#Kurds #Europe – GERMANIA: INASPRIMENTO REPRESSIVO NEI CONFRONTI DEI CURDI – di Gianni Sartori

elaborazione su immagine fonte @ ANF

Il 12 marzo la polizia tedesca ha arrestato diversi attivisti curdi nel corso di perquisizioni nella sede di un centro comunitario curdo e di alcune abitazioni a Kiel e a Lübeck. Alle 5,30 del mattino con ampio spiegamento di forze e con l’ausilio dei cani. “Sfondando le porte, saccheggiando gli appartamenti, sequestrando telefoni e documenti”. Stando almeno ai comunicati di Defend Kurdistan Kiel (diffuso pubblicamente da Annette Tunde) e di Rote Hilfe Kiel (diffuso da Anja Sommerfeld), due organizzazioni che hanno espresso solidarietà agli arrestati. Mostrando inoltre (sempre stando ai comunicati) “poco riguardo per i familiari non accusati, tra cui bambini e persone malate”.

Gli arrestati sono accusati in base agli articoli 129a e 129b del codice penale tedesco di aver agito a favore del PKK. Ma per le associazioni curde si tratterebbe di attività del tutto legali, quali manifestazioni, eventi culturali e raccolta di fondi: “in difesa dei diritti dei curdi e e per la democratizzazione della società”.

Perlomeno strano che questo avvenga in coincidenza con il cessate-il-fuoco dichiarato dal PKK e con l’avvio di un processo di pace tra movimento curdo e Stato turco.

Il giorno successivo due richiedenti asilo curdi (Adnan Kaplan e Engin Alkan) venivano consegnati dalla Germania alla Turchia in quanto secondo i giudici “le condizioni nelle prigioni turche sono migliorate e la Turchia è un paese prospero e sicuro”. Buono a sapersi, anche se qualche dubbio in proposito è legittimo.

Adnan Kaplan e Engin Alkan (richiedenti asilo in Baviera che erano stati portati nel centro per il rimpatrio di Monaco il 5 marzo) sono stati estradati il 13 marzo.

Arrestato ancora minorenne a Istanbul nel corso di una manifestazione, Adnan Kaplan aveva trascorso diversi mesi nel carcere minorile di Maltepe nel 2011.

Uscito dal carcere era rimasto paralizzato alla gamba e alla mano sinistra per una emorragia cerebrale (non si esclude a causa dei maltrattamenti subiti). Era giunto in Germania nel 2023 sia per ragioni di salute che per sfuggire alla repressione (rischia una condanna a 22 anni di carcere), ma la sua domanda veniva respinta.

Invece Engin Alkan aveva lasciato la Turchia ancora nel 2019. Accusato di appartenenza al PKK, ha già subito una condanna a otto anni e verrebbe sottoposto ad almeno altri quattro processi.

Gianni Sartori