#VENETO #STORIA – Il 3 ottobre 1866 con il trattato di pace fra Austria e Italia si chiude la terza guerra d’indipendenza – di Ettore Beggiato

Il 3 ottobre 1866 veniva firmato a Vienna il trattato di pace fra l’Italia e l’Austria con il quale si poneva fine alla cosiddetta terza guerra di indipendenza.  L’Italia era entrata in guerra il 20 giugno 1866 per “liberare” il Veneto ed  si era alleata  con la Prussia, in funzione anti austriaca; gli italiani erano stati sconfitti sia per terra (Custoza, 24 giugno) che per mare (Lissa, 20 luglio) ma la devastante vittoria dell’esercito prussiano a Sadowa era stata determinante per costringere l’Austria a chiedere la pace; l’Italia pur così pesantemente sconfitta si sedeva al tavolo dei vincitori grazie alla potenza dell’alleato prussiano.  L’impero asburgico, però, proprio per rimarcare tutto questo,  e cioè che non si poteva  considerare  i Savoia come  dei vincitori, si rifiutò  di consegnare direttamente il Veneto al Regno d‘Italia  e lo consegnò  alla Francia  affinché facesse da garante internazionale, un po’ come l’ONU ai giorni nostri, per intendersi.  Il Veneto sarebbe  eventualmente passato al Regno d’Italia solo dopo un libero voto, “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate” è la formula testuale del trattato di pace: in quel preciso momento un trattato internazionale riconosce ai veneti quello che oggi si chiama “diritto di autodeterminazione”; sarebbero stati  i veneti a decidere il loro futuro attraverso la libera espressione del voto.  Il diritto di autodeterminazione è un diritto “naturale” che viene prima del diritto degli stati, ed è un diritto inalienabile dei popoli,  questo dovrebbe essere compreso anche a Roma, dove invece ci si ostina a portare avanti un atteggiamento irrispettoso dei diritti dei popoli.   Dopo quel trattato di pace, sappiamo purtroppo,  come andarono le cose:  il plebiscito viene convocato per i giorni 21 e 22 ottobre, ma su pressione del governo italiano, il 19 ottobre, due giorni prima del voto, il Veneto passa ai Savoia in una oscura stanza dell’Hotel Europa  lungo il Canal Grande:  i Veneti vanno a votare quando tutto è già stato deciso…  Per non parlare di come si svolsero le operazioni di voto: schede di colore diverso e obbligo di dichiarare le proprie generalità!  Ecco quanto successe a Malo (Vi):  “Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col SI e col NO di colore diverso; inoltre ogni elettore presentandosi ai componenti  del seggio pronunciava il proprio nome e consegnava il biglietto al presidente che lo depositava nell’urna”; altro che segretezza del voto, altro che controlli internazionali!   Il plebiscito è stato  una grande  grande truffa, la prima di una serie interminabili di truffe che i governi italiani hanno perpetrato nei confronti dei veneti: emblematico quanto viene entusiasticamente enunciato nel telegramma del presidente del consiglio dei ministri, B. Ricasoli, nel quale si afferma che Venezia è restituita all’Italia ignorando quanto il Regno d’Italia si era impegnato a garantire il giorno prima:  “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate” … 

Ettore Beggiato 

autore di “1866:la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia” 

#Kurdistan – É TEMPO DI PROCESSARE I FUNZIONARI TURCHI PER I LORO CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ – fonte UIKI Onlus

riceviamo tramite Gianni Sartori e pubblichiamo

Con questo rapporto vogliamo richiamare l’attenzione sui metodi illegali che la Turchia sta usando nella sua guerra in Kurdistan. Nel Kurdistan meridionale e nelle altre parti del Kurdistan, la Turchia viola sistematicamente le convenzioni internazionali, come la Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, della produzione, dello stoccaggio e dell’uso di armi chimiche e sulla loro distruzione (la Convenzione sulle armi chimiche o CWC). Soprattutto con l’aumento della resistenza curda e della consapevolezza internazionale per la questione curda negli anni ’90, l’esercito turco ha iniziato a usare armi chimiche oltre ai metodi di guerra sporca che aveva utilizzato per decenni, ad es. uccisioni extragiudiziali,torture, incendi di villaggi e spopolamento forzato. A quel tempo diverse istituzioni internazionali e l’opinione pubblica curda fecero grandi sforzi e finalmente riuscirono ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale su questo problema. Ma sfortunatamente, il modo in cui la comunità internazionale ha reagito all’uso di armi chimiche da parte della Turchia ha incoraggiato la Turchia a continuare a violare sistematicamente gli accordi internazionali che vietano l’uso di armi chimiche. Negli ultimi 30 anni, decine di combattenti per la libertà curdi e civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi dalle armi chimiche usate dall’esercito turco. Nel 2007 lo stato turco si è spinto fino al punto di tentare di avvelenare il leader curdo imprigionato Abdullah Öcalan. A causa dell’immediata e forte reazione internazionale, il signor Öcalan ha ricevuto cure mediche poco dopo che le accuse sono diventate pubbliche. Nonostante tutti questi incidenti, la Turchia non ha smesso di usare armi chimiche in Kurdistan. Sarebbe impossibile elencare tutti gli attacchi con armi chimiche
compiuti dall’esercito turco in Kurdistan nel corso degli ultimi decenni. Secondo resoconti dei media internazionali, diversi combattenti curdi sono stati uccisi quando contro di loro sono state usate armi chimiche nel 2009, 2013 e 2017. La Turchia ha aumentato il proprio utilizzo di queste armi vietate a livello internazionale, soprattutto quando ha occupato parti del nordest della Siria (Rojava) che erano state precedentemente liberate dallo Stato Islamico (IS) dai combattenti siro-curdi e dalla Coalizione internazionale. Le armi chimiche sono state dislocate dalla Turchia durante l’invasione di Afrin nel 20184 e l’occupazione di Gire Spi e Serekaniye nell’ottobre 20195. Il ragazzo curdo Mohammed Hamid Mohammed, egli stesso residente a Serekaniye, si è fatto conoscere in tutto il mondo dopo aver subito gravi ferite da un raid aereo turco con bombe al fosforo bianco sulla sua città natale.
Nonostante tutti questi fatti verificati e le ampie prove, il governo turco guidato da Erdogan e le forze armate del Paese non sono mai stati condannati per i loro crimini da istituzioni e stati internazionali. Tutti hanno ignorato le proprie leggi ei propri doveri morali. Questo silenzio e questo vigliacco permesso dato al governo Erdogan ha spianato la strada all’uso massiccio di armi chimiche da parte della Turchia nelle regioni di Metina, Zap e Avaşîn del Kurdistan meridionale (Kurdistan iracheno) dal 23 aprile 20217. Il Christian Peacemaker Teams-Iraq, una ONG con sede nel Kurdistan meridionale, ha confermato almeno uno di questi casi sulla base della loro ricerca indipendente nelle regioni direttamente colpite dagli attacchi della Turchia 8. Sulla base di questo rapporto, intendiamo evidenziare la gravità e l’urgenza di questa questione che costituisce un crimine contro l’umanità e un crimine di guerra e porta al drammatico danno dell’ambiente naturale nel Kurdistan meridionale. In questo rapporto
troverete informazioni, immagini e video forniti da fonti locali che dimostrano chiaramente l’uso di armi chimiche da parte della Turchia. Il permesso di usare armi chimiche dato a un leader autocratico come Erdogan comporta il pericolo che crimini ancora più disumani e brutali vengano commessi da lui in altri luoghi in futuro. Proteggere l’umanità, i valori e gli accordi internazionalmente riconosciuti è un dovere di tutti noi, in particolare delle istituzioni internazionali e dell’opinione pubblica. Anche i più piccoli passi di queste istituzioni nel criticare e condannare apertamente Erdogan per il suo uso di armi chimiche e per ricordargli i suoi obblighi internazionali, serviranno direttamente a salvare vite umane ea proteggere gli accordi internazionali.
UIKI Onlus
Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia