#Kurds #Europe – OPPOSIZIONE ALLA GUERRA E SOLIDARIETA’ AL KURDISTAN DA BERLINO – di Gianni Sartori

Dicono che la visione della grande scultura di 30 metri denominata ”Uomo Molecola” (Molecule Men, anche se in realtà le figure umane bucherellate sono tre) emergente sulla spumeggiante Sprea, il fiume di Berlino, appaia particolarmente suggestiva al tramonto. Non posso dare conferma avendola velocemente intravista solo in pieno giorno, ma vedrò di rimediare. Inaugurata nel 1997, è diventata uno dei luoghi canonici per manifestazioni e proteste. Per esempio nel 2019 i militanti di Liebig 34 la occuparono per diverse ore (facendo indossare a una delle scultura, simbolicamente, un enorme giubbotto di salvataggio) come protesta per le stragi di migranti nel Mediterraneo.

Forse fu anche a causa di iniziative come questa che l’anno dopo, il 9 ottobre 2020, la casa occupata denominata Liebig 34 venne brutalmente sgomberata alle tre del pomeriggio dalle ultime donne rimaste a presidiarla. Mettendo in campo, con efficienza teutonica, blindati, ruspe, centinaia di camionette e circa cinquemila (5000 !) agenti di polizia. Una maniera perlomeno originale di “festeggiare” il trentennale della riunificazione. Come indicava la denominazione, Liebig 34 sorgeva fra Liebigstr. e Rigaer Str. (distretto di Friedrichshain) in uno storico quartiere operaio di Berlino Est. Di ispirazione libertaria, fondata sul solidarismo e il mutuo soccorso, i militanti si battevano “gegen die Stadtder Reichen”. Ossia contro la “gentrificazione”, contro gli speculatori (gli “squali”) che compravano a prezzi stracciati e buttavano giù tutto ricostruendo appartamenti di lusso.

E nella mattinata del 14 novembre altri giovani internazionalisti (“Internationalistische Jugendkommune”: i figli, i nipoti ?) sono risaliti sulle statue bucherellate svolgendo un grande striscione con la scritta “Rifiutiamo la Terza Guerra Mondiale – né missili di medio raggio in Germania – né Eurofighters in Kurdistan”.

Un mese prima, il 3 ottobre 2024, sempre a Berlino si era svolta una grande manifestazione contro la guerra (a cui aveva partecipato anche Sahra Wagenknecht di BSW) protestando in particolare contro i crimini di guerra nella Striscia di Gaza e definendo Olaf Scholz “cancelliere delle bombe”.

Con la protesta del 14 novembre si è voluto puntare il dito sui (non solo presunti) preparativi di guerra del governo tedesco nei confronti della Russia. Come confermerebbero le recenti dichiarazioni del cancelliere in merito al dispiegamento in territorio tedesco dei missili a medio raggio statunitensi.

Con lo slogan “I ricchi vogliono la guerra, i giovani il futuro” hanno anche espresso contrarietà all’annunciata vendita dei caccia Eurofighter alla Turchia. In quanto il sostanziale sostegno tedesco al regime di Erdogan (AKP-MHP) renderebbe Berlino “complice dei massacri subiti dalla popolazione curda”.

Sostengono le Internationalistische Jugendkommune in un comunicato che “ogni giorno vediamo come le guerre diventano sempre più brutali e i diritti umani vengono affossati.”

Affermando che la Germania “trae beneficio dalla morte” e conferma di essere un paese “guerrafondaio”: “Sia fornendo armi a Israele, sia vendendo aerei e tank  alla Turchia per utilizzarli contro il Kurdistan in violazione del diritto internazionale”.

Per cui “non possiamo più stare a guardare rimanendo a braccia conserte. Opponiamoci alla Terza Guerra Mondiale. Ribelliamoci dovunque contro la guerra”.

Alcuni militanti hanno anche spiegato che i giovani tedeschi non hanno nessuna intenzione di andare al fronte “per farsi riempire di buchi come i Molecule Men. Almeno un milione di Russi e Ucraini sono già morti o sono rimasti feriti in Ucraina. E gli effetti si fanno sentire anche in Germania con l’aumento dei prezzi e l’esasperazione del clima politico. Con 100 milioni di euro investiti nel riarmo mentre aumentano i tagli ai servizi sociali”.

Esprimendo preoccupazione anche per la prevista reintroduzione del servizio militare obbligatorio e per il sostanziale riarmo della Germania in quanto “sappiamo che più armi e più soldati non preparano la pace. Abbiamo bisogno di soluzioni concrete per risolvere le molteplici crisi del nostro tempo, non certo di questo cieco bellicismo”.

Quanto alle possibili soluzioni, gli attivisti mostrano interesse per le diverse esperienze di autodeterminazione e autogoverno (per una “nuova cultura democratica che vada oltre il parlamentarismo”), con un richiamo esplicito per quanto avviene in Kurdistan e nel Rojava in particolare. Nel comunicato di Internationalistische Jugendkommune si accusa apertamente Erdogan di aver “invaso illegalmente la Siria e l’Irak” e il governo tedesco di appoggiarlo.

Tra i partecipanti alla protesta pacifista anche qualche rifugiato curdo proveniente da Afrin, sotto occupazione turca.

Gianni Sartori

#Memoria #Opinioni – IN MORTE DI LICIA PINELLI – di Gianni Sartori

Considerazioni e divagazioni su una vecchia agendina stropicciata…e su un’intervista mancata

Ogni tanto, sfogliando la vetusta agendina che non mi decidevo a buttare (non dopo aver almeno ricopiato nomi, numeri e indirizzi di quelli ancora in vita, sempre meno), lo ritrovavo. Tra quello di Claudio e l’altro della redazione di “A”, di fatto Paolo Finzi (o era quello di Fabio Santin? Devo controllare…).

Me l’aveva dato, penso ormai più di quindici anni fa se non venti, Claudio Venza spronandomi a intervistarla. Non me l’ero mai sentita. Ci sono incontri, interviste o semplici conversazioni che – per me almeno – risultano troppo dolorose. Di quelle che poi ti porti appresso nel tempo. Per dirne un paio, alla madre di Patsy O’Hara (prigioniero politico repubblicano morto in sciopero della fame nel 1981) e a Duma Kumalo uno dei “Sei di Sharpeville” (vittima di torture, scampato alla pena capitale e scomparso prematuramente nel febbraio 2006). Semplicemente devastanti per quanto mi riguardava.

Per cui, dopo aver rimandato di giorno in giorno la telefonata e l’intervista alla vedova di Pino, avevo deciso di lasciar perdere.

Ma ogni tanto, ritrovando appunto il numero di telefono (un fisso, vecchia maniera; lo sentivo familiare, mai posseduto un cellulare), ci ripensavo.

E anche in questi giorni, mentre riconsultavo il libro di Salvini (il giudice) “La maledizione di Piazza Fontana”, mi ero chiesto se lei lo avesse mai incontrato. E cosa ne pensasse di certe tardive “rivelazioni” (in gran parte già acquisite dai compagni e dal movimento) qui pubblicate.

Fermo restando che comunque andrebbe letto e consultato (il libro intendo), per lo meno per certe informazioni in passato “accantonate”, trascurate (o semplicemente rimosse). Per esempio sul ruolo rilevante di certi personaggi vicentini.

Si narra che anche il padre di Licia (un falegname poi operaio alla Pirelli) fosse stato anarchico. Cresciuta in una casa di ringhiera in viale Monza, quelle con il gabinetto (alcuni hanno scritto “bagno”, un eufemismo) in comune sul ballatoio, al freddo.

A scanso di equivoci, chi scrive è cresciuto in quel di Casaletto (S. Piero Intrigogna) con il cesso in lamiera sistemato fuori, a fianco dell’orto.

Come usava all’epoca per i figli – e ancor più per le figlie – dei proletari, a tredici anni entrò nel “mondo del lavoro”; con Pino si erano conosciuti ai corsi di esperanto, una speranza – o forse un’altra illusione – di internazionalismo e pace universale.

Ed era stata lei (così almeno mi aveva raccontato Edgardo Pellegrini) a battere a macchina, nell’ufficio del fondatore di Medicina Democratica Giulio Maccacaro, il testo de “La Strage di Stato”, pubblicato da Samonà e Savelli nel giro di sei mesi da quel dicembre di sangue.

Riprendo in mano l’agendina e scorro le pagine. Ormai un monumento funebre con più della metà quelli “andati oltre”, la gran parte compagni: Claudio Venza, Paolo Finzi, Alex Langer, Febe Cavazzutti, Edgardo Pellegrini, i partigiani Giuseppe Sartori e Nino De Marchi, Peggy O’Hara, Tavo Burat, Bruno Zanin…

E ovviamente tanti vicentini. Per lo più ambientalisti e antimilitaristi, magari anche antimperialisti. Forse inevitabile in una città con cinque o sei basi militari: Stefano Dal Cengio (protezionista, a Genova nel 2001…), Giorgio Fortuna (movimenti vari, U.N.A., Genova 2001, No dal Molin…), Gianfranco Sperotto (PSIUP, Legambiente, No Dal Molin…), Rino Refosco (anarchici, Radio Vicenza…), Olol Jackson (CSO Ya Basta! No Dal Molin, Bocciodromo…), Francesco Scalzotto (Presidio di Longare alla Base Pluto…), Eugenio Magri (giovanissimo partigiano, PCI, CGIL, CUB..), Alberto Carta (WWF), Luciano Ceretta (DP, Rifondazione comunista…), Arnaldo Cestaro (praticamente tutto e anche di più…)…

Per ognuno di loro una storia condivisa di impegno, di militanza…

E come il Guccini di sessanta anni fa, a volte anch’io “vorrei sapere a che cosa è servito…”.

Ma almeno, mi consolo, l’importante è averci provato. In faccia al mondo e a quelli che verranno.

Che la terra ti sia lieve, compagna.

Gianni Sartori