LOTTA GHJUVENTU’….CHE L’AVVENE SI TU…

(0 Corti

LOTTA GHJUVENTU’…CHE L’AVVENE SI TU…

Molti fra gli appassionati di musica corsa politicamente impegnata avranno sentito il brano del gruppo L’Arcusgi, nel quale appare l’invocazione alla mobilitazione giovanile in funzione indipendentista.
E in questi giorni tutto ciò sta avvenendo sotto gli occhi del mondo intero: una quindicina di giovani “zitelli” del Movimento Ghjuventù Indipendentista ha occupato il cosiddetto “Nido d’Aquila” della Cittadella di Corti, iniziando contemporaneamente uno sciopero della fame a sostegno delle proprie richieste.
Ma chi sono e cosa richiedono questi ragazzi? Ghjuventù Indipendentista è un movimento giovanile rinato pochi anni fa, nel 2012, e che si è reso subito protagonista di prese di posizione significative all’interno del panorama “nazionalista” isolano, dove i Partiti politici principali, Corsica Libera e Femu a Corsica, continuano a posizionarsi tra le richieste di carattere autonomista e quelle di carattere indipendentista, in modo un po’ confuso e ondivago, nel continuo affanno tra non voltare le spalle alla militanza più “dura” e non infastidire più di tanto i rappresentanti dello Stato francese, e nella eterna speranza che qualche “briciola” cada dall’alto.
Al contrario, Ghjuventù Indipendentista ha sempre ribadito la propria posizione a favore del percorso più radicale, coinvolgendo nelle proprie manifestazioni sempre più giovani, soprattutto nella cittadina di Corti, l’antica Capitale della Repubblica Corsa di Pasquale Paoli, e in aggiunta sede dell’unica Università dell’isola, fondata proprio dallo storico “Babbu di a Patria”.
Tale attività ha dato fastidio a tal punto che nel 2013 lo Stato francese ha cercato di decapitare l’organizzazione, con arresti e deportazioni nelle carceri continentali del vertice di GI. Fra gli altri, è stato arrestato anche Nicolas Battini, diventato in poco tempo il personaggio di riferimento di questa nuova ondata di prigionieri politici.
Tornando ai giorni nostri, è proprio da Battini, detenuto da due anni in attesa della conclusione dell’inchiesta, che è partita la scintilla determinante per questa eclatante azione di Corti: Nicolas, detenuto nel carcere più “arretrato” del panorama parigino, ha iniziato otto giorni fa uno sciopero della fame per appoggiare la richiesta di trasferimento, onde poter continuare gli studi universitari. E a suo favore si è schierato anche il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Corti.
Qualche giorno fa, dopo una pacifica manifestazione per le vie della cittadina corsa, 15 ragazzi hanno occupato, sempre in modo pacifico, il punto più alto delle fortificazioni, esponendo striscioni a favore dell’amnistia nei confronti dei prigionieri politici e della richiesta di recepimento da parte dello Stato francese di quelle iniziative votate lo scorso anno dall’Assemblea Territoriale in materia di co-ufficialità della lingua corsa, dello statuto del residente corso, di una struttura fiscale isolana, dell’inserimento nella Costituzione di un riferimento alla “particolarità” della Corsica e del suo Popolo. In poche parole, economia e identità. Recepimento che finora non è avvenuto, anzi…
Quali sono i risultati di questa azione? Prima di tutto, aver risvegliato nel Popolo Corso l’orgoglio d’appartenenza e la voglia di battersi, in modo pacifico ma determinato, per i propri diritti democratici. In secondo luogo la solidarietà di esponenti politici, di Sindaci (che hanno incontrato i ragazzi esponendo la fascia della Corsica), di esponenti della comunità istituzionale internazionale (anche l’eurodeputato deputato del Gruppo Green/EFA José Bové è andato a Corti), di esponenti della comunità indipendentista europea.
È notizia dell’ultima ora che, dopo un incontro pubblico con tutte le forze politiche corse e uno, estremamente riservato, con un funzionario del Governo francese, Ghjuventù Indipendentista ha dichiarato terminata l’azione.
Pro Lombardia Indipendenza ribadisce il proprio appoggio al Movimento Giovanile Corso, nella certezza che, se gli impegni presi in queste ore non verranno rispettati, i giovani indipendentisti sapranno far sentire ancora la propria voce, alta e forte.
SUSTEGNU, ZITELLI…FORZA

Alberto Schiatti – pro Lombardia Indipendenza

pro Lombardia Indipendenza entra in EFA – Libera Alleanza dei Popoli Europei

COMUNICATO UFFICIALE DEL PORTAVOCE DI PRO LOMBARDIA INDIPENDENZA

PRO LOMBARDIA INDIPENDENZA ENTRA IN EFA-ALLEANZA LIBERA DEI POPOLI EUROPEI

Pro Lombardia Indipendenza entra a far parte di EFA(European Free Alliance), l’alleanza libera europea che raggruppa e coordina i più importanti movimenti indipendentisti del vecchio continente.
Entrare a far parte di un gruppo europeo presente al parlamento di Strasburgo attesta quanto il nostro movimento abbia ben lavorato negli ultimi anni, e quanto la serietà della nostra proposta politica sia stata percepita dai nostri interlocutori. Il percorso che ha portato a questo riconoscimento da parte di EFA è partito anni fa; fin dalla fondazione del nostro movimento sono stati numerosi e produttivi i rapporti tra pro Lombardia Indipendenza e gli indipendentisti europei, buoni a tal punto da spingere EFA a considerare pro Lombardia Indipendenza come unico interlocutore per la Lombardia.
Al suo interno EFA annovera i partiti indipendentisti più importanti, tra essi troviamo lo Scottish National Party, Esquerra Republicana de Catalunya, Nuova Alleanza Fiamminga e numerosi altri. Movimenti politici che, come il nostro, hanno cominciato un percorso politico dal basso, mirato a diffondere tra le rispettive comunità la voglia di autogoverno e di indipendenza. Poter collaborare con questi movimenti, così vicini a coronare il sogno di vedere le proprie nazioni indipendenti, sarà di sicura utilità per il movimento e per tutti coloro che vogliono costruire una vera alternativa indipendentista in Lombardia. Nel nostro ambizioso progetto di autodeterminazione del popolo lombardo, da oggi sappiamo di avere dei compagni di strada, e siamo sicuri che la collaborazione che ne deriverà sarà di assoluta importanza.
Inoltre, questo riconoscimento e questa nuova possibilità di collaborazione non potevano arrivare in un momento migliore. In tutta Europa i movimenti indipendentisti di numerose comunità nazionali senza stato stanno crescendo e stanno aumentando il loro consenso elettorale. Facendo una rapida disamina, lo Scottish National party potrebbe attestarsi come primo partito di Scozia, raggiungendo un risultato elettorale di inedita portata. Allo stesso modo nel prossimo settembre si terranno le elezioni catalane, che avranno natura plebiscitaria, ovvero saranno un momento fondamentale nel processo di autodeterminazione del popolo catalano. Le buone notizie non si limitano all’asse Edimburgo-Barcellona. Nelle recenti elezioni locali francesi abbiamo infatti osservato un grande aumento dei voti per il partito alsaziano Unser Land, che si è attestato come una delle novità del panorama politico dell’Alsazia. Allo stesso modo, nelle elezioni generali del prossimo maggio Plaid Cymru si presenta con rinnovato vigore in Galles, con la speranza di porsi come nuova alternativa per il popolo gallese. Il vento indipendentista soffia in tutta Europa, e pro Lombardia Indipendenza è pronta a far sì che esso soffi con forza anche nella nostra terra.
Per le lotte per l’autodeterminazione dei popoli europei il 2015 si presenta come un anno di grande importanza, con la possibilità che la voglia di autogoverno e di libertà si diffonda sempre più e in sempre più territori. Siamo felici di rimarcare con forza che la Lombardia sarà presente e protagonista di questo processo.
L’ingresso nella famiglia della European Free Alliance rappresenta sicuramente un punto di arrivo per pro Lombardia Indipendenza , ma costituisce soprattutto un punto di partenza; da oggi la Lombardia ha una voce più forte, starà ai lombardi usarla per gridare la propria voglia di cambiamento, di autogoverno, di indipendenza.

Juri Orsi
pro Lombardia Indipendenza

(0 Comunicato EFA

Il nulla con un referendum intorno, tocca al Partito Democratico – da www.prolombardia.eu

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Il Partito Democratico lombardo, evidentemente geloso dell’inutilità del referendum sull’autonomia promosso da Maroni, ne ha proposto un altro (riservato fortunatamente ai propri iscritti) ancora peggiore.

Tre quesiti lombardi

1) “Dagli all’autonomo!” – Il testo del quesito: Sei favorevole all’abolizione delle Regioni a Statuto speciale*, così da procedere alla definizione di una “nuova autonomia” valida per tutte le Regioni italiane?

Come primo quesito, ci si scaglia (ovviamente) contro le attuali regioni a Statuto Speciale. Nulla da dire sulla cattiva gestione di alcune di esse, ma è palese che attaccare queste regioni (per noi vere e proprie nazioni senza Stato) sia un attacco indiretto verso qualsiasi forma di autonomia, sussidiarietà, federalismo; figuriamoci allora verso concetti indipendentisti.
Sicuramente è vero che l’attuale regione Sicilia sprechi molte risorse economiche, ma lo stesso fa la regione Campania per esempio; ribadiamo quindi un concetto fondamentale: dei destini di milioni di persone (siano essi siciliani, sardi, lombardi o veneti) debbono decidere i cittadini stessi, non esistono “uomini del destino” che possono parlare per tutti. Lo Stato centrale italiano vive sulle spalle dei lombardi e ne depaupera le risorse sin dalla sua fondazione, ben da prima che venisse creato l’ente regionale.

2) “Della coerenza” – Sei favorevole, per ottimizzare l’utilizzo delle risorse e migliorare lo svolgimento delle funzioni loro attribuite, a ridurre, accorpandole, il numero delle Regioni?

Proprio il capogruppo PD in Lombardia, Alfieri, commentava così due anni fa in merito alle proposte di “macroregione”: ““I comuni sono davvero in difficoltà e il patto di stabilità territoriale è uno strumento importante e condiviso – dichiarano Alfieri e Brambilla -, ma il neopresidente lo ha venduto come un fatto che riguarda le tre Regioni a guida leghista, come se la sinergia potesse portare valore aggiunto, e così in realtà non è. Ogni regione italiana fa da sé, come prevede la legge.”

Le “Macroregioni” sono quindi tornate in auge proprio grazie al PD, che solo un paio di anni fa le dileggiava.
Anche per noi sono decisamente inutili, ma non possiamo non sottolineare il segnale di schizofrenia politica dei “democratici”. Evidentemente per loro una proposta vale l’altra, la si cavalca o boccia secondo il vento politico del momento.

3) “I dati aleatori e il gioco delle tre carte” Come si tengono assieme la tutela delle identità locali e l’efficienza dei servizi ai cittadini in una Regione come la Lombardia, in cui 1.064 Comuni su 1.531** (il 69,5%) hanno meno di 5mila abitanti?

Vergognoso esempio di manipolazione dei dati per pilotare la risposta popolare verso una voluta.
Se questo è il modo di porre quesiti per il Partito Democratico, allora pretendiamo di inserire, in qualsiasi quesito referendario futuro, il dato del residuo fiscale che ogni anno la Lombardia perde grazie alle politiche del loro inattaccabile “Stato centrale” italiano: gli ormai famosi 50 miliardi di €.

Per amore della statistica, vorremo snocciolare un paio di dati per i consiglieri regionali del PD e i loro portaborse / spin doctor vari (tutta gente pagata da noi lombardi per proporre politiche ed idee tese al miglioramento della popolazione lombarda):

– Numero di Comuni nella Confederazione Elvetica: 2324 (793 in più rispetto a quelli lombardi)

– Numero di Comuni della Federazione Austriaca: 2357 (826 in più rispetto a quelli lombardi)

– Numero di Comuni della Repubblica Ceca: 6250 (4719 in più rispetto a quelli lombardi)

Per preservare le identità locali e l’efficienza dei servizi in Lombardia non serve cancellarne i Comuni, ma far rimanere le risorse economiche dove son state prodotte.
E l’unico modo per farlo è dichiarare la Lombardia indipendente, non di certo cancellare le nostre peculiarità istituzionali.

LOMBARDIA E VENETO: IDENTITA’……………….. E’ FUTURO………………………. – originalmente pubblicato su https://bresciaprolombardia.wordpress.com

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Nell’ambito del dibattito in corso riguardante il rapporto tra l’identità e l’indipendentismo (la presa di posizione di pro Lombardia Indipendenza è al seguente link: http://www.prolombardia.eu/ca/2015/02/identita-lombarda-ed-indipendentismo/ ) ospitiamo il prezioso intervento di Stefano Zambon, giovane attivista del movimento indipendentista veneto Sanca Veneta.

Riproponiamo questo articolo, originariamente apparso sul sito sancaveneta.org, condividendone il contenuto e immaginando di applicare le stesse analisi e le stesse valutazioni alla nostra Lombardia.

<<Credo che essere indipendentisti significhi porsi delle domande fondamentali su ciò che siamo e su cosa vogliamo.

Nella politica Veneta indipendentista aleggia un falso pragmatismo. Una certa propensione ad ignorare ogni singola questione che non sia strettamente politico/amministrativa. Chi sventola questa bandiera lo fa sostenendo che qualsiasi considerazione e rivendicazione culturale vada messa da parte o rimandata a un secondo tempo, perché esistono problemi più grossi da risolvere (cosa sicuramente vera).

Viene da chiedersi però, dati gli scarsi risultati di tutte le formazioni indipendentiste venete, se l’ignorare questi aspetti, non sia una parte integrante e significativa del problema.

All’opposto esiste anche un area del mondo indipendentista Veneto, che va nella direzione opposta e quasi bilancia questa prima tendenza. Sto parlando dell’indipendentismo dei “nostalgici”: coloro che, rifugiatisi in un mondo di rievocazione, isolato dalla vita politica e culturale, hanno dedicato le proprie energie ad un apatico piagnisteo sui tempi che furono.

L’indipendentismo non può essere solo politica nè solo cultura. Un fenomeno politico non può infatti avere successo se non produce una narrativa, un immaginario, un mondo simbolico al quale attingere soluzioni e attraverso il quale rappresentarsi e raccontarsi.

Credo che la mancanza di successo dei movimenti politici indipendentisti in Veneto dipenda, al di la delle divisioni interne e di guida, da una questione più grossa: quella dell’identità Veneta.

Lottare per una coscienza culturale e storica comune è, oltre che importante di per sé, fondamentale per il nostro movimento.

Essa non può però essere una battaglia di “reazione”. La battaglia per l’identità veneta è troppo importante per essere rilegata al solo mantra del “ritorniamo alle tradizioni originarie venete”. Soprattutto in un periodo come quello in cui viviamo, in cui le dinamiche culturali e politiche si giocano su una continua tensione tra locale e mondiale, fossilizzare un’identità non è solo impossibile, ma è problematico e pericoloso.

Certamente dobbiamo riappropriaci di parte della cultura Veneta. Di ciò che l’egemonia italiana ha censurato e alienato (storia e letteratura in testa). Non dobbiamo però dimenticarci che l’identità è mutevole, si evolve con tempo, cambiamenti sociali e generazioni. In questo senso, spendersi per iniziative di rievocazione o difesa della tradizione soprattutto nel rivolgersi ai giovani rischia di provocare il prosastico buco nell’acqua, se non di aggravare l’allontanamento di quest’ultimi a cui già assistiamo (anche se per certi aspetti non dobbiamo ignorare i fattori ciclici che stanno spingendo un rinnovato interesse per certi aspetti legati a lingua e e tradizioni).

La strada da percorrere è piuttosto quella di imparare ad utilizzare l’enorme eredità culturale e storica consegnataci come patrimonio dal quale attingere elementi simbolici e di immaginario che ci aiutino, attraverso una rappresentazione e una narrazione condivisa, ad affrontare i problemi con i quali ci confrontiamo ogni giorno.

Ciò significa pensare e batterci per un’identità veneta nuova.

Un identità non solo più adatta ad essere vissuta ed interpretata da tutti ma anche più utile a costruire un percorso di rinnovamento che ci coinvolga come comunità. E spetta a noi, in quanto comunità, definirla su basi e concetti nuovi.

Riformare la cultura Veneta, in fondo, è l’unico strumento per arricchirladiffonderla ma sopratutto difenderla>>.

Pro Lombardia Indipendenza ringrazia sentitamente Sanca Veneta e l’amico Stefano Zambon per la gentile concessione e continua a ritenere indispensabile il confronto e la collaborazione tra i movimenti indipendentisti di tutta Europa, nel solco dei principi di democrazia, partecipazione, autodeterminazione e solidarietà tra i popoli.

SANCA VENETA è un movimento indipendentista social-democratico Veneto. Si batte per l’indipendenza del Veneto, per la valorizzazione del suo patrimonio culturale e per la sua federazione in un Europa plurale e solidale.

STEFANO ZAMBON è laureando in Lingua Araba e Turca alla SOAS (School of Oriental and African Studies) a Londra.

IDENTITA’ LOMBARDA E INDIPENDENTISMO

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Merita qualche riflessione il tema dei vessilli lombardi e dell’approccio, identitario o meno, su cui l’indipendentismo in Lombardia può fondarsi.

Della definizione di “Nazione”

Una nació és una comunitat de persones vinculades per territori, història, tradicions, cultura, llengua, economia…, amb consciència d’aquests vincles i voluntat d’afirmar-los i de fer-los respectar. La identitat catalana, articulada a partir d’aquests paràmetres, respon a aquesta definició de nació. Els Països Catalans, actualment, són una de les moltes nacions sense estat en una Europa en què les fronteres no responen a la realitat nacional que la integra.”

La citazione sopra non è stata redatta da un partito “etnonazionalista” catalano mosso dalla “volontà di escludere” qualcuno, ma da Esquerra Republicana de Catalunya (principale partito della locale riscossa indipendentista, di sinistra e progressista tra l’altro), che ne ha fatto l’incipit del proprio progetto politico. Un partito che, con coerenza di ideali e costanza di prassi, con più pratica e meno grammatica, è riuscito a portare la questione catalana dove ben sappiamo.

Non possiamo quindi che prendere spunto da una realtà così viva e di successo come quella catalana, senza alambiccarne presunte “lezioni” che determinerebbero la presunta mancanza di “identità” nel processo indipendentista catalano; il quale non solo è presente per ammissione esplicita dei suoi protagonisti politici, ma anche implicita per quel che riguarda la popolazione che fa parte di tale processo: durante le manifestazioni indipendentiste si parla prevalentemente la lingua catalana, e per accendere la curiosità sul voto catalano in molte capitali europee si sono esibite compagnie di “Castells” (le Torri Umane), una delle espressioni della peculiarità identitaria catalana.

Con quello spirito nel cuore, insomma, l’identità catalana si è fatta largo anche nei cuori di chi catalano di nascita non è, facendogli quindi capire che la Catalogna è una nazione e come tale merita la propria indipendenza.

Perché la Lombardia non dovrebbe quindi percorrere lo stesso percorso?

Obiezione 1) “Perché i lombardi sono insensibili alla propria identità, i fallimenti degli ultimi 30 anni lo dimostrano”.

Obiezione senza fondamento. Per 30 anni la questione indipendentista è stata erroneamente interpretata da un partito che,  al massimo, parlava dell’inesistente “Padania”, con un “Sole delle Alpi” verde in campo bianco (gli stessi colori della Rosa camuna, tra l’altro, sarà anche per questo che gli iscritti a questo movimento se ne stanno così innamorando?) come bandiera. Come si è già detto nell’altro intervento, l’azione di governo regionale “identitaria” (volta insomma a riscoprire le peculiarità culturali lombarde e a propagandarle tra la cittadinanza) è sempre stata prossima allo zero. Quei pochi centri culturali finanziati dalla Regione in questi anni sono stati purtroppo via via depotenziati e finanziati male. Eppure non si può proprio dire che i lombardi siano disinteressati alla propria cultura e alla propria identità: è innegabile che stiamo vivendo un periodo in cui la lingua lombarda, nelle sue varianti, si sta rivitalizzando per merito di privati cittadini ed associazioni; ci fosse un serio sostegno amministrativo (che in Catalogna negli anni non è mai mancato) saremmo ancor più in là con il discorso.

Il termine "identità" viene ben utilizzato qui dalla pagina social del Comune di Milano

Obiezione 2) “Riscoprire o celebrare l’identità vuol escludere chi non ha il pedigree lombardo”.

Obiezione ancor più assurda della precedente. Impossibile negare che chiunque recepisca come “più integrato” una persona di natali non lombardi che però ne parla la lingua (o almeno ne possiede una marcata cadenza). Più un’identità è ben spiegata, senza inutili paure o illazioni, più è in grado di farsi accettare anche da chi non è “erede fisico”; ancora una volta quindi citiamo l’esempio catalano. Solo quando due culture diverse si incontrano può nascere l’integrazione: se uno dei due non possiede cultura, come può chiedere ad un altro di integrarsi? Ecco perché nella Lombardia italiana, mortificata nella propria cultura e ridotta a mera istituzione locale, si hanno problemi marcati di integrazione.

Per rendere immediatamente "integrato" il soggetto principale della campagna pubblicitaria, è stata utilizzata la lingua lombarda

Obiezione 3) “Non è il periodo storico per rivalutare la propria identità”.

Anche qui, è il contrario. Come ben spiegato in questo articolo datato 2011: “…Questa evoluzione va a legarsi con un altro mutamento in atto nei manuali scolastici: la perdita di centralità della storia italiana a favore di una visione più ampia del discorso storico, allargata all’Europa e, per quanto possibile, al mondo. Il Risorgimento italiano e l’unità d’Italia non sono più presentati come eventi pressoché distinti rispetto a quanto accade nel resto del continente, ma divengono argomenti da trattare non diversamente da quelli che concernono gli eventi coevi a livello europeo e mondiale. Si è passati, quindi, da manuali tradizionali prettamente italocentrici, a manuali policentrici.” – da “La storia d’Italia (mal)raccontata agli italiani” – pubblicato sulla rivista “Limes”

Questo vuol dire che, anche sotto questo aspetto, la propaganda filo unitaria sta cedendo colpi. Non è per loro più possibile, per esempio, affrontare con la stessa sicumera di sempre il tema del “risorgimento”; lo sminuire le precedenti esperienze storiche (e ciò vale per tutti i popoli presenti nello Stato italiano) per rileggerle in un’ottica “italianista” si sta sempre più affievolendo. Compito anche nostro quindi non ignorare o sbeffeggiare la nostra stessa cultura e la nostra stessa identità, quantomeno per tenerle vive per chi sarà più interessato.

Un esempio concreto, apartitico e apolitico datato Febbraio 2015. 

Lingua lombarda 1

L'opinione di una professoressa di Storia e Filosofia sempre FEBBRAIO 2015

Obiezione 4) “Basta allora che lo Stato italiano conceda le rivendicazioni identitarie per smorzare qualsiasi processo indipendentista”.

Lo Stato italiano si fonda sul dogma di un “unico popolo italiano”, ammettendo che invece è composto da più popoli vorrebbe dire sconfessare sé stesso e la propria natura come è sempre stata presentata.

Le trappole insite nel rigetto dell’approccio identitario.

1) Porre la questione indipendentista in un’ottica esclusivamente economica.

Il vero nemico dell’indipendentismo non è il suo approccio identitario, ma è piuttosto un errato senso di “egoismo” che traspare quando si approccia la tematica in modo unicamente fiscale: “se i cittadini italiani residenti nella regione Lombardia non vogliono più pagare essi non sono solidali con i cittadini italiani residenti nelle altre regioni“, questo è il pensiero comune che tanti lombardi stessi purtroppo fanno. Se non ci si vuol riconoscere come “lombardi” allora ci si riconosce come “cittadini italiani residenti nella regione Lombardia” sperando di coinvolgere la popolazione in un processo indipendentista ammettendo però che essa è “popolo” appunto dello Stato dal qual ci si vuole staccare, una fortissima contraddizione dalla quale si svia per convenienza.

Basterebbe quindi che lo Stato italiano si adoperi per concessioni in senso fiscale per smorzare qualsiasi processo indipendentista: basti vedere la riforma del Titolo V, che spense per anni qualsiasi volontà indipendentista in Lombardia o Veneto.

2) Porre la Regione come fulcro dell’azione politica indipendentista.

Grazie al “buongoverno” di tanti governi regionali (per primo quello lombardo), l’ente in questione è prevalentemente visto come inutile ulteriore “mangiatoia” che grava sulle spalle del contribuente, richiedere ulteriore “autonomia” per un Ente che gode di pessima fama fa ricadere nella trappola “dell’egoismo”. I discorsi “sovranisti”, inoltre, si son rivelati un fallimento principalmente in quelle regioni già a Statuto speciale, dove le possibilità per esercitare tali poteri sono in teoria garantiti, figuriamoci nelle regioni a Statuto ordinario quale è la Lombardia. L’Ente regionale non è sovrano di nulla e la sua vita o meno dipende dal livello istituzionale più alto, lo Stato italiano. Se questo decidesse d’imperio di fondere Lombardia e Piemonte in un’unica Regione dal nome “Distretto 1″, togliendole qualsiasi prerogativa, potrebbe farlo benissimo. L’Ente regione deve essere quindi considerato al massimo come un “mezzo” per arrivare all’autodeterminazione di un’attuale nazione senza Stato, utilizzando le possibilità che offre per introdurre con più facilità discorsi identitari che avanzano comunque in modo naturale.

Questo intervento è da intendersi come una piccola ed incompleta puntualizzazione su tematiche che meritano doverosi approfondimenti, dei quali ci occuperemo più avanti. Visto il particolare momento che sta passando la politica lombarda, non ci interessa soffermarci su polemiche fatte partire da chi ci governa da 20 e più anni senza risultati, o dai loro aspiranti ghostwriters / spin doctors / avvocati / portaborse.

Soprattutto dopo un articolo in cui, in modo non del tutto velato, il nostro approccio alla questione indipendentista viene maldestramente criticato: non si sa se per necessità di sviare l’attenzione dal traballante referendum sull’autonomia e farsi così notare dai nuovi amici in Regione Lombardia (gli unici destinatari del nostro comunicato, del resto), per puro protagonismo o per altro. Continuiamo quindi a credere che l’indipendentismo in Lombardia sia stato screditato dalle azioni di quel partito che agisce da più di 20 anni nella nostra terra e all’estero, più che dalla nostra opera o dal nostro approccio filosofico, e sarebbe bene astenersi da dispensare giudizi ed etichette in merito quando si dimostra di non averli ben compresi.

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