
La sentenza è quindi stata emessa ed è del tutto ingiusta.
Infatti, alla luce del reato assolutamente lieve imputato ai cinque giovani attivisti autonomisti e delle dure condanne inflitte (6 mesi di reclusione con sospensione condizionale e 6.000 euro di multa), la differenza è tale che non possiamo fare a meno di pensare ad una giustizia di tipo coloniale, alla giustizia del dominante!
Perché nessuno si illuda: questa condanna massiccia di questi 5 giovani alsaziani, “sconosciuti alla giustizia e perfettamente integrati” (vedi “Dernières Nouvelles d’Alsace”), ha il solo scopo di intimidire e soffocare l’ardore militante degli autonomisti in previsione delle battaglie politiche del futuro per l’uscita dal Dipartimento Grand Est, chiesto con insistenza dalla stragrande maggioranza degli alsaziani, molti dei quali cominciano a perdere la pazienza. Sia chiaro, che lo Stato abbia cercato di reprimere questo atto di protesta è del resto normale, rientra nel suo ruolo.
Ma perché ci sia giustizia è necessario che la pena comminata sia proporzionale al reato commesso, cosa che in questo caso non è assolutamente vera. A quanti anni di carcere dovremmo poi condannare gli eletti che mettono le mani nelle casse pubbliche, coloro che sono complici di appropriazione indebita di fondi pubblici, che si lasciano corrompere o che si rendono colpevoli di illecito sfruttamento del proprio incarico?
Non dimentichiamo che in Alsazia la giustizia è soprattutto francese, “il tribunale ha seguito le richieste della pubblica accusa”, spiega “Dernières Nouvelles d’Alsace”.
Da questa frase si capisce ovviamente chi operava dietro le quinte.
Bernard Wittman
