Mese: marzo 2024
#IncontriSulWeb – #SPECIALE – PERCORSI DI INDIPENDENZA IN EUROPA 2024 – LA PRESENTAZIONE – venerdì 15 marzo alle ore 18

Su questo Blog, venerdì 15 marzo prossimo, alle ore 18, potrete assistere ad un incontro con Anthony Graziano, militante del mov. indipendentista Trinacria, che ha organizzato la Conferenza Internazionale “PERCORSI DI INDIPENDENZA IN EUROPA 2024” – “Riprendersi l’Identità, farsi Nazione” – che si svolgerà a Palermo il 22 marzo prossimo. La Conferenza si svolge sotto l’egida della Coppieters Foundation.
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Ireland
#Syria #News – SIRIA: LO STATO ISLAMICO CONTRO LA POPOLAZIONE CIVILE – di Gianni Sartori

Stando a quanto denuncia nel suo ultimo rapporto l’Osservatorio siriano dei Diritti umani (OSDH), lo Stato islamico (EI) ha – nuovamente – attaccato i raccoglitori di tartufi in una zona desertica a sud della provincia di Deir ez-Zor (controllata da Damasco). Le vittime accertate per ora sono 18 (tra cui quattro miliziani filogovernativi di Difa Watani). Almeno altre sedici persone sono rimaste ferite e ci si interroga sulla sorte di una cinquantina di desaparecidos. Nell’attacco di EI sono stati dati alle fiamme una dozzina di veicoli.
ALMENO 186 PERSONE UCCISE NEL SOLO 2024
Sempre stando ai dati forniti dall’OSDH dall’inizio dell’anno sono già morte almeno 186 persone (i casi accertati) sia per attacchi di EI, sia per le mine (un’eredità del periodo di occupazione da parte delle milizie jihadiste), in particolare nelle zone desertiche dove lavorano i raccoglitori dei tartufi del deserto siriano. Considerati tra i migliori a livello mondiale, vengono raccolti tra febbraio e aprile per essere venduti a prezzi elevati (anche 25 dollari al chilo). Una preziosa risorsa economica in un Paese sconvolta da oltre un decennio di guerra e colpito da una devastante crisi economica (salario medio mensile 18 dollari). E’ anche possibile che a tale risorsa siano interessate anche le milizie jihadiste per cui i raccoglitori di tartufi diventerebbero un loro obiettivo militare (allo scopo di terrorizzarli e tenerli alla larga dalle zone interessate). Non mancano i precedenti. Nel febbraio 2024 l’esplosione di una mina (un lascito di EI) provocava la morte di altri 13 raccoglitori di tartufi nel deserto di Raqqa. Invece l’anno scorso, verso la metà di aprile 2023, in due diversi attacchi jihadisti, 41 persone (tra cui almeno 24 civili) venivano massacrate dai tagliagole dello Stato islamico in Siria. Ben 36 (sempre raccoglitori di tartufi) in un colpo solo nel deserto a est di Hama. Tra le vittime, 17 appartenevano a una milizia filogovernativa. Nell’altro episodio (sempre aprile 2023) sette pastori venivano ammazzati da EI nella regione di Deir ez-Zor. Inoltre, secondo l’agenzia Sana, le milizie islamiche abbattevano anche 250 pecore. Ovviamente a scopo intimidatorio. In aggiunta, non lontano venivano rinvenuto i cadaveri in decomposizione di due civili. Solo l’anno scorso sarebbero oltre 250 i raccoglitori di tartufi morti ammazzati a causa della violenza terrorista di EI. Vista la situazione, è facile prevedere che da qui a qualche mese, il numero delle persone uccise dai mercenari jihadisti raggiungerà – o forse supererà – quello dell’anno scorso.
Gianni Sartori
#7NotePerUnaNuovaEuropa #EuskalHerria
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#Catalunya #Amnistia – ULTIMA ORA: VERSO UNA LEGGE D’AMNISTIA PER GLI INDIPENDENTISTI CATALANI – di Gianni Sartori

Personalmente ero rimasto “al palo” del 30 gennaio, quando il progetto di legge d’amnistia veniva bocciato in Parlamento (171 voti a favore contro 179 contro) proprio per l’inaspettato voto negativo di Junts, partito catalano indipendentista (quello di Carles Puigdemont). Significativa la scritta “NO” scritta sette volte (come i deputati di Junts) sul giornale ABC. Vagamente paradossale pensando che proprio in cambio della promessa di questa legge gli indipendentisti catalani avevano garantito il loro indispensabile sostegno al Primo ministro Pedro Sánchez, uscito malconcio dalle legislative del luglio 2023. Tuttavia non aveva evidentemente convinto i deputati di JxCat in quanto non sembrava garantire sufficientemente “tutte” le persone coinvolte nel tentativo indipendentista. A cominciare da Puigdemont contro cui il Tribunale supremo ha aperto un’inchiesta per “terrorismo”.
Poi l’attesa buona novella. Il Partito socialista di Sanchez e le formazioni indipendentiste catalane “dopo giorni di lavoro comune e tenendo conto del diritto costituzionale, europeo e internazionale, sono pervenuti a un accordo per rinforzare la legge d’amnistia”.
Così almeno annuncia un comunicato congiunto secondo cui la legge riguarda “tutte le persone legate al processo indipendentista” (ossia tutti i condannati e indagati per il ruolo nel tentativo di secessione della Catalogna del 2017) e sarà “pienamente conforme alla Costituzione, al diritto e alla giurisprudenza europea”. Senza peraltro fornire ulteriori dettagli e precisazioni.
Gianni Sartori
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#EuskalHerria #Corsica – INQUIETUDINI IRRISOLTE IN EUSKAL HERRIA E CORSICA – di Gianni Sartori

Domenica scorsa, 3 marzo 2024, cadeva il 48° anniversario del massacro operato dalla polizia spagnola a Vitoria-Gasteiz e costato la vita a cinque operai: Pedro Martínez, Francisco Aznar, Romualdo Barroso, José Castillo e Bienvenido Pereda. Indetta dai sindacati ELA, LAB, ESK e Steilas (con lo slogan “Atzo eta gaur borrokan. Hacia un futuro justo’, ha raccolto la partecipazione di migliaia di persone davanti al monumento in memoria delle vittime presso la chiesa di San Francisco de Asis, il luogo in cui avvenne l’eccidio. Quel giorno (Franco era deceduto da circa tre mesi), dopo mesi di sciopero, i lavoratori di molte fabbriche si erano riuniti nella chiesa in assemblea. La polizia prima sparò lacrimogeni in gran quantità anche dentro la chiesa, costringendoli a uscire, poi aprì il fuoco (fuego real) causando appunto cinque morti e centinaia di feriti. Tra gli interventi più significativi, quello dell’ Asociación de Víctimas del 3 de marzo che ha rivendicato come “la memoria de los asesinatos está muy viva, gracias a la batalla de años contra el olvido institucional que trató de imponerse”. Un sindacalista ha ricordato che quei lavoratori rivendicavano “un presente digno que les asegurara un futuro justo. Reclamaban mejoras en salarios y en condiciones laborales que hicieran sus vidas dignas”. Ma la loro lotta venne duramente repressa in nome di “un sistema político, social y económico que aseguraba la explotación de la clase trabajadora”. Aggiungendo che “hoy vivimos tiempos convulsos con el auge de la xenofobia, el crecimiento de la extrema derecha, el incremento de las guerras, el genocidio del pueblo palestino o el desarrollo del capitalismo a veces disfrazado de verde pero salvaje en cualquier caso, que arrasa con la vida y el planeta” Per cui, aveva concluso, è urgente una ”transición ecosocial que nos lleve a un futuro justo”. La vice-lehendakari Idoia Mendia (esponente del PSE) ha voluto sottolineare che i cinque operai erano stati assassinati “cuando defendían pacíficamente sus derechos laborales”. Da parte sua Pello Otxandiano (candidato della sinistra abertzale di EH Bildu a lehendakari), ha chiesto, preteso “memoria, verdad y justicia” precisando che si tratta di “una memoria frente a quienes se han empeñado en negarla, una verdad oculta en archivos bajo llave y una justicia que las víctimas han tenido que buscar fuera, en Argentina, porque los juzgados competentes no quisieron impartirla”. Altri interventi, quelli di Miren Gorrotxategi (candidata a lehendakari di Elkarrekin Podemos), Alba García (candidata di Sumar ), Imanol Pradales (del PNV), del presidente del PNV di Álava, José Antonio Suso e del deputato Ramiro González. Tra i presenti anche la alcaldesa di Vitoria, Maider Etxebarria (PSE) e Loli García, segretaria generale di CCOO del Paese Basco. Forse meno apprezzata dalla classe operaia basca quella della candidata del PP al Parlamento, Ainhoa Domaica e del parlamentare, ugualmente del PP, Carmelo Barrio. Qualche incidente si è registrato durante il corteo in prossimità del centro commerciale ‘El Corte Inglés’ contro cui sono stati lanciati alcuni petardi e vernice rossa. Prontamente interveniva l’Ertzaintza (la polizia “autonoma” basca) caricando i manifestanti. A quel punto dal corteo venivano lanciate pietre, bottiglie, uova… Almeno due persone, accusate di “turbamento dell’ordine pubblico”, sono state arrestate (in un secondo momento si è parlato di quattro) e una donna è rimasta ferita. La manifestazione, come previsto, si è conclusa in Plaza de los Fueros.

Il giorno prima – sabato 2 marzo – una grande manifestazione si era ugualmente svolta a Bastia: in memoria di Yvan Colonna che il 2 marzo 2022 aveva subito un’aggressione mortale nel carcere di Arles. Indetta dal collettivo Patriotti, dall’Associu Sulidarità e dal partito indipendentista Nazione, tra i principali slogan: “Basta a ripressione” e “Per i diritti di u populu corsu”. Centinaia i manifestanti accorsi; molti protestavano anche per l’arresto in gennaio di due nazionalisti poi trasferiti in un carcere del “Continente”. Davanti alla prefettura dell’Haute-Corse, dal corteo veniva lanciata qualche molotov a cui la polizia rispondeva con granate lacrimogene. A causa degli scontri, durati almeno due ore, alcune persone rimaste ferite venivano portate all’ospedale d’urgenza.
Gianni Sartori
