#Turkey #Syria – PARE PROPRIO CHE LA TURCHIA INTENDA RESTARCI A LUNGO – di Gianni Sartori

Stando a quanto si sa, finora le forze turche acquartierate nel nord-est della Siria per lo più eviterebbero di ostentare bandiere, insegne o altri simboli turchi. Mantenendo per così dire un “profilo basso”.

Tuttavia, non sembrano invece voler rinunciare a bombardare obiettivi d’ogni genere, spesso civili. Nonostante da più parti si stia operando per un “cessate-il-fuoco” stabile.

Ma soprattutto – denunciano le FDS – starebbero lavorando alacremente per rafforzare l’occupazione, espandendo le basi militari già presenti e costruendone di nuove.

Approfittando della debolezza (o della complicità ?) del nuovo regime insediatosi a Damasco. Lavorando di nascosto soprattutto nelle ore notturne (così come per i trasferimenti di truppe) e puntando in particolare sulle zone a sud e a est di Manbij e sui dintorni di Kobane. L’esercito turco di occupazione starebbe costruendo nuove basi sia sulla collina di Qereqozaqê che sulla sponda occidentale dell’Eufrate (a sud-est di Manbij).

Stando alle cifre fornite dalle FDS sarebbero circa duecento le basi e i presidi militari qui insediati. Con una presenza stabile di decine di migliaia di soldati. Oltre a servizi di intelligence, radar, blindati e dispositivi militari di ogni ordine e grado.

Ma, appunto, senza troppa ostentazione; evitando in genere di innalzare i vessilli rossi con stella e mezzaluna.

A tradirne l’opera di ulteriore insediamento militare, le immagini catturate dai droni che mostrano l’ampliamento dei lavori. Con sempre nuove torri di osservazione, fortificazioni, caserme, blindati, artiglieria…

Ora come ora l’ulteriore penetrazione turca nel territorio siriano non sembra impensierire più di tanto l’opinione pubblica internazionale.

Eppure si tratta di una vera e propria invasione-occupazione presumibilmente destinata a durare nel tempo.

Già nel 2018, con l’occupazione di Afrin, la Turchia stabiliva una testa di ponte da cui successivamente si sarebbe scagliata su Serekaniye, Al Bab e Gire Spi.

Finché l’anno scorso delegava al soidisant Esercito Nazionale Siriano (sul libro paga di Ankara e supportato dall’aviazione turca) l’attacco a Manbij da cui partire per conquistare Kobane.

Colpendo indiscriminatamente obiettivi civili e la popolazione inerme. A Erdogan & C. andrebbe forse ricordato che la costruzione di infrastrutture militari in territori occupati illegalmente è vietata dalla legislazione internazionale e dallo statuto delle Nazioni Unite.

Tra gli ultimi attacchi turchi contro obiettivi civili in territorio siriano, va registrato l’ennesimo intenso bombardamento del 24 marzo intorno alla diga di Tishreen (anche se in questo caso, fortunatamente, avrebbe causato solo danni materiali). Ricordando che da questa diga (ancora sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma) dipende il rifornimento idrico per milioni di persone.

Contemporaneamente i mercenari filo-turchi attaccavano con droni le posizioni delle FDSa nord della diga, ma venivano intercettati dalle Unità Haroun (organiche alle FDS). Intensa e quasi quotidiana anche l’attività di sorvolo degli UCAV TB3 (prodotti da Baykar Technologies) su Deir Hafer.

Gianni Sartori

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