#SüdTirol #MemoriaStorica – Le torture ai prigionieri sudtirolesi – fonte Süd-Tiroler Freiheit – (contributo di Luigi Sardi)

GRAVI TORTURE A BRESSANONE.
LE URLA POTEVANO ESSERE SENTITE FINO ALL’ HOTEL ELEPHANT.


6 agosto 2021

Esattamente 60 anni fa nella Provincia Autonoma di Bolzano si  verificarono gravi violazioni dei diritti umani. Dopo la ‘notte dei fuochi’ del 1961 molti sudtirolesi furono arrestati indiscriminatamente e brutalmente torturati dai carabinieri  con l’esplicita approvazione delle autorità italiane.
La Süd-Tiroler Freiheit ha commemorato ieri la tortura dove tutto ciò è avvenuto, cioè davanti alla caserma dei carabinieri di Bressanone. Qui la tortura è stata particolarmente crudele. Le urla dei torturati si sentivano in tutta la piazza e nell’Hotel Elephant. Il giovane padre di  famiglia Anton Gostner, è addirittura morto a causa di tali sevizie.

Con sei lettere rosso sangue “F-O-L-T-E-R” e una targa esplicativa integrata da   una camicia macchiata di sangue, i rappresentanti di Süd-Tiroler Freiheit hanno richiamato oggi l’attenzione davanti alla caserma dei carabinieri di Bressanone su quanto è avvenuto in quei locali. A quel tempo, alle famiglie dei combattenti per la libertà venivano deliberatamente mandati a casa i vestiti insanguinati dei congiunti per sfiancare anche psicologicamente i parenti.

I carabinieri definirono ironicamente “Trattamento speciale” le crudeli torture . Ciò aveva lo scopo di umiliare i sudtirolesi e di privarli della loro dignità umana.

Le descrizioni delle vittime lasciano ancora oggi senza parole: sigarette spente sulle labbra e sui genitali, pesi attaccati ai genitali, stare in piedi per giorni con le braccia tese, pugni e calci su tutto il corpo, privazione di cibo, bevande e sonno per giorni, torture con tenaglie e cinghie, acido, acqua salata e feci versate in bocca, l’uso di scarabei sotto la pelle e così via.

Le torture a Bressanone furono particolarmente crudeli. Il giovane padre di famiglia, Anton Gostner, ha espressamente segnalato ai carabinieri sulle sue precarie condizioni cardiache, ma questo non li ha dissuasi dal maltrattarlo brutalmente. Tuttavia, gli fu permesso di far chiamare i suoi figli in caserma per salutare la famiglia “perché non sarebbe uscito vivo da qui”. In effetti, le conseguenze dell’ abuso subìto furono talmente gravi da procurargli un infarto nel carcere di Bolzano. Anche quando stava già morendo, gli furono comunque negate le cure mediche. Poco dopo era morto.
Anche suo fratello Engelbert Gostner fu torturato tanto brutalmente a Bressanone, che sua moglie poteva sentire le urla del marito nell’Hotel Elephant di fronte. Non uno solo dei carabinieri torturatori è stato punito….

I Consiglieri Provinciali della Süd-Tiroler  Freiheit Sven Knoll e Myriam Atz-Tammerle hanno letto le testimonianze dei combattenti per la libertà torturati davanti alla caserma dei carabinieri, rinnovando la loro istanza che i pochi riparati in esilio per evitare queste crudeli torture possano finalmente tornare a casa.

Il Consigliere Comunale della Süd-Tiroler Freiheit di Bressanone, Stefan Unterberger, ha anche sottolineato la responsabilità della città di Bressanone per avere permesso  che questo crudele capitolo della storia della città sia dimenticato, mentre sarebbe il caso  di renderlo permanentemente visibile anche ponendo una apposita targa esplicativa.

La tortura dei combattenti per la libertà sudtirolesi da parte dei carabinieri è e rimane una brutale violazione dei diritti umani e della dignità umana. Non deve mai essere dimenticata!

(contributo di Luigi Sardi – Giornalista)

#EuskalHerria #SudAfrica – L’OMBRA DEL GAL SULLA MORTE DI DULCIE SEPTEMBER? – di Gianni Sartori

 
Solo un’impressione, un dubbio.
 
Un’intuizione? Forse.
 
Quando Dulcie Evonne September venne ammazzata – a Parigi nel marzo 1988 – tutti ovviamente puntammo il dito sui Servizi segreti sudafricani.
 
Ipotesi scontata, visti i precedenti. Per citarne uno, l’assassinio di Ruth First a Maputo nel 1982.
 
Senza per questo escludere una tacita approvazione (se non addirittura complicità) da parte di qualche autorità dell’Esagono. Soprattutto pensando che la rappresentante dell’ANC in Francia (oltre che per Svizzera e Lussemburgo) stava indagando sui traffici di armi tra Parigi e Pretoria (più o meno illegali visto che, almeno formalmente, c’era l’embargo).
 
Eppure, ripeto forse, potrebbe esserci dell’altro. Una collaborazione, una “sinergia” con la banda di mercenari parastatali denominata GAL (specializzata nell’eliminazione dei dissidenti baschi rifugiati in Francia e in cui ebbero un ruolo determinante alcuni neofascisti italici).
 
Del resto è storicamente documentato che militanti fascisti europei (vedi l’Aginter Press) avevano collaborato negli anni settanta col regime dell’apartheid contro i movimenti di liberazione in Namibia e Angola. Tra loro almeno un paio di italiani operativi nelle squadre della morte antibasche, (sia nei settanta con il BVE che successivamente con il GAL).
 
Nel 1987, poco prima della tragica fine, Dulcie September era stata a Gernika (Guernica) per il 50° anniversario del bombardamento nazifascista dell’aprile 1937.
 
Qui invitata da Herri Batasuna, il partito della sinistra indipendentista – abertzale – basca.
 
Solo una coincidenza?
 
O – da più parti magari – si temeva che tra i due movimenti di liberazione venisse a saldarsi una pericolosa (per i dominanti naturalmente) collaborazione?
 
Senza volerci costruire un romanzo, direi che la questione meriterebbe un approfondimento.
 
All’epoca rimasi colpito per il modo in cui era stata assassinata. Quasi spudoratamente mentre apriva la porta dell’ufficio dell’ANC in Rue des Petites-Ecuries.
 
Per certi aspetti, la stessa dinamica utilizzata per eliminare le tre femministe curde nel gennaio 2013. Sempre a Parigi, all’Istituto curdo in Rue Lafayette.
 
E anche qui non mancarono sospetti di complicità “interne”, visto e considerato che poi il principale sospettato è deceduto in carcere a pochi giorni dal processo (processo che era già stato ripetutamente rinviato).
 
Sempre allora, pensai anche a tutte le circostanze in cui mi ero trovato al fianco di Benny Nato, negli anni ottanta rappresentante dell’ANC in Italia (oltre che per la Grecia), sia per strada che in treno. Oppure a quella volta che – a Verona – Zanotelli ci indicò con lo sguardo un paio di personaggi che transitavano poco lontano, sussurrando “Sicurezza, Servizi…” (e di sicuro non si riferiva a quelli italiani).
 
Anni dopo rimasi colpito, direi commosso, scoprendo che sia a Parigi che a Nantes le era stata dedicata una piazza (e anche un paio di scuole in altre località).
 
Ma soprattutto per la targa posta dal Gernika Batzordea. Pakea eta Askatasuna (Comitato di Gernika Pace e Libertà) per ricordare appunto la sua partecipazione all’evento del 1987 nella città martire basca .
 
Con le due bandiere – l’ikurrina e quella dell’ANC – e la scritta sotto la sua foto: Agur eta ohore burkide maitea!
 
Mentre al centro della targa si legge: MAYBUYE AFRIKA! AMANDLA! JO TA KE IRABAZI ARTE.
 
 
 
Gianni Sartori
 
 
 
PS: Per la cronaca e a scanso di equivoci: qui eta (scritto minuscolo) sta per la congiunzione “e”.