
Sembra proprio che l’intensificarsi della repressione nei confronti degli adivasi e l’ulteriore militarizzazione (a scopo sia di controllo che di sfruttamento delle risorse) dei loro territori ancestrali vada di pari passo con l’eliminazione della resistenza naxalita
Da oltre un anno il militante adivasi Raghu Midiyami è in carcere senza che vi siano prove a suo carico. Il giovane, presidente del collettivo Moolwasi Bacchao Manch, è stato arrestato il 27 febbraio all’ospedale di Dantewada dove era ricoverato per un incidente. Evidentemente si vuole impedire che partecipi alle proteste contro lo sfruttamento minerario e la militarizzazione nel distretto del Bastar (Stato del Chhattisgarh, India centrale). Attivo nella difesa dei diritti costituzionali delle popolazioni indigene (Adivasi), sarebbe stato curato in maniera inadeguata e patisce ancora le conseguenze di alcune fratture. I suoi sostenitori ne chiedono l’immediata scarcerazione e la fine della criminalizzazione dei movimenti adivasi.
Invece nel distretto di Gadchiroli (Stato del Maharashtra) fonti ufficiali della polizia hanno annunciato di aver raso al suolo nel mese scorso almeno 44 memoriali maoisti (modesti monumenti in memoria dei naxaliti caduti, spesso in difesa delle popolazioni adivasi). L’operazione è stata condotta da circa 800 membri della CRPF (Central Reserve Police Force) suddivisi in una ventina di squadre.
Le demolizioni hanno colpito principalmente il distretto di Gadchiroli (Stato del Maharashtra) nei villaggi di Etapalli, Hedri, Jimalgatta, Bhamragad, Dhanora e Pendhri.
Evidentemente, oltre all’insorgenza maoista, si vuole eliminare anche la memoria della stessa. Del resto è ormai fuori discussione che il movimento naxalita si trova in grandi difficoltà. Risale al 24 febbraio l’ennesima resa (a Hyderabad) di un altro dirigente, Thippiri Tirupati (Devuji). Membro dell’Ufficio politico del PCI (maoista), in procinto di diventare segretario generale in sostituzione di Nambala Keshava Rao (Basavaraju) ucciso nel maggio 2025, ha deposto le armi dopo ben 40 anni di clandestinità.
Con lui si sono consegnati ai militari altri tre dirigenti maoisti. Nel frattempo continua lo stillicidio dei guerriglieri (uccisi altri due il 26 febbraio nel distretto di Bijapur).
Gianni Sartori
