17 marzo: E’ MORTO IN SCIOPERO DELLA FAME IL PRIGIONIERO CURDO ZULKUF GEZEN- di Gianni Sartori

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Gran brutta notizia. Purtroppo c’era da aspettaselo. Nella prigione (di tipo F) di Tekirdag, dove scontava l’ergastolo, è morto un prigioniero politico. In carcere dal 2007, Zulkuf Gezen era in sciopero della fame illimitato per protestare contro l’isolamento a cui viene sottoposto il leader curdo Abdullah Ocalan. Attualmente sono centinaia le prigioniere e i prigionieri politici (e altrettanto numerosi i militanti fuori dalle carceri, anche in Europa: a Strasburgo, Parigi, Bruxelles, nel Galles…) che con questa radicale protesta – alcuni da più di cento giorni come Leyla Guven – esprimono la loro ribellione nei confronti della politica carceraria adottata da Ankara.

Gianni Sartori

“Siamo venuti a dirvi: ce ne andiamo” – Madrid – 16.03.2019

Ieri le strade di Madrid hanno visto la presenza di circa 120.000 catalani che, come sempre in modo non-violento e senza creare incidenti, sono andati nella capitale del Regno di Spagna ad esprimere pochi, ma chiari concetti.

“L’autodeterminazione non è un crimine, ma un Diritto”, “Basta con la repressione”, “Noi ce ne andremo”.

Il video completo della manifestazione, fonte Assemblea Nacional Catalana

PARIGI: SCRITTE DELIRANTI CHE INVOCANO IL GENOCIDIO DEL POPOLO CURDO – di Gianni Sartori

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Come vi sentireste, in quanto curdi, scoprendo al mattino che durante la notte qualcuno, presumibilmente turco, ha imbrattato la facciata della vostra casa o della vostra bottega con scritte che apertamente invocano il genocidio per il popolo curdo? Presumo che potreste rimanerci male. Assai male. Anche perché i precedenti non mancano, vedi il massacro degli Armeni per mano di Ataturk e soci.

Nella notte tra il 12 e il 13 marzo, a Parigi, la facciata di un ristorante curdo (“Mala Bavo” al 173 di rue Saint Denis) è stata ricoperta di tags razziste e fasciste che invocavano un “génocide kurde total en Turquie, en Iran, en Irak et en Syrie” (testuale, penso non ci sia bisogno di traduzione).

Non è questo il primo attacco anti curdo del mese di marzo. La settimana precedente, l’8 marzo, un incontro-dibattito sul Rojava e sulle lotte delle donne curde in Siria che si doveva tenere a Chatillon-sur-Chalaronne (Ain) era stato annullato a causa delle minacce di fascisti turchi.

E naturalmente i curdi non hanno dimenticato la data del 9 gennaio 2013 quando tre femministe curde (Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Saylemez) vennero assassinate a Parigi in una operazione di “guerra sporca”.

Tutti gli indizi portavano a identificare i mandanti in quel di Ankara, ma la giustizia francese sembra ormai aver rinunciato a fare piena luce sulla tragica vicenda.

Per l’insegnante franco-curdo Ibrahim Seydo Aydoganha “il fascismo turco è in pieno sviluppo sul suolo francese” e di questo le autorità parigine sarebbero ben consapevoli. Anche se forse ancora non agiscono in maniera adeguata per contrastarlo.

Ricordando come i curdi intendano “vivere in pace con la gente che ci sta accanto quali che siano le loro origini etniche e religiose”, Ibrahim Seydo Aydoganha ha comunque ricordato la “nostra inquietudine, dovuta alle recrudescenze fasciste, all’operato di gruppi di individui di origine turca presenti in Europa”.

Ovviamente i curdi non cadranno “nella trappola” (scopo evidente della vile provocazione), ma non per questo “resteremo con le mani in mano”.

In perfetta sintonia con il tono delle scritte, qualche giorno fa Suleyman Soylu – ministro turco dell’Interno – aveva dato la sua interpretazione sulle cause che portarono ai massacri degli anni settanta. Ne sarebbero stati responsabili i curdi medesimi in quanto dissidenti e ribelli. Un modo esplicito per mettere in guardia i curdi odierni che osano opporsi alla politica nazionalista del governo turco. Medesimo linguaggio quello utilizzato dal “numero Uno” dei servizi segreti turchi. Hakan Fidan ha recentemente ricordato ai rappresentanti curdi di avere a disposizione oltre 5mila uomini nelle città europee.

Senza dimenticare quelle che Seydo Aydoganha ha definito “cellule dormienti”. In futuro Ankara potrebbe utilizzarle per creare situazioni (provocazioni sostanzialmente) tali da venir poi utilizzate contro i curdi.

Gianni Sartori

MEMORIA STORICA – il nuovo libro di Roberto Gremmo: “VALDOSTANI CONTRO ROMA”

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In occasione del convegno “LONTANI DA ROMA – movimenti separatisti del secondo dopoguerra”, organizzato da Centro Studi Dialogo a Nerviano (MI) il 7 aprile pv alle ore 15,00, il giornalista e scrittore ROBERTO GREMMO presenterà in anteprima il suo ultimo volume “VALDOSTANI CONTRO ROMA – Il movimento separatista, la Francia e l’autonomia”, edito dalla Casa editrice “Storia Ribelle”.

L’autore terrà proprio sullo stesso argomento un intervento durante il Convegno.

Un’occasione di più per esserci.

Il programma del Convegno >QUI< 

DOCU-FILM: “Carlo Cattaneo, storia di un sogno federalista” – fonte Radiotelevisione svizzera

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Ricorrono 150 anni dalla morte di uno dei maggiori protagonisti della storia e della cultura dell’800. Nato a Milano nel 1801, Carlo Cattaneo si trasferì in Ticino nel 1848 e vi rimase fino alla sua scomparsa, nel 1869. Dagli archivi della Radiotelevisione svizzera, vi proponiamo un documentario sceneggiato che ne tratteggia la storia e l’eredità.

Filosofo, politico, linguista e scrittore, Cattaneo è considerato l’iniziatore della corrente di pensiero federalista in Italia. Dopo l’infelice epilogo delle Cinque giornate di Milano, che videro il ritorno degli austriaci in Lombardia, si stabilì con la moglie a Castagnola, nei pressi di Lugano.

Così, passò gli ultimi vent’anni della sua vita in un Paese che incarnava il sistema politico di cui era fautore e al contempo poté -come altri esponenti del Risorgimento italiano- continuare la sua militanza intellettuale da un esilio volontario in una terra straniera, ma di lingua italiana.

PER VEDERE IL DOCU-FILM >QUI<

SÜDTIROL – Esposizione BAS – Sacrifici in nome della Libertà – Bozen

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Il 23 gennaio 1962, 15 prigionieri politici della prigione di Trento ringraziarono con una cartolina il prigioniero politico Hans Stieler, che era stato precedentemente rilasciato, per aver spedito un pacchetto con Speckknödel e altri prodotti simili tipici della cucina tirolese.

Questi piccoli pacchetti hanno permesso agli incarcerati un piccolo cambiamento dal solito pasto in prigione e hanno mostrato loro che non erano stati dimenticati dalle persone.

Se volete saperne di più  sulla vita carceraria dei combattenti per la libertà,   vi invitiamo a visitare la mostra “BAS -Sacrifici in nome della Libertà” a Bozen, in Laubengasse 9.