopo aver incendiato la propria casa.

In realtà solo un terzo della provincia indipendentista era passato sotto il controllo di Baku, ma erano chiare le intenzioni di completare l’opera quanto prima. Nonostante la poco convinta opera di interposizione dei soldati di Mosca, soprattutto dopo che l’Armenia aveva partecipato a esercitazioni congiunte con truppe Nato (un autogol di Erevan).

Ovviamente anche all’odierna (definitiva?) sconfitta degli Armeni (anche per essere stati isolati e privati di mezzi di sussistenza da circa nove mesi) di fronte alle preponderanti forze azere, date le premesse, era fatalmente scontata.

Smantellata l’amministrazione armena della enclave ribelle, Baku ha dichiarato di volere “integrarla totalmente nella società e nello Stato azeri”.

Quanto alle voci di una possibile concessione di “autonomia”, la cosa appare piuttosto fantasiosa.

Se nell’Azerbaigian non gode di alcun riconoscimento la consistente “minoranza” Talish (una popolazione di lingua iraniana che supera il milione di persone) cosa potrebbe toccate ai circa 120mila armeni del Nagorno-Karabach? Peraltro ormai fuggiti nella quasi totalità e poco propensi a rientrare nonostante le rassicurazioni del governo di Baku.

Dal canto suo l’Unione Europea si guarda bene dall’intervenire pensando ai consistenti accordi con Baku in materia di gas.

Solidarietà al popolo armeno è stata espressa vigorosamente dal Consiglio esecutivo del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK). 

Nel comunicato ha denunciato “la tragedia umana che avviene sotto gli occhi del mondo nell’Artsakh (Alto Karabakh) dove un centinaio di migliaia di Armeni sono costretti all’esilio”.

E il KNK ricordava anche le immagini terribili del 2020 con “i soldati azeri che tagliavano nasi e orecchie ai civili e vandalizzavano i monasteri”. 

Ovvio il parallelismo con quanto avviene “nelle zone curde occupate dalla Turchia” (il principale alleato dell’Azerbaigian).

Ma esiste anche un altro timore, ossia che “se cade l’Artsakh, cade anche l’Armenia”.

Già nel 2020 l’Azerbaigian aveva occupato territori ufficialmente dell’Armenia nella regione di Syunik. Una lingua di terra che si frappone alla dichiarata intenzione di Turchia e Azerbaigian di unire il Mediterraneo con il Caspio via terra.

Ricordo che Turchia e Azerbaigian sono già confinanti grazie all’enclave azera di Najicheván che – coincidenza – Erdogan ha appena visitato per la prima volta.

Forse paradossalmente (visto che gli azeri sono in maggioranza sciiti come gli iraniani) l’unico paese con cui l’Armenia mantiene stabili e diretti rapporti commerciali (nel 2020 forse si s’aspettava anche sostegno militare, ma invano) è l’Iran. La perdita della regione di Syunik le sarebbe quindi fatale.

Per il KNK comunque non ci sono dubbi “Si tratta di pulizia etnica orchestrata dall’Azerbaigian e dalla Turchia., motivata dall’ambizione geopolitica pan-turca che intende riunire queste due nazioni (…). Dopo 108 anni il popolo armeno si ritrova di nuovo vittima di massacri e deportazioni orchestrati dalle forze statali animate da odio razzista verso la cultura e il popolo armeno. Di conseguenza la pulizia etnica attualmente in corso nell’Artsakh deve essere considerata come la continuazione del genocidio armeno del 1915 perpetrato dai Giovani Turchi”.

E conclude paragonando le attuali sofferenze degli armeni a quelle analogamente patite dai curdi a Shengal, Afrin e Serêkaniyê: “Nomi e vittime di questi massacri possono cambiare, ma le motivazioni rimangono identiche”.

Gianni Sartori

#Corsica #Opinioni – Alcune riflessioni di Petru Poggioli

riportiamo alcune riflessioni apparse sulla pagina Facebook di Petru Poggioli, storico esponente della Lotta di Liberazione della Corsica

I social network non amano le analisi politiche o le lunghe riflessioni. Come in ogni ambito nella nuova società, dobbiamo essere brevi, graffianti, anche se ciò significa non dire nulla o dire tutto ciò che ci viene in mente, per compiacere noi stessi, ridere o far ridere gli altri al bar o alla macchinetta del caffè. Spesso dimenticando che quando siamo imbarazzati da qualcosa, da qualcuno, da una situazione, ci rifugiamo nell’ironia, nelle battute, negli eccessi, nelle enormità non sempre eleganti, tutt’altro, per non pensare troppo e quindi parlare con cautela.

Ma dato che i media corsi favoriscono sempre i commenti dei funzionari eletti e di qualcun altro, siamo obbligati a esprimerci in questo luogo, anche se facciamo del nostro meglio per evitare eccessi e commenti oltraggiosi o irresponsabili, essendo sempre più facile esprimerci a proprio nome (e non camuffati) che in nome di qualsiasi movimento.

La mia pagina in ogni caso non sarà mai qualcosa senza controllo e rifiuterò sistematicamente qualsiasi commento maleducato, offensivo, ad hominem, proveniente da pseudonimi, (a meno che non conosca la persona), da qualcuno camuffato o anche da persone ben identificate, che poi inviterò ad andare ad esprimersi sulla loro pagina o su altre pagine. Da parte mia non commento mai le pagine di altre persone e soprattutto non le attacco o le contraddico mai sulle loro pagine anche se non sono assolutamente d’accordo con loro o con i loro scritti. Coloro che non sono d’accordo con i miei scritti semplicemente possono dirlo, o commentarli in modo semplice e rispettoso o ignorarli e andare da qualche altra parte.

Politica: Il discorso di E. Macron

1° punto: Stiamo entrando in un nuovo ciclo e le prospettive sono aperte. Ma dopo anni durante i quali la Corsica era scomparsa dai radar del governo, dopo il rifiuto del referendum di Nicolas Sarkozy per colpa nostra, e dopo l’umiliante visita del febbraio 2018, c’è un cambio di approccio. Di cui prendiamo atto. Quel che è certo è che domani non andremo dal barbiere gratis. L’Autonomia priva di ogni contenuto non è l’Autonomia interna.

2° punto: Ho sempre rifiutato di definirmi indipendentista. Nel 1984, ho lavorato per il primo riavvicinamento con gli autonomisti dell’UPC (lista comune) dato che l’Autodeterminazione significa, per me, la formula per collegare gli approcci autonomista ed indipendentista in una strategia comune. Ma l’Autodeterminazione non è stata concepita come un semplice voto, ma prima di tutto come un processo di disalienazione, di riappropriazione dei nostri mezzi di produzione e di scambio, e di costruzione di strumenti che consentano alla società di evolversi e controllare il suo destino, sia che il popolo scelga l’indipendenza o qualsiasi altra formula istituzionale. Nel 2008, ho lavorato in questa direzione per creare “Corsica Libera” che in seguito è diventata un partito indipendentista, cosa che ha negato il motivo della mia partecipazione a questo movimento. Da qui, tra le altre cose, una delle cause del mio allontanamento e poi del mio abbandono. In questa prospettiva, mi definisco come qualcuno che vuole percorrere delle tappe nel lungo percorso di emancipazione del Popolo corso e di controllo del suo destino; da qui la mia attuale scelta a favore Autonomia Interna.

3° punto: Entrando in un nuovo ciclo, le posizioni si induriranno. Non quelle provenienti da destra o da sinistra, in quanto queste forze politiche, o ciò che ne resta, si sono sempre opposte a qualsiasi evoluzione specifica della Corsica e ai diritti del Popolo corso sulla propria terra. No, quello che mi preoccupa sono le posizioni tra nazionalisti, le posture, gli antagonismi, le divisioni spesso purtroppo solo politiche, che sono apparse soprattutto da quando ci siamo assunti delle responsabilità; che spesso appaiono realmente solo politiche, portando a dimenticare cosa significa lo Stato, i suoi servizi e i suoi rappresentanti nell’isola, la sinistra e la destra, (con qualche rara eccezione) per concentrare l’odio tra di noi,  permettendo ai nostri nemici e avversari di bere del buon latte caldo ed usarci, in certe istituzioni o in generale. Il tutto amplificato dai social network, che permettono ad alcuni oppositori delle nostre idee di intervenire nei nostri dibattiti interni, sotto pseudonimi o come nuovi nazionalisti. Ne conosco molti, e ho ancora una buona memoria, data la mia età e la mia esperienza.

4° punto: “La Corsica nella Costituzione”: nel 1992, abbiamo proposto in una lettera a François Mitterrand, che in occasione della riforma costituzionale prevista all’epoca, il Popolo corso fosse riconosciuto. Quindi “La Corsica nella costituzione” è un passo avanti, ma vediamo come verrà definita.

5° punto: Un articolo è un passo avanti, ma non è un titolo e dovremo vedere che tipo di articolo sarà e quale posto e contenuto sarà proposto nella Costituzione.

6° punto: Una “Comunità”, ancora un passo avanti, ma chiamiamo le cose con il loro nome, cosa significa la “Comunità del Popolo corso” è tutto da specificare.

7° punto: Ulteriori mezzi e competenze per la Lingua, ma nessuna co-ufficialità (una lunga lotta) perché è un po’ il nodo gordiano del DNA della famosa Repubblica Francese “unita e indivisibile”.

8° punto: Nessuno status di “residente”, ma questa nozione, soprattutto dal punto di vista del tempo accettabile, è problematica. I tempi delle riforme sono lunghi, e anche se saranno positive, tutti coloro che arriveranno, anche oggi, diranno la loro e saremo annegati, minorizzati e sostituiti.

9° punto: La terra. Qui tocchiamo con il dito una realtà difficile da accettare, in quanto i principali speculatori che vendono, comprano, fanno aumentare i prezzi, costruiscono ovunque e comunque, sono corsi (spesso in combutta con persone esterne che li finanziano) e pochi sindaci corsi hanno davvero un DNA nazionalista che li porta a rifiutare di lasciare vendere la terra corsa e cose del genere.

10° punto: Critichiamo la “CdC” (l’ente regionale istituzionale), spesso giustamente, per quanto riguarda la sua gestione e le sue scelte nei suoi ambiti di competenza, ma dimentichiamo tutte le varie e svariate istituzioni nelle quali i nazionalisti gestiscono e dirigono, (spesso grazie ai sussidi della CdC) ma dove non si comportano in alcun modo come dei nazionalisti nelle loro pratiche,  spesso facendo qualsiasi cosa, senza definire una vera e propria politica “nustrale” a beneficio del Popolo corso nella loro azione, compresa la semplice gestione delle cose.

Per concludere, la Corsica non è una minoranza nazionale, è un’Isola-Nazione, che è stata riconosciuta come tale molto prima che la Repubblica francese fosse istituita. Fu sconfitta con la forza delle armi e annessa politicamente, economicamente e culturalmente. Solo il Popolo corso ha il diritto di decidere cosa dovrà diventare e delle semplici istituzioni non possono rinchiudere una Nazione in una camicia di forza, qualunque essa sia, per l’eternità.

Petru Poggioli

29 settembre 2023

#VENETO #TERRITORIO – CONTRO LA “PESTE GRIGIA” A MONTEORTONE SERVIREBBE UN NUOVO MIRACOLO…- di Gianni Sartori

Stando alle cronache, la prima apparizione della Madonna a Vincenza Pasini sul colle vicentino destinato a diventare la sede del noto Santuario di Monte Berico (Madonna del Manto) risaliva al 7 marzo 1426. Mentre era in corso una terribile epidemia di peste.

Ma inizialmente l’anziana donna non venne creduta dal vescovo e dai prelati. E solo dopo la seconda apparizione (primo agosto 1428) i vicentini intrapreso la costruzione di una chiesa ottenendo in cambio la fine della pestilenza.

Più o meno contemporaneamente (nel maggio 1428) la Madonna apparve anche a Monteortone sui Colli Euganei, sempre nel corso di una devastante pestilenza. Rivelando a Pietro Falco che qui giaceva ferito di poter guarire bagnandosi in una vicina fonte.

Miracolato, sempre su indicazione della Beata Vergine, ritrovò tra le pietre un quadretto poi esposto alla pubblica venerazione. Ponendo fine anche in questa circostanza alla ostinata pestilenza.

Due fatti praticamente identici anche se non c’è alcuna analogia tra i protagonisti della miracolosa vicenda.

Una contadina che portava da mangiare al marito nella vigna e un – presumibilmente – soldato rimasto gravemente ferito in battaglia.

Caso questo simile piuttosto a quello del vicentino (di Montorso) Luigi Da Porto che – rimasto gravemente ferito nel 1511 mentre combatteva al servizio di Venezia – utilizzò la lunga degenza per scrivere la versione originale della vicenda di Giulietta e Romeo (pubblicata nel 1530).

O a quello del basco Inigo Lopez de Loyola (cittadina della Guipuzcoa) che ridotto in fin di vita nella difesa di Pamplona (1517), anche da invalido riuscì a riciclarsi fondando la combattiva Compagnia di Gesù.

Tornado a noi, se nel XV° secolo la Vergine Maria aveva miracolosamente posto fine al dilagare della “peste nera”, ora il suo intervento risulterebbe indispensabile per un altro genere di moderna peste. Quella “grigia” delle colate di cemento che vanno ricoprendo da decenni la nostra disgraziata (dal punto di vista ambientale, ma forse non solo…) regione. Ora perfino in “Terra Sacra”, a Monteortone.

Un nuovo progetto di lottizzazione del comune di Teolo prevede la costruzione in area “ex Cima” di nove condomini da quattro piani (un centinaio di appartamenti), di un albergo ugualmente di quattro piani (in zona sono già presenti diversi altri hotel) e di 49 bungalow. Umiliando irreparabilmente un’area verde di 90mila mq.

Oltre a trovarsi nell’ambito teoricamente protetto del Parco dei Colli Euganei, la zona interessata (stando alle dichiarazioni del Comitato Spontaneo Monteortone, sorto nell’aprile di quest’anno) sarebbe classificata “a rischio idraulico medio”. Quindi una ulteriore cementificazione comporterebbe un maggior rischio di allagamenti.

Il Comitato ha già consegnato al Presidente della Repubblica un appello sottoscritto da circa 2500 persone e per domenica 1 ottobre ha indetto – insieme al Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Parco dei Colli Euganei – una manifestazione con raduno alle ore 9,30 presso il parcheggio di Via dello Stadio n. 1 – Monteortone (PD).

Tra le associazioni che finora hanno aderito all’iniziativa:

LIPU, AltraEste, CAI Padova e CAI Veneto, Comitato La Nostra Terra Due Carrare, Adl Cobas, Legambiente di Este, Gruppo Naturalistico Culturale Monselice, Ekopark Monselice, Ass. Il Colibrì, Comitato Lasciateci Respirare di Monselice, Comitato “E Noi?”, SOS Anfibi Padova, Salviamo gli alberi, WWF, Italia Nostra, Gruppo Giardino Storico Università di Padova,…

Adesioni anche da alcuni consiglieri regionali come Andrea Zanoni, Arturo Lorenzoni, Vanessa Camani, Erika Baldin, Elena Ostanel, Cristina Guarda…

Sperando sempre, come si diceva, in un nuovo miracolo… ricordo che il Veneto gode già del poco invidiabile primato di essere la seconda regione in Italia per consumo di suolo (11,9% nel 2021).

Gianni Sartori