Mese: aprile 2025
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#Corsica #Opinioni – CONTINUITÀ TERRITORIALE – di Petru Poggioli

Dietro il dibattito sul prezzo del biglietto aereo, il problema di fondo nascosto.
Il prezzo del biglietto aereo è in aumento. Sì, è colpa delle tasse. solo che la sovvenzione per la “continuità territoriale” (che finanzia questo mezzo di trasporto aiutando Air Corsica) è l’albero che nasconde la foresta. Originariamente era stata concessa per compensare l’handicap dell’insularità, ponendo il costo per km via mare e via aerea su un piano di parità con il costo per km sul territorio francese in treno. Questo sistema era originariamente destinato a consentire agli “utenti corsi” di lasciare l’isola e di ritornarvi a un costo ragionevole. Questo sistema aveva anche lo scopo di aiutare i prodotti importati (merci) che non erano presenti nella produzione della Corsica, e quindi i prodotti che non competevano con la produzione locale esistente o da sviluppare, in modo da consentire lo sviluppo di un’economia insulare che aveva vissuto una traversata del deserto fino agli anni ’60 e ’70. Questo sistema avrebbe dovuto scomparire a lungo termine, contando sulla creazione di un’economia (soprattutto nel mondo dell’agricoltura e quindi in quello agroalimentare) che si muovesse verso l’autosufficienza e che rompesse con la dipendenza dal territorio continentale. Solo che da allora il turismo intensivo (un’economia senza sviluppo e con aiuti al trasporto aereo e marittimo per i corsi, ma anche ai turisti senza troppe distinzioni, nonostante la famosa tariffa di residenza di cui beneficiano anche molte “nuovi arrivati”, compresi i proprietari di seconde case in particolare) è diventato onnipresente e le importazioni (aumento degli abitanti locali o dei “nuovi residenti” e dei turisti) sono aumentate in modo esponenziale, mentre una dipendenza più o meno organizzata e aumentata è diventata la regola; da qui i regolari aumenti degli aiuti all’importazione richiesti in particolare alla CdC (ufficio dei trasporti) dai pochi professionisti che dominano l’attuale economia corsa di dipendenza e di non sviluppo. Questo comporta che la “Cullettività di Corsica” si rivolga sempre allo Stato per chiedere un aumento di questa dotazione finanziaria che ora sembra essere permanente, mentre gli obiettivi iniziali di un vero e proprio sviluppo produttivo (al di là delle poche produzioni in vetrina attuali, tra cui il periplo delle famose clementine più costose in Corsica che a Parigi) e di una graduale riduzione della dipendenza alimentare (meno merci all’importazione e più aiuti all’esportazione) in Corsica si allontanano.
Petru Poggioli
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#Asia #Popoli – CONFLITTI INTER-ETNICI NEL MANIPUR: FORSE UN ESEMPIO DA MANUALE DELL’AVVENUTA TRANSIZIONE DALLA LOTTA DI CLASSE E DI LIBERAZIONE ALLO SCONTRO TRA POPOLI – di Gianni Sartori

Popoli e Stati (o se preferite: Nazioni e Stati) non sempre (qualcuno pensa: raramente) coincidono. Antichi popoli con una loro cultura, identità, lingua…si trovano divisi da confini imposti. Parte al di qua, parte al di là delle fontiere. Anche in Europa. Vedi baschi, tirolesi, catalani…E naturalmente questo fornisce ai governi centrali l’occasione per praticare il noto divide et impera.
Stessa musica nel nord-est dell’India. Da decenni il governo del Manipur a guida BJP (Bharatiya Janata Party – Partito del Popolo Indiano)fa ampio uso di arresti, vigilantes (filogovernativi) e repressione del dissenso sia nei confronti dei meitei che – soprattutto – della componente minoritaria dei kuki-zomi-hmar.
Mentre i meitei abitano prevalentemente nella Valle di Imphal (dove si trova la capitale dello Stato), le colline settentrionali sono abitate dalla comunità naga. Quanto ai kuki-zomi-hmar, la maggior parte risiede sulle colline meridionali e nelle aree collinari intorno alla valle di Imphal
Tornando alle politiche repressive del governo, in passato godette di una certa notorietà il caso del giornalista meitei Kishorechandra Wangkhem arrestato a più riprese a partire dal 2018 per le sue critiche al BJP e al primo ministro Narendra Modi.
Più recentemente, prendendo a pretesto l’intensificarsi degli scontri etnico-religiosi tra la comunità dei kuki (in maggioranza cristiani) e quella dei meitei (in maggioranza indù), il governo centrale ha stabilito di installare una barriera- recinzione lunga oltre 1.600 chilometri al confine con Myanmar (ufficialmente su richiesta dei meitei). Ma incontrando le proteste delle organizzazioni kuki della città di frontiera Moreh (distretto di Tengnoupal, importante snodo per i traffici transfrontalieri e dove si erano registrati gli scontri più violenti). Opponendosi pubblicamente con un appello diffuso il 14 aprile (e sottoscritto anche da organizzazioni mizo e naga) al progetto divisivo in quanto costituirebbe “una minaccia per lo stile di vita e la cultura delle comunità”. Respingendo nel contempo l’accusa del ministro dell’Interno Amit Shah, secondo cui i kuki che attraversano la frontiera provenendo dal Myanmar sarebbero “migranti illegali”.
Stessa situazione e stesse proteste anche nel vicino Nagaland (altro Stato della regione nord-orientale dell’India). Ugualmente contro i progetti di barriera-recinzione del confine e per la conservazione del regime di libero movimento.
In quanto “ogni villaggio naga è diviso secondo i propri costumi e tradizioni. Nonostante il confine, i Naga si considerano ancora un unico popolo. Il popolo naga, quindi, non accetterà nulla che possa dividere la loro terra ancestrale”.
Con tutta evidenza quella adottata dal governo è una strategia con cui si vuole disgregare sul nascere ogni possibile coalizione di opposizione unitaria tra le popolazioni autoctone. Alimentandone le reciproche diffidenze e istigandole una contro l’altra.
Gianni Sartori
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