#Corsica #Opinioni – L’AVVENA GHJUVENTU’ – di Petru Poggioli

fonte immagine Pascal POCHARD-CASABIANCA / AFP

Analisi

Nel 2014, la società corsa, i media, gli eletti e l’autoproclamata maggioranza silenziosa, hanno accolto con favore la cessazione delle azioni armate e della clandestinità.

E chi avrebbe potuto dire il contrario?

Già all’epoca dissi: “Sì, ma abbiamo bisogno di soluzioni affinché la società cambi ed evolva nella direzione degli interessi della maggioranza…  A sucieta corsa un’hè micca appacciata…  “

Poi sono arrivate le vittorie elettorali, (spesso con risultati a sorpresa anche per i nazionalisti) e, volenti o nolenti, “un confort intellettuale e materiale” per alcuni si è stabilito, mentre le elezioni sono state sacralizzate anche da nazionalisti di tutte le convinzioni.

Ma vediamo cosa è avvenuto.

I promotori hanno continuato, e amplificato, il lavoro distruttivo degli habitat del territorio, dell’ambiente e dei comportamenti culturali corsi.

Il denaro ha avuto la precedenza su qualsiasi altra considerazione morale, anche la minima.

Il “Tutto-turismo” è diventato il vitello d’oro, (economia senza sviluppo).

Alcune famiglie, tramite il Sistema, si sono arricchite e sono diventate più ricche, mentre la povertà avanzava.

Le amministrazioni ed il settore privato hanno ampliato i loro incentivi a far arrivare altri per occupare i posti di lavoro e in tutti i settori.

L’economia che ci era stata imposta è stata a beneficio di alcuni e i profitti che ne sono derivati non sono stati suddivisi al meglio con la maggioranza degli abitanti.

La disoccupazione è sempre lì, diminuendo solo (con trucchi e manipolazioni delle cifre) durante l’estate, tramite i lavori stagionali (spesso offerti chi veniva da fuori).

La Corsica è stata venduta nei confronti delle banche, delle agenzie immobiliari (alcune di queste operano direttamente dall’esterno, senza alcun vincolo diretto con l’isola).

Gli affitti sono aumentati, i posti di lavoro sono stati riservati ai privilegiati e ai figli dei privilegiati, grazie al clientelismo che si è sviluppato, prendendo il posto lasciato dal vecchio clanismo.

La dipendenza organizzata dalle lobby del trasporto merci, dell’agroalimentare ed altre è aumentata.

I corsi si sono trovati di fronte, soffrendo, al costo della vita, al calo del potere di acquisto, alla difficoltà finanziarie per trovare un alloggio o di comprarlo, perché tutto ciò era riservato ai ricchi che provenivano da fuori, pensionati o no.

E la Corsica è cambiata.

Risultato, se facciamo un’analisi su tutto ciò che riguarda la situazione sociale, economica, imprenditoriale, ambientale, patrimoniale dell’isola (elenco non esaustivo) nel 2014 ed una sulla situazione attuale della Corsica, il risultato degli sviluppi negativi in tutti i settori è catastrofico per la Corsica e i Corsi.

I media si sono approssimativamente accontentati di fare pubblicità a favore del turismo (con un aumento degli arrivi ogni estate, visto che la stagione turistica da allora si è allungata), dei paesaggi e della qualità della vita, senza precisare che tutto è stato quasi distrutto e che tutto si è deteriorato sul piano sociale.  Solo raramente si sono posti delle domande, ma piuttosto hanno riservato i loro spazi a reportages pubblicitari per far venire altra gente, primi fra tutti turisti e poi proprietari e “nuovi decisori e analisti” della nostra isola e del suo popolo.  Gli intervistati sono sempre     stati li stessi, eletti, decisori e profittatori, compresi intellettuali o esperti venuti da altrove per consigliarci e spiegarci tutto, anche se ciò significava mettere in atto delle soluzioni che altrove avevano fallito. Non si parlava più che di fatti vari o della cancrena mafiosa, senza realmente situare le responsabilità nel campo di quelle dello Stato, della giustizia, della polizia.  Inchieste? Troppo complicato e poi, perché rovinarsi la vita? Meglio parlare di gente molto ben “accomodata” e molto contenta della nuova economia e della nuova situazione “appacciata”.  Il comfort intellettuale ha conquistato gli eletti e i media.

Ma il fuoco covava sotto la cenere e un giorno il giocattolo si è rotto e, dopo la pandemia e l’assassinio di Yvan, la pentola a pressione è esplosa, e tutti appaiono sorpresi.

E i media ed alcuni eletti sembrano non capirlo!!

Infatti, se al tempo della clandestinità, uno degli argomenti era che la violenza clandestina impediva al popolo di esprimersi, oggi è il popolo che scende nelle strade. Il popolo che ha votato credendo sinceramente che ci fosse un cambiamento. La gente che poi ha visto che i poteri stabiliti e lo Stato non volevano capire nulla, non volevano ascoltare le richieste degli eletti nazionalisti e continuavano a disprezzarli.

Il popolo che è oggi in strada, perché se i giovani sono in prima linea, non sono certo soli; si vedano come esempio le migliaia di persone a Corte, Bastia e Ajaccio che sono rimaste fino alla fine, nonostante gli scontri, e i colpi dei CRS e delle Guardie Mobili, sostenendo i giovani.

Quindi di fronte a queste rivolte popolari, alcuni tentano dei diversivi, vedi la rilevanza data a qualche scritta irresponsabile o provocatoria, (il saggio indicava la luna e il folle guardava il dito) e alcuni rappresentanti della destra, facendo causa comune con lo Stato e con Macron, lanciano ultimatum agli altri eletti ingiungendo loro di condannare gli incidenti, fino a boicottare l’istituzione dove ora sono una minoranza  (quando erano la maggioranza, non si preoccupavano  dell’opposizione nazionalista) Ma gli abitanti di Aiacciu devono anche porsi delle belle domande: cosa ne pensano del fatto che la loro città è svuotata dei suoi abitanti, che  sta morendo, che il suo centro-città sta crollando, diventando un parco per i “bobos” benestanti  e per AirBnb, e che le costruzioni destinate ad essere affittate (non agli Ajaccini) hanno conosciuto uno sviluppo astronomico da quattro anni a questa parte?

Allora di fronte alla popolazione che si ribella, occorre tenere conto di tutto questo ed impegnarsi in un’uscita dalla crisi, con un processo politico chiaramente preparato ed avviato.

Quello che i giovani vogliono gridare al mondo, agli eletti e ai media perché ne parlino e diano loro la parola, è semplice: il futuro che ci imponete, non è quello che vogliamo e soprattutto non dimenticatelo mai, siamo noi il futuro per la Corsica di domani.

Petru Poggioli

#Kurds #Rojava – ROJAVA SENZA PACE, ANCHE NEI GIORNI DELL’AKITU – di Gianni Sartori

fonte immagine Rudaw

Nemmeno il tempo di celebrare la conclusione dell’Akitu che nella serata del 3 aprile un drone turco colpiva un veicolo siriaco a Tell Tamer (Rojava, nord della Siria). All’interno del mezzo si trovava quello che presumibilmente era l’obiettivo principale, Orom Maruki, membro del comando generale del Consiglio militare siriaco (Syriac Military Council – MFS). Fortunosamente rimasto solo ferito così come un traduttore che viaggiava con lui. In quel momento stavano scortando un convoglio russo verso la centrale elettrica della città.

Il MFS è parte integrante delle Forze Democratiche Siriane (FDS), la coalizione politico-militare costituita da curdi, arabi, armeni, siriaci…

Quanto alla festa dell’Akitu, le origini in Mesopotamia risalgono almeno al quarto millennio avanti Cristo (con i Sumeri che i Curdi considerano i loro principali antenati) se non addirittura al Neolitico. Anticamente veniva celebrata in diverse città come Uruk, così come altre festività legate ai cicli agricoli annuali.

L’Akitu inizia il 21 marzo e si conclude il 1 aprile, data tradizionale per la semina dell’orzo. Stando alle testimonianze storiche, almeno fino alla fine del secondo millennio avanti Cristo, sia nei giorni della semina che in quelli successivi del raccolto dell’orzo, si svolgevano lunghe e partecipate processioni e vari rituali religiosi. Attualmente, perso in parte il carattere religioso, la festa ha assunto un carattere prevalentemente culturale e politico.

In Rojava l’Akitu viene celebrato soprattutto a Tall Arbush, villaggio assiro nella valle del Khabur, a una ventina di chilometri a sud-est di Tell Tamer (cantone di Hassakê). Anche quest’anno vi hanno preso parte centinaia e centinaia di persone. Tra cui gli esponenti del Partito dell’Unità assira e dell’Organizzazione democratica assira. Oltre ad alcuni membri delle FDS come la comandante Newroz Ehmed (Unità di protezione delle donne, le YPJ), il portavoce delle FDS Aram Hanna, l’addetto stampa della federazione dei combattenti Ferhad Şami e Matay Hanna del Consiglio militare siriano (MFS).

Dopo un doveroso minuto di silenzio per i caduti, sono stati letti alcuni messaggi delle associazioni presenti. Auspicando che “l’inizio del nuovo anno coincida con quello della Pace, dell’amore e della serenità”.

Matay Hanna ha augurato buon anno a tutti i popoli cristiani della regione e ha ribadito che l’Akitu è “un momento di rinascita dello Spirito, della natura, dell’armonia e della civiltà”.

Newroz Ehmed ha reso omaggio alla “cultura comune” che si è venuta a formare tra i popoli della regione definiti un “mosaico fraterno”. Ricordando poi che è solo grazie al sacrificio di chi ha lottato ed è caduto se oggi si possono celebrare liberamente feste tradizionali come l’Akitu e il Newroz.

Entrambe tali ricorrenze, su decisione dell’Amministrazione autonoma del Nord e dell’est della Siria (AANES), sono diventate giorno festivo nella regione.

Per cui è lecito sospettare che l’attacco turco avvenuto dopo nemmeno 48 ore non lontano da qui avesse anche un valore simbolico. Sia di intimidazione contro la minoranza siriaca, sia di disprezzo per le sue tradizioni.

L’Unione siriaca europea (European Syriac Union – ESU) ha poi criticato duramente l’attentato contro il Consiglio militare siriaco invitando l’opinione pubblica mondiale a condannare tali azioni di Ankara contro le minoranze del Nord della Siria.

Gianni Sartori