#Americhe #Brazil – BRASILE: BOLSONARO ANCORA CONTRO GLI INDIOS – di Gianni Sartori

Da quando nel 2019 è salito al potere Bolsonaro non perde occasione per alimentare in ogni modo lo sfruttamento – la devastazione – delle risorse delle terre indigene e delle zone protette dell’Amazzonia.
 
E le cose, stando al parere di ambientalisti e nativi, potrebbero peggiorare ulteriormente.
 
Dall’inizio del mese vari gruppi indigeni organizzano proteste a Brasilia, davanti al Parlamento, contro un progetto di legge – assai discutibile e controverso – che andrebbe contro i loro diritti in quanto modifica le norme in vigore in materia di delimitazione delle terre ancestrali.Terre, ricordo, su cui i loro diritti sono garantiti dalla Costituzione. Con queste modifiche verrebbero invece aperte, messe a disposizione di un brutale sfruttamento. Sia con l’abbattimento delle foreste che con l’estrazione di minerali. Nei giorni scorsi i manifestanti sono stati attaccati senza preavviso dalla polizia che forse riteneva di poterli disperdere facilmente. Sono stati invece accolti dalla resistenza dei nativi che si sono difesi anche con archi e frecce e almeno tre poliziotti sono rimasti colpiti dai dardi. Secondo l’Associazione dei popoli indigeni del Brasile – che sugli incidenti ha emesso un comunicato – almeno due indigeni sarebbero stati portati in ospedale e diverse donne, bambini e anziani risulterebbero contusi per le manganellate.
 
 
A causa dell’incidente sono stati sospesi i lavori della Commissione parlamentare che sta dibattendo sul progetto di legge messo in discussione dagli indigeni.
 
 
 
Gianni Sartori

#Kurdistan #Mobilitazioni – Defend Kurdistan: Appello a una mobilitazione in Italia il 3 luglio – (a Roma, Piazza della Repubblica, ore 17,30) – fonte UIKI Onlus

Il 23 aprile lo stato turco ha iniziato una campagna militare nel Kurdistan meridionale attaccando le regioni di Zap, Avashin e Metina. Questa campagna è cresciuta in intensità e portata. Erdogan per anni ha cercato di garantire alla Turchia  la posizione di potenza dominante cercando di ripristinare i fasti dell’impero ottomano.

Il suo obiettivo è quello di occupare le parti del Kurdistan confinanti con la Turchia. Nel 2018 le forze dello Stato turco e gli alleati jihadisti hanno occupato la regione siriana a maggioranza curda di Arfrin. Questa occupazione adesso è stata estesa al nord est della Siria e al Kurdistan meridionale provocando sfollamenti di massa e centinaia di vittime civili.

I guerriglieri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) stanno resistendo a questa invasione nonostante l’esercito turco- forte del sostegno della Nato che ha bisogno della Turchia per motivi geopolitici- abbia fatto uso di armi chimiche proibite dalle convenzioni internazionali. Tutto questo nonostante le forze curde abbiano avuto avuto un ruolo di primo piano nella sconfitta dello Stato Islamico e nella protezione delle popolazioni yazide di Sinjar in Iraq.

Ai primi di giugno una delegazione internazionale della campagna internazionale Defend Kurdistan si è recata nel Kurdistan meridionale per richiamare l’attenzione sull’occupazione turca e la violazione del diritto internazionale. Sfortunatamente il KDP (Partito democratico del Kurdistan) in accordo con la Turchia, ha ostacolato il lavoro della delegazione internazionale la pace. Inoltre in linea con l’atteggiamento di riconciliazione di molti paesi europei con il regime turco, a molti attivisti in partenza da Düsseldorf è stato impedito di partire e di prendere parte alla delegazione internazionale.

Chiediamo a tutte le organizzazioni della società civile, ai partiti, alle organizzazioni sindacali, e agli amici del popolo curdo di mobilitarsi nelle forme più variegate possibili per fermare l’occupazione del Kurdistan e l’aggressione dell’esercito turco e delle forze jihadiste alleate.

 

 

Per ulteriori informazioni:

www.defend-kurdistan.com

Email: info@defend-kurdistan.com

UIKI – Onlus